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Upton Sinclair

scrittore statunitense
Upton Sinclair nel 1906

Upton Beall Sinclair (1878 – 1968), scrittore, saggista, giornalista, drammaturgo e attivista statunitense.

Citazioni di Upton SinclairModifica

  • Lo strillo fu seguito da un altro, ancor più sonoro e agonizzante, perché una volta cominciato quel viaggio il maiale non tornava più indietro. Uno dopo l'altro, gli uomini appendevano i maiali e gli aprivano la gola. C'era una fila di maiali che strillavano mentre il sangue sgorgava via. Poi alla fine sparirono tutti in una vasca immensa piena di acqua bollente (alcuni ancora vivi). I maiali erano così ingenui. Pieni di fiducia. Erano davvero molto umani con quelle loro grida di protesta. Non avevano fatto niente per meritarsi tutto ciò.[1]
  • [Su Tempi moderni] Sono andato a vedere l'ultimo film di Charlie ieri sera. Le scene nella fabbrica erano molto interessanti e affascinanti, ma il resto ripete semplicemente il vecchio materiale di Chaplin.
Went to see Charlie's picture last night. The part about the factory was very interesting and charming, but the rest just repeats Chaplin's old material.[2]
  • [Descrivendo le condizioni dei mattatoi di Chicago] Tutte le volte che avanzava carne troppo guasta da poter essere utilizzata altrimenti, era uso comune inscatolarla o trasformarla in salsicce… Non c'era la minima attenzione per quel che veniva tritato per essere insaccato come salsiccia: dall'Europa, tornavano indietro vecchie salsicce rifiutate da quei paesi, ormai bianchicce e muffite, che – trattate con borace e glicerina, e rovesciate nei recipienti – venivano riciclate per finire sulla tavola di migliaia di famiglie americane. S'usava la carne caduta per terra, su quel pavimento pieno di sporcizia e segatura, su cui i lavoratori camminavano e sputavano miliardi di bacilli di tubercolosi; s'usava la carne ammucchiata negli stanzoni, sulla quale non aveva smesso un attimo di gocciolare l'acqua dal soffitto pieno di crepe, su cui centinaia di topi non avevano smesso un attimo di correre. Era troppo buio per riuscire a vedere bene, in quegli stanzoni, ma bastava passare una mano sui mucchi di carne per raccogliere manciate d'escrementi secchi di topo. I topi erano una grossa scocciatura e i conservieri avevano dato disposizione perché venissero sparsi bocconi avvelenati: gli animali li mangiavano, morivano e poi le carcasse dei topi, il pane avvelenato e la carne finivano tutti insieme nei recipienti per la triturazione.[3]

Incipit di La messe del dragoModifica

Il telefono squillò e, per caso, a rispondere fu il cameriere zoppo che Lanny aveva assunto in Spagna. «Qualcuno vi desidera, Monsieur Lanny. Dice che il suo nome è Branting.»[4]

NoteModifica

  1. Da La giungla; citato in Jeffrey Moussaieff Masson, Chi c'è nel tuo piatto? Tutta la verità su quello che mangi, traduzione di Nello Giugliano, Cairo editore, Milano, 2009, p. 170. ISBN 978-88-6052-218-4
  2. Da una lettera a Rob Wagner, febbraio 1936. (EN) Citato in Modern Times (1936) - Articles, TMC.com; (EN) Joyce Milton, Tramp: The Life of Charlie Chaplin, Open Road Media, 2014, ISBN 9781497659162
  3. Da La giungla; citato in Jeremy Rifkin, Ecocidio: ascesa e caduta della cultura della carne, traduzione di Paolo Canton, Oscar Mondadori, Milano, 2014, cap. XX.
  4. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

FilmModifica

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