Walter Kasper

vescovo cattolico, teologo e cardinale tedesco

Walter Kasper (1933 – vivente), presbitero e cardinale cattolico tedesco.

cardinal Walter Kasper nel 2008
Alle fonti dell'ecumenismo, di Gianni Valente in 30Giorni, dicembre 1999.
  • Non è esatto dire che le condanne del passato sono state come soppresse con un colpo di spugna.[...] È invece giusto dire che le condanne di allora non si applicano più all'interlocutore di oggi.
  • La fede, che sola giustifica il peccatore, non può mai andare separata dalla carità, alla quale si accompagna sempre.
  • Il rischio di una riduzione della fede a sentimento interiore si è verificata nel mondo protestante laddove ha prevalso, ad esempio in Germania, un'interpretazione neokantiana ed esistenzialista della dottrina luterana.
  • L'inizio della fede, il pentimento, la preghiera per ottenere la grazia e il desiderio di perdono, sono già un'opera di Dio in noi, una mossa suscitata dall'attrattiva della grazia.
  • Proprio l'attuale condizione di insignificanza di Dio e della sua grazia per la gran parte dei contemporanei fa risaltare la verità della parola di Gesù ai suoi «senza di me non potete far nulla», ossia l'assoluta necessità della grazia.
  • La grazia non è semplicemente una cosa esteriore, è la piena e più profonda soddisfazione dell'uomo, ma è una soddisfazione che è un dono, un approccio e una autodonazione di Dio che per così dire tocca la nostra vita dall'esterno.
  • Adesso, anche nelle nostre Chiese, prevale talvolta un modello asiatico-induista per cui l'unità con Dio la si cerca dentro di sé.
  • La crisi personale di Lutero iniziò proprio quando vide che, nonostante il suo impegno nella vita monastica, non riusciva e rendersi giusto col suo sforzo di coerenza.
  • La sequela e l'imitazione di Cristo sarebbe un'imposizione disumana, se prima Cristo non ci avesse preceduto compiendo in noi la sua azione di salvezza.
  • Se nella predicazione non si parte dal dato che siamo tutti peccatori bisognosi della grazia, anche la Chiesa rischia di apparire come un'istituzione di imperialismo religioso, e smette di compiere la sua missione liberatrice, quella di annunciare al peccatore la remissione dei peccati.
Intervista di Gianni Valente, Un dono, non un possesso, 30giorni, 10 2011
  • È Dio che tiene aperta la porta della fede, per noi e per tutti.
  • La fede ha il carattere di un dono che sopravviene, non si può dedurre, non si può produrre.
  • A volte, nella Chiesa, proprio davanti all'incredulità e all'agnosticismo ci si arrocca e si dà l'impressione di considerare la fede come un possesso.
  • Non si possono contrapporre fede e carità. Sarebbe un intellettualismo o una specie di misticismo male interpretato.
  • Noi cantiamo il Credo, e lo cantiamo come preghiera. È una dossologia, una lode e un riconoscimento che rende grazie.
  • Nella fede non si è soli davanti a Dio. Si è in una comunione che abbraccia tutti i secoli.

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