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Incipit di Le favole di Esofago da CetegoModifica

Il re della China, ed un falegnameModifica

Il Re della China ritrovandosi decrepito, risolse di maritare il suo figliuolo eterogenito: onde invitò alle nozze tutti i Principi climaterici, tra' quali vi erano dodici cavalli di frisa. E mentre si aspettava lo sportulino, il buon vecchio vedendo scemarsi il quantitativo, uscì fuori del Pretorio, dove ritrovò un Falegname, il quale si affaticava a spaccare il monte Tabor, e gli disse: misero, che fai con quell'ablativo assoluto?

Il medico, e la bettonicaModifica

La Bettonica è un'erba marina amaricante, come la siepe, che nasce lungo le rive del fiume Stige. Un giorno il Medico divenne gravemente infermo, e caduto in delirio volle fuggir la febbre.

Un fanciullo, ed un grilloModifica

Nella Calabria ulteriore sente l'orecchio di quegli abitanti frequenti baleni di terremoto, che innonda le deserte campagne, ed inaffia gli elevati pensieri del pavido nocchiere. Un dì fra gli altri una scossa terremotale destò un Grillo, che nella sua cameruccia studiava al chiar-oscuro l'etimologia del suo nome, e tutto atterrito uscinne fuori, temendo la rovina della sua famiglia.

La vite, ed un saliceModifica

La Vite è un elemento opaco con fusto di sì numerosa diramazione, che se crescesse a sazietà, al dire dei più celebri Neofiti, porterebbe il frutto sino alla proposcide di Corinto. Or questa Vite essendo giunta dopo lungo viaggio alla metà di marzo, cadde in nera ipocondria secondo il costume, e si mise a piangere dirottamente alla presenza di me Notajo, e degl'infrascritti signori testimonj.

La fortuna, ed un cornoModifica

Passeggiando la Fortuna per un prato fiorito s'inciampò in un Corno. Fermatasi a quest'inciampo, vedendo, che alla sua destra sedevano sovra una ripa alcuni Pastori colle loro Ninfe, che custodivano la greggia, quelli interrogò, chi di loro fosse venuto a pettinarsi in quel prato; ma nessuno rispose.

Il vento, ed una donnaModifica

Il Vento è un animale peloso, che rinchiuso nei Cameroni di Eolo si pasce di pietra d'Agata, e si ciba di feste mobili, e quando esce alla luce fa gonfiar la Trebellianica ai Protestanti. Questo trovandosi con una Donna Anglicana fece una scommessa di cento monete rugginose a chi avrebbe fatto maggiori stravaganze in un giorno.

Un ebreo, ed un lupoModifica

Un Lupo, ed un Ebreo si trovarono casualmente insieme sulla spiaggia de' Pirenei, e per naturai simpatia si diedero nel genio. Quindi entrati in discorso, si lamentavano vicendevolmente della loro infelice condizione. Il Lupo si lagnava, che nessuno ama la sua compagnia.

Le rane, ed il ragnoModifica

Nel regno di Cappadocia un nobile signore possedeva una superba casa di campagna vicino ad una deliziosa palude. Stava in quelle cristalline acque una antica prosapia di Rane Illustrissime, che erano tenute in grande stima presso i popoli del primo secolo. Poiché alcune di esse avevano regnato; altre avevano insegnato il canto fermo ai popoli dell'Alsazia; altre avevano inventato l'orologio a ganascia; alcune avevano manipolato un raro secreto contro la sordità dell'Esagono; molte avevano scritto sulla materia difficile del feudo Bigio; ed alcune per gran dottrina non pisciavano più, ma solo attendevano alla vita ecumenica.

La pulce, e la lumacaModifica

La Pulce, al dir de' più rinomati energumeni, trae la sua distinta origine dai barattoli d'Artaserse il vecchio. Dicesi, che abbia inventato il catasto usuale: porta ordinariamente codino lungo: l'ombra del suo corpo è verdeggiante; e quando sputa, l'alpi Graje fanno flusso, e riflusso. La sua fisonomia è come quella di un consumato arcicanonista; e la sua cura è di cercare le triffole, carotte ed i funghi impietriti.

Le galline, ed i corviModifica

Era già qualche tempo, che le Galline erano mal soddisfatte della reggenza del Gallo, e andavano fra loro pensando di farlo rimuovere dalla tutela. Un dì presero l'occasione, che il Gallo faceva loro un imposto straordinario, e si congregarono per capi di casa, affine di provvedere all'emergente questione del loro stato.

La formica, ed un asinoModifica

La Formica, così detta, perché è un animale formidoloso, scrivono i geometri, che si forma, e genera dal catarro de' Trojani. Ella è molto famosa nelle mandre, per essere la prima, che ha inventato il galoppo. Non depone mai la cimasa di ferro, di cui va sempre armata contro gli Asclepiadi: ha fatto trecento anni l'amore ad Esculapio, ed ora fa sua residenza ordinaria nel luogo del tribunale.

L'ortica, ed un sassoModifica

L'Ortica è un insetto quidditativo, che si è salvata dal diluvio con la scusa d'essere occupata a suonar l'organo nell'insigne Cattedrale di Trabisonda. La sua pianta viene descritta mirabilmente dal Cieco d'Adria nel trattato delle meteore; e nella Dalmazia è chiamata l'erba de' ciechi, perché si discerne dall'altra senza occhiali, e si conosce al semplice toccarla, e fa divenire il tatto fino anche alle mani rustiche, e rugginose.

Zenobia, ed un protomedicoModifica

La Regina Zenobia, per quanto scrive il Salgado ne' suoi laberinti, fu moglie adottiva di Alessandro Magno, da cui ebbe tre figliuoli emancipati, cioè Bano, Tabano, ed il terzo, che per aver arctato gli altri due a farsi Frati, fu chiamato Artabano. Ella fu un'eroina addestrata alla guerra, ed andava sempre vestita a ferro, e fuoco, e per il suo valore stette sempre dietro gli omeri di Alessandro nella famosa battaglia dei Tarli, ove restarono immobili tremila Eunuchi sul campo di giornate 3, tavole 10, piedi 8.

Della balena, e della spinaModifica

La Baleine est une pastorelle maritime la plus jolie qu'il se renferme dans les viscères de la terre, et la plus belle du siècle avenir. Elle demeure toujours autour du grand clocher d'Auvergne, qu'elle doit épouser le lendemain, et cependant elle est députée à faire l'ointure au pole antarctique chaque trois mois pour faire remuer la sphère oblique à l'environ de la fameuse machine du Sénatus-Consulte Vellejen.

BibliografiaModifica

  • Stefano Gavuzzi, Le favole di Esofago da Cetego, in "L'Adramiteno, dramma anfibio: e, Le favole di Esofago da Cetego", Tipografia di Alessandro Fontana, Torino, 1828.

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