Tarquinia

comune italiano, nell'800 Corneto

Citazioni su Tarquinia e i tarquiniesi.

Vincenzo CardarelliModifica

  • Qui rise l'Etrusco, un giorno, coricato, cogli occhi a fior di terra, guardando la marina. E accoglieva nelle sue pupille il multiforme e silenzioso splendore della terra fiorente e giovane, di cui aveva succhiato il mistero gaiamente, senza ribrezzo e senza paura, affondandoci le mani e il viso. Ma rimase come seppellito, il solitario orgiasta, nella propria favola luminosa. Benché la gran madre ne custodisca un ricordo così soave che, dove l'Etruria dorme, la terra non fiorisce più che asfodeli. La primavera che giunge con rigide ariette da settentrione indugia un poco su quei colli tristi e logori, disertati dai lavori dell'uomo. Fruga le rare erbe che a contatto dei suoi acri fiati mattinali si gelano. Poi fugge via come impazzita.
    Il suo regno è verso il mare.
  • Sono nato e cresciuto in Maremma, a poca distanza dal mare, in un paese urbano e campagnolo, rustico e civile, che ha serbato intatto il secolare orgoglio della sua piccola cerchia antica, torreggiante e murata, e tiene la qualità di forestiero per indice di villania. Circondato da un territorio amplissimo e diverso d'aspetti e di natura, qui grasso e ferace, onusto di biade, di frumento, di vigne, di orti e di canneti, là isterilito e impraticabile pei sassi affliggenti della vecchia Etruria ventosa che biancheggiano un po' da per tutto, lo guarda dall'alto d'una collina strapiombante a valle con nobile e disinteressata sonnolenza e, venuta la sera, chiude le sue porte massicce alla campagna atra e disabitata. È esposto a mare e monte, e ne sorveglia le strade, rifiata lo scirocco e la tramontana, ma i venti variano e passano su di esso come le eterne stagioni, né dal tempo dei tempi sono buoni da raccontargli più nulla. Il suo costume non cambia.
  • Terra stoppiosa e bruciata in estate, caldissima e indolente, sbavata dal vento di mare, lambita dal canto dei bifolchi, immelanconita dal canto delle cicale. Terra bacchica, invece, per i suoni e le danze della svignatura. Vera terra da ottobrate. Ecco il mio paese.

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