Stefano Liberti

giornalista, scrittore e regista italiano

Stefano Liberti (1974 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Stefano LibertiModifica

IntroduzioneModifica

  • Questo libro non parla di trafficanti e di scafisti. O meglio, ne parla solo in misura marginale. E non perché queste figure non esistano. Ma perché non sono loro il nocciolo della questione. Loro non sono altro che un sottoprodotto delle rotte migratorie, che si viene a definire a partire da uno specifico bisogno: quello della mobilità e della crescita personale che spinge migliaia di donne e di uomini a cercarsi un futuro e un altrove e a sfidare le sempre più articolate misure di contrasto attuate dagli stati del Nord. (p. 10)

CitazioniModifica

  • A suo dire [a dire di Gaoussou, il capo di un sindacato di pescatori a Dakar], la realtà era semplice: era l'Unione Europea, con le sue politiche, a costringere i ragazzi a emigrare. «L'Europa non può restare indifferente di fronte a questa tragedia. Soprattutto, non può chiudere un occhio quando le sue barche ci rubano il pesce e lamentarsi poi che i nostri ragazzi vadano alle Canarie». Il ragionamento era lineare. Quelle piroghe che un tempo erano servite a pescare ora venivano usate per andare in Spagna. Quei ragazzi che una volta erano pescatori ora erano diventati scafisti e immigranti illegali. L'Europa insisteva sulle mafie e fingeva di ignorare che alcune delle cause che la tiravano direttamente in ballo. Addossava alle reti dei trafficanti responsabilità che non era in grado di assumersi. A Mbour la crisi era visibile, la voglia di andarsene palpabile, il desiderio di lasciarsi alle spalle una quotidianità difficile evidente negli occhi di quei pescatori che, alla chiusura del mercato, non andavano più a festeggiare nei bar del villaggio, ma se ne tornavano mestamente a casa, facendo il calcolo di quanti soldi avevano perso quel giorno. La spiegazione di Gaoussou faceva tornare tutto: gli sbarchi alle Canarie non erano che un gigantesco contrappasso, la vendetta di un'Africa saccheggiata, i cui figli si riversavano nelle terre di coloro che li saccheggiavano, quasi a esigere una forma di compensazione. (pp. 25-26)
  • Nel corso degli anni, la frontiera europea è andata moltiplicandosi in una panoplia di sottofrontiere. Come una cipolla, la fortezza si è coperta di diversi strati: c'è il nucleo dei paesi di Schengen, all'interno dei quali si circola liberamente; ci sono gli aspiranti Schengen, i membri dell'Unione sotto osservazione, ancora non ammessi nel club esclusivo della libera circolazione. E ci sono poi i paesi della prefrontiera: l'Ucraina, il Marocco, la Libia, la Turchia. A questi, con politiche diverse, Bruxelles promette aiuti e fondi. Con questi firma accordi di vario tipo, chiedendo in cambio di svolgere per lei i compiti più sgradevoli: bloccare i flussi, respingere gli immigranti con ogni mezzo. L'obiettivo non dichiarato è creare un cordone sanitario, una zona grigia talmente estesa e poco vivibile che la meta diventa irraggiungibile, che il gioco finisce per non valere più la candela. È in questi paesi, nei ghetti che si trasformano in parcheggi per uomini in transito, che spesso gli immigrati si ritrovano bloccati, ad accarezzare un'idea d'Europa del tutto immaginaria ma che per loro diventa una fissazione. (p. 184)

BibliografiaModifica

  • Stefano Liberti, A Sud di Lampedusa. Cinque anni di viaggi sulle rotte dei migranti, Minimum Fax, Roma, 2011.

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