Stefano Stampa

Stefano Stampa (1819 – 1907), nobile italiano.

Il piccolo Stefano ritratto da Francesco Hayez accanto alla mamma Teresa Borri. Dietro lo zio Giuseppe e la nonna Marianna. 1821-1822.

Citazioni di Stefano StampaModifica

  • In alcuni particolari... di quell'educazione della monaca di Monza, come sarebbe le bambole che le davano vestite da monache, e qualche altro tratto, credo che li abbia presi dal vero; avendoli sentiti a raccontare come accaduti a lei stessa, da una sua zia che non si era fatta monaca di sua spontanea volontà; e che, quando soppresso il suo monastero ne uscì, diceva: «Gran bella massima aveva quel Giuseppe II: Aria! Aria! Aria».[1]

Citazioni su Stefano StampaModifica

  • Era stata donna Teresa Stampa, dirigista come sempre a volere che si effigiasse quella tabacchiera. Al pittore non restò che assecondarla. E l'assecondò pure il marito che, per quanto riluttante ai ritratti, acconsentì a posare nello studio di Hayez: facendosi ritrarre – senza mai uso di manichino – seduto, con in mano la familiare tabacchiera accarezzata più che stretta. Donna Teresa, dopo che il venerato consorte aveva portato a termine la risciacquatura in Arno dei Promessi sposi, lavorava già per i posteri e pensava al museo degli oggetti domestici da conservare a futura memoria. Per questo aveva imposto l'umile accessorio. Voleva che «si facesse nota di una di quelle familiari abitudini, che poi appunto in grazia della loro familiarità sfuggono, o sono dimenticate dalla Storia», scriveva d'accordo con lei il figlio Stefano. (Salvatore Silvano Nigro)
  • Ma don Lisander non era tipo da cedere e assecondare senza una sua convinzione. Nel progetto della moglie e del figliastro, lo allettava il proposito di un ritratto "conversato". Il quadro di Hayez (oltre che far coppia con quello della seconda moglie) doveva infatti risultare in dialogo correttivo con l'immagine che dello scrittore in piedi sullo sfondo del lago di Como, nell'atto di stringere un libro e di guardare in alto assorto, un decennio prima avevano fissato su tela il Molteni e il d'Azeglio: «Non vollero ch'ei fosse ritratto con un libro in mano né coll'aria ispirata (come se non si fosse saputo ch'ei sapeva leggere e scrivere e ch'era un poeta ispirato), ma coll'aria calma di chi ascolta per poi parlare», precisava memorando il solito Stefano Stampa. Per donna Teresa e per il figliastro, quindi, la tabacchiera doveva stare al posto del libro. Però il sorriso dissimulato del Manzoni secondo Hayez, sembra dire altro a proposito dell'utensile. (Salvatore Silvano Nigro)

NoteModifica

  1. Da Alessandro Manzoni. La sua famiglia. I suoi amici, 1889, citato in Salvatore Silvano Nigro, La funesta docilità, Sellerio, Palermo, 2018, p. 107. ISBN 88-389-3856-3

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