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Virgilio Brocchi

scrittore italiano

Virgilio Brocchi (1876 – 1961), scrittore italiano.

Indice

Citazioni di Virgilio BrocchiModifica

  • Nervi non è una bella città, ma la rendono famosa in tutto il mondo non solo il tepore invernale e l'impareggiabile clima; ma ha tre cose stupendamente belle: la passeggiata lungo la scogliera, il parco e il colle.[1]
  • [...] per me la bellezza del nostro parco [parco Gropallo] è tale che supera la bellezza di ogni giardino di Europa e forse del mondo; e toccarla è sacrilegio; ma devo riconoscere che è legittimo farne teatro e cornice a nobili spettacoli all'aperto, quali furono e sono le rappresentazioni degli anni scorsi e i «balletti» di questo anno; anche perché non esigono che i parchi siano chiusi proprio nei giorni estivi, quando la calura aggiunge delizia alle ombre dei grandi alberi frondosi.[1]
  • [Su Nervi] [...] se il nostro Parco è il più bel giardino del mondo, la nostra scogliera è la più bella scogliera del Mediterraneo. Ogni scoglio, o prono come la tavola inclinata o erto come un pinnacolo, liscio od aspro, nudo o rivestito da drappi di metamesanteri fioriti o da ciuffi di auree cinerarie marine, ha una sua inconfondibile personalità: e il mare che s'insinua nella scogliera per cento golfetti azzurri come la marina di Capri, li inghirlanda di spume delicate come trine, quando non li flagella urlando furiosamente e rimbalzando in giganteschi pennacchi iridati. Ma c'è un punto in cui la scogliera aspra di ferrigne lame marmoree allacciate da bianchi filoni di pietra più compatta è in tutto diversa per bellezza e per aspetto: pare avvallarsi e distendersi prona, nuda, rivelando non soltanto la direzione della nostra montagna inclinata da sud a nord, ma anche le vertebre della terra e la sua struttura e la sua formazione geologica.[2]
  • [Su Nervi] Tu adori come me questa nostra scogliera e la passeggiata che la sovrasta. Quante volte camminando lentamente sotto i muraglioni che la difendono dai venti freddi, di faccia alla fulgente azzurrità del mare, nel tepore invernale che non par vero mentre il resto del mondo è coperto di neve, ci siamo consolati delle delusioni che ha portato seco la rinascita della patria, l'ira dei partiti, lo scempio della verità, della ingiustizia che ci travaglia, dello spregio in cui è tenuta la cultura, la poesia, l'arte e gli artisti, della feroce avidità di guadagno che avvelena l'anima dell'umanità, sorridendo: «Sì, ma questo mare e questo cielo e questa fiorita scogliera in una giornata come questa ci compensa di tante tristezze, e nessuno ce la può togliere».[2]

Le aquileModifica

IncipitModifica

La porta dell'officina fiammava fra le tenebre come la bocca d'una fornace: in quell'incendio ferveva il turbinio delle scintille sprizzate dall'incudine che tinniva e squillava sotto i colpi uguali dei martelli, tra il grave respiro del mantice e lo stridore rauco della rota dell'arrotino.
I due giovani fratelli Ardena, il professore e lo scultore, si avvicinarono all'antro infocato per guardare l'orologio.

CitazioniModifica

  • Esultate! l'orgoglio mussulmano
    Sepolto è in mar:
    Nostra e del cielo è gloria
    Dopo l'armi lo vinse l'uragano!
    (p. 2)
  • Poiché ciascuno ha un suo posto nel mondo, vi si deve mantenere senza il calcolo del bene e del male che glie ne possa derivare. (p. 29)
  • Se la felicità è nella indifferenza che nega, la felicità è nella morte. (p. 30)
  • I fiori e il sole sono la sola bellezza che renda tollerabile la vita. (p. 30)
  • [...] non importa che l'uomo sia felice o infelice, purché sappia il suo dovere e lo segua. (p. 30)

Incipit di alcune opereModifica

Sul Caval della Morte Amor cavalcaModifica

Le campane sgranavano la loro allegra canzone sopra un motivo di danza, e le ragazzine della sarta ne ricanticchiavano il ritmo.
Erano sedute fuori della porta, in via Gabrino Fondulo, di faccia all'osteria che sospendeva in aria l'insegna lucente del Leon d'oro rampante; guardavano a sinistra verso il portico che taglia a mezzo l'Isola, guardavano a destra verso il piazzaletto frondoso delle mura; e spesso s'allungavano con la schiena contro il muro per spiare dentro casa i due innamorati.

