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  • Anche perché sembrava pure avida ed egoista, e troppo poco ingenua per farsi perdonare ciò che sembrava. (p.26)
  • Uno di quei tipi dolorosamente brillanti la cui evidente cecità rispetto alla propria brillantezza rende soltanto più doloroso l'acuto bagliore della luce che emana. (p.28)
  • Cominciarono soltanto a frequentarsi, in quel territorio crepuscolare che sta fra l'essere solo amici e quello che, qualunque cosa sia, non è amicizia. (p.32)
  • Le critiche sono reazioni. E quindi fanno solo bene. Se per una campagna pubblicitaria J.D. crea una strategia che nessuno critica, allora J.D. capisce subito che la sua idea è una stronzata, un matrimonio malriuscito fra il jingle e l'immagine, un matrimonio che non darà frutti, che resta lì inerte, senza nessun copulatorio ingranare di marce, senza nessun nuovo movimento all'interno dei movimenti del mercato. Delle critiche hai bisogno. Nutriente. Significano attenzione. Fanno lavorare l'immaginazione. Fanno vendere. Danno sfogo al desiderio, e fanno vendere. (pp.35-36)
  • È questo che fanno i pubblicitari. Scommettono la propria vita sulle critiche, sull'attenzione, sul desiderio, la paura, l'amore, il matrimonio fra i diritti di concessione e il mercato. Sulla persistenza dell'immagine nella memoria del pubblico. Sulla fedeltà alla marca. Sull'empatia col cliente. Sulle vendite. Sulla vita. (p.36)
  • L'elemento di tragicità contemporanea, in Sternberg, è che ha un fatele difetto fisico. Ha un occhio completamente rivoltato verso l'interno della faccia. [...] Di quello che veda l'occhio rivolto all'indietro non parla. (pp.53-54)
  • È infelice, ma è l'infelicità relativamente lucida e agevole di chi è almeno abbastanza sicuro del motivo per cui è infelice, e sa che cosa maledirebbe da qui all'eternità. (p.71)
  • Il problema dei giovani, a partire da un certo momento degli anni Sessanta, è che tendono a vivere troppo intensamente all'interno del proprio momento sociale, e quindi a vedere tutta l'esistenza dopo i trent'anni o giù di lì come una fase in un certo senso postcoitale. (p.73)
  • E imparano, come Ambrose, stesso disse di aver imparata dalla sua dura esperienza artistica e accademica, che la vita, invece di essere un film vietato ai minori di diciotto anni, o anche solo ai minori di quattordici, in realtà il più delle volte non arriva nemmeno a essere distribuita nelle sale. Tende a essere troppo lenta. (pp.73-74)
  • Il contadino possiede solo cereali grezzi, e (paradossalmente) in quantità tale da perdere ogni valore. (p.80)
  • Nei momenti meno adatti c'è sempre un mormone in giro, a mettere alla prova la pazienza della gente con la sua gentilezza non richiesta. (p.92)
  • Chiunque sia disposto ad accettare soldi da un estraneo, in un aeroporto, gratis, senza minimamente sapere chi siamo o se c'è sotto qualche imbroglio, e riveli la sua paura e il suo desiderio numero uno a un blocco di fogli, per quei soldi, è un consumatore nato, un micromercato a sé stante, pieno di desiderio e paura e viceversa, l'obiettivo perfetto per la prossima ondata di campagne pubblicitarie mirate. (p.104)
  • Certe persone riescono a chiedere se c'è qualche problema in un modo che assicura un'appropriata risposta negativa. (p.116)
  • Sembra, ogni anno, che la violenza si riveli sempre meno come la capacità, e sempre più come la pura e semplice opportunità, di fare del male. (pp.130-131)
  • Essere un soggetto significa essere Soli. Intrappolati. Tenuti a distanza da se stessi. [...] Puoi baciare la schiena di chiunque, tranne che la tua. Puoi fare l'amore con chiunque o qualunque cosa, tranne... (p.134)
  • Se i giovano compagni hanno ciascuno le proprie false convinzioni - D.L. che il cinismo e l'ingenuità si escludano a vicenda, Stenberg che il corpo sia una prigione e non un rifugio - quella di Mark è di essere la sola persona al mondo che si sente la sola persona la mondo. È un'illusione solipsistica. (p.135)
  • Lo fa sentire speciale, è vero. Ma essere speciali non è molto lontano dall'essere soli. (p.140)
  • L'industria pubblicitaria sarà finalmente arrivata alla morte che è stata il suo obiettivo fin dall'inizio. E, nella Morte, ovviamente diventerà Vita. L'ultimo spot di tutti i tempi. La cultura d massa, la grande ninna-nanna che culla gli Stati Uniti d'America col suo affettato la la la, la grossa lavagnetta per i messaggi appiccicata sul frigorifero dove conserviamo le Cose In Cui Credere, privata per sempre di sponsor precipiterà al suolo, un suolo accuratamente ricoperto di sale. Il pubblico, quell'unica grande massa di bisogno, non sentirà la mancanza di qualcuno che gli ricordi in che cosa crede. Dubiteranno delle proprie paure; crederanno ciò che desiderano. (p.143)
  • «La politica è ovunque. Tranne nella cultura pop e cose del genere, grazie a Dio.»[...] Steelritter non riesce proprio a credere a quanto siano ingenui questi ragazzi così cinici. (pp.153-154)
  • Per lei, il Vietnam non esiste se non sotto forma di lettere piene di cancellature complicate e telefonate dal collegamento disturbato, di un padre dallo sguardo completamente assente che ha visto per la prima volta su una pista di aeroporto, a nove anni. Che aveva un uncino. Che si gettava a terra quando il motore di un'automobile aveva un ritorno di fiamma (alle Datsun non capita mai: hanno troppa poca potenza), che fissava con occhi spenti e rassegnati la zanzara che gli pungeva l'unico grosso bicipite. Che se n'è andato da un pezzo ormai. (p.156)
  • «Mio padre se n'è andato da un pezzo. Gli ha dato do volta il cervello. È impazzito. È completamente partito. Ora sta dove tutte le stanze sono bianche e tutte le scarpe non fanno rumore. Mio padre ha lasciato il pianeta Terra.»
    «Be', finché ogni tanto ti fa ciao con la mano...»
    «Credo che l'unica cosa a cui fa ciao con la mano sia la roba che gli danno da mangiare.»
    «Be', finché il piatto non lo saluta anche lui...»
    «Credo che sia proprio quello il motivo per cui mio padre gli fa ciao». (p.157)