Walter Friedrich Otto

latinista e filologo classico tedesco

Walter Friedrich Gustav Hermann Otto, noto anche come Walter F. Otto (1874 – 1958), storico delle religioni e filologo classico tedesco.

Teofania

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  • Non c'è nulla [...] che possa essere detto con maggiore certezza a proposito di questi dèi del fatto che essi, indifferenti a qualsiasi felicità o pena del mondo, vivono nella beatitudine più piena. Proprio questo carattere ci avvicina al massimo alla divinità degli Olimpici. E proprio questo spirito di celeste intangibilità e di beatitudine silente è quello che ancor oggi spira in maniera così lieta e libera dalle figure degli dèi greci. (p. 48)
  • Nel canto delle Muse risuona la verità di ogni cosa come essere ricolmo degli dèi, che riluce dal profondo, rivelando l'eterna magnificenza e la beata intangibilità del divino fin nelle tenebre più scure e nel patimento più grande.
    È così che ai Greci è pervenuto il messaggio del divino: non come richiesta categorica oppure come salvezza in questo e nell'altro mondo, bensì come ciò che è eterno e beato, che consola e rende lieti non attraverso promesse, ma poiché esso è. Lo spirito del canto annuncia loro la natura degli dèi. Infatti il canto è sostanzialmente la loro voce.
    Partecipando al canto, l'uomo può dunque partecipare del divino, sia pure a modo suo, con umiltà. Quel che il canto eleva nel suo sacro regno appartiene all'eterno, vale a dire: a ciò che è privo di tempo ed è congiunto a dio (p. 51)
  • Gli dèi poi consolano ancor di più quando si fanno incontro all'uomo, essi, che nessun dolore sfiora. Non consolano però tanto con quel che donano o promettono, quanto attraverso ciò che sono.
    È questo un miracolo – ché tale possiamo chiamarlo – che noi non riscontriamo soltanto presso gli antichi Greci, e tuttavia presso di essi rientra tra i caratteri fondamentali della religiosità ellenica e ci permette di comprendere l'intero loro atteggiamento spirituale. Per l'alta sensibilità di questo tipo d'uomo non vi è nulla di più appagante della consapevolezza che gli eternamente Beati sono, un sapere che è già partecipazione – umana partecipazione – alla beatitudine degli dèi. (p. 54)
  • Il mondo delle Cariti rivela però completamente la sua natura soltanto quando si comprende che la «grazia», che è qui una figura divina, non si limita a significare ciò che affascina per leggiadria, ciò che diffonde felicità, ma anche la gioia e la riconoscenza dell'essere benedetti dal dono e dalla felicità. Come è facile comprendere grazie alle ben note locuzioni linguistiche, si tratta del regno meraviglioso in cui donare e ringraziare sono un tutt'uno, amabile dare e amabile prendere, dove diritto e giustizia, pretesa e riparazione, non hanno accesso: il regno della piena grazia. Un mondo in cui davvero soggetto e oggetto sono tutt'uno, compresi nello splendore divino di un essere superiore. (p. 114)
  • [Apollo raffigurato nel Frontone occidentale del Tempio di Zeus a Olimpia] L'artista del tempio di Zeus a Olimpia ha raffigurato la sua superiorità al contempo potente e spirituale nel modo più grandioso e realistico. Nel mezzo del tumulto più selvaggio, il dio appare all'improvviso, e il suo braccio teso impone la quiete. Impossibile portare a espressione in maniera più avvincente l'ingresso del divino con tutta la sua illuminante chiarezza e il suo sguardo onnisciente. (p. 147)

Bibliografia

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  • Walter Otto, Teofania: lo spirito della religione greca antica, a cura di Giampiero Moretti, Adelphi, Milano, 2021. ISBN 978-88-459-3491-9

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