Tommaso Landolfi: differenze tra le versioni

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*"L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro": ma bravi! Dicesse almeno sulla bontà, sull'intelligenza o che so io. Sul lavoro: che non è neppure un che ma un mezzo e per di più un mezzo inteso come indispensabile (benché non sia punto vero). Come dire: l'uomo è un essere fondato sulla necessità di mangiare e su quella di andare al gabinetto. Fondata su un mezzo indispensabile, cioè sulla schiavitù (e difatto...)! Beh, ciò che i magni legislatori intendono lo capisco perfino io, che chiudo la mia mente alle bestialità pubbliche, ma non potevano risparmiarci una tale stolta formulazione? "L'Italia è una repubblica democratica" non sarebbe stato fin troppo, ahi quanto troppo? (pp. 49-50)
*Ho triste e grave il cuore (il mio così pieno di contraddizioni, come poi quello di tutti) per un minuto avvenimento che non so ormai se avrò la forza (fisica) di riferire. Le acacie del cortile (che figurano la mia vita, me stesso, come detto in qualche luogo) avevano avuto un figliuolo o una figliuola (mia figlia dunque), nato o nata in un angolo del cortile stesso in posto poco adatto. Naturalmente da mio padre, il responsabile poi dell'identificazione, e da me era stato dato severissimo ordine che nessuno scerpasse o toccasse la tenera piantina; ma il vento furioso, o qualcuno che non vuol confessarlo, la ha da qualche giorno fa cavata, e vano è risultato il ripiantarla in terra buona e l'averne cura, e la piantina è morta. (p. 78)
*L'esistenza è una condanna senza appello e senza riscatto; niente vi è da fare contro di essa; ed è forse la nostra speranza soltanto, il nostro bisogno di riprender fiato come dall'acuto dolore d'una ferita, che ha immaginato uno stato altro dall'esistere, un nulla. Forse, mio Dio, tutto esiste, è esistito, esisterà in eterno. Non c'è niente da fare contro la vita, fuorché vivere, press'a poco come in un posto chiuso dove si sia soffocati dal fumo del tabacco non c'è di meglio che fumare. (p. 113)
*Il mio culto dei luoghi comuni: mio modo di essere umano, di essere uomo. – Ma qui sembrerebbe implicito un omaggio a ciò che gli altri hanno fatto: in realtà i luoghi comuni non o non sempre si direbbero cose fatte dagli altri. Da chi o da che vengono dunque? Si pensa quasi a una loro origine divina, alle idee per es. di un De Maistre sul linguaggio, e a un loro valore mistico. (p. 158-159)
*[...] da qualche tempo sembra che mi limiti a mettere nelle cose che faccio un che purchessia e non tutto quello che ci può stare. Insomma una sorta di malafede sarebbe al postutto possibile? Poca chiarezza e prontezza di idee, questo è certo e del resto scontato; e pigrizia, tanto il lettore può sempre pensare di non capire per colpa sua (anch'io ce n'ho messo del tempo a concludere che in certi casi era l'autore stesso ad avere le idee confuse), e tanto il poco che gli si dà è sempre troppo per lui, sicché da ultimo basta raggiungere una generica dignità. (p. 173)
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