Il poco lume ed il gran cerchio d'ombraModifica

– Perché ridi? – Gli si era volta d'improvviso, le spalle nude, un ginocchio alzato, un dito sotto la giarrettiera di velluto. Prima che Dino, beatamente sdraiato con un piede fuori dal lenzuolo, avesse tempo di risponderle, ella alzò le scarpette, s'infilò la tunica di seta color d'argento brunito, si cinse la vita con una catena d'oro, e ripeté:
– Perché ridi?
– Non rido, – egli fece assaporando la propria delizia, – sorrido: mi piace di vederti vestire con quella furia.
– E se mi vestissi più adagio?...
– Forse mi piacerebbe di più, – la interruppe con una bella risata – perché tutto quello che fai mi colma di felicità. Ma ti dico in verità di Dio che non ho mai visto una donna vestirsi con tanta rapidità.

La coda del diavoloModifica

– Siete giovane!
– Bella roba!
– Artista?
– E quel che è peggio, scultore!
– Peggio niente affatto, perché vi guadagnate...
– Da strascinar la vita!
– E per di più la gloria...
– Già! seta e lana, eccellente per coprire gli ombrelli!
– Ben, cosa vi manca?
– Cosa mi manca? Giovinezza, bolletta d'oggi e gloria di domani, ecco qua, io vi dò tutto per un bacio.
Ella lo guardò con un fine sorriso, e le pupille le si illanguidirono maliziose tra le palpebre socchiuse: non rispose, ma gli diè un colpetto della mano inanellata sulla mano. E di scatto Massimo Lori si curvò e, come per consolare una bambina che s'è fatta male, le baciò le dita mormorando:
– Poveri, poveri, cari ditolini belli, che avete picchiato su queste dure manacce!
E le accarezzò la mano, e ancora la baciò, piano, piano, strisciando con le labbra su fino al polso, al tondo del braccio libero nell'ampiezza della manica.

La GirondaModifica

Si fermò un attimo sulla soglia, alta, fiorendo nel chiuso abito grigio, il bel volto roseo raccolto nel velo che le avvolgeva il cappellino di paglia; poi tutta ridente fece un passo e sciolse il suo mazzo di rose in grembo a Elena Turrisi. La vecchia signora le alzò in faccia i grandi occhi chiari pieni di tenerezza, e le prese le mani con un sorriso:
– Come vieni tardi, cara!
– Ma ti conduco Dorbelli! – rispose Sofia Dalmi, chinandosi a baciarla.
E mentre il giovane alto ed esile stringeva la mano della signora Elena, la fanciulla si toglieva il cappellino, e cercava intorno per quella piccola stanza, ingombra di carte e disegni, un posto dove appoggiarlo.

Il posto nel mondoModifica

C'era ancora nell'aria imbrunita il ronzio dell' Angelus. Mastro Decio Battilasso rispose al saluto dei suoi operai che allegramente lasciavano l'officina, affrettandosi verso Albano; poi si volse e seguì con l'occhio il garzone che si allontanava per la parte opposta della via Appia, verso Genzano; accese la pipetta di terra cotta e disse:
– Oh, bravo Decio! Vai a prendere un boccone tu pure! Staccò dal muro una gran ruota da carro e la rotò dentro l'officina nera; si slacciò il grembiule di cuoio e lo lanciò nella tenebra; poi, volgendo le spalle alla strada, allargò le braccia per afferrare le bande ripiegate della porta, e la trasse a sé.

NoteModifica

  1. a b Da Il destino di Nervi è segnato?, Corriere della Liguria, 20 luglio 1955
  2. a b Da Colpi di piccone sulla scogliera di Nervi, Il Secolo XIX, 11 febbraio 1950, p. 5

BibliografiaModifica

  • Virgilio Brocchi, Sul Caval della Morte Amor cavalca, Fratelli Treves editori, 1920.
  • Virgilio Brocchi, Il poco lume ed il gran cerchio d'ombra, A. Mondadori editore, 1931.
  • Virgilio Brocchi, La coda del diavolo, A. Mondadori editore, 1930.
  • Virgilio Brocchi, La Gironda, Arnoldo Mondadori Editore, 1945.
  • Virgilio Brocchi, Il posto nel mondo, SEI, Torino, 1964.
  • Virgilio Brocchi, Le aquile, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1949.

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