Tommaso Landolfi: differenze tra le versioni

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*Dovevo aggiungere alcunché di più importante e l'ho dimenticato: il decadere della memoria , che era in me viva, fa parte del mio avvilimento, o della mia ascesi. (pp. 21-22)
*Come sono sciocco nelle mie dubbiosità e nei miei eterni problemi! Che davvero la proverbiale insipienza dei letterati non sia nella maggior parte dei casi se non ignoranza e mancanza di esperienza diretta? (È per esempio noto che poeti e scrittori rammentano oggetti, animali, piante che non hanno mai veduti... Ma io non ho parlato di primo, magro, posillipo, galanti? Tuttavia, per la verità, di queste piante io avevo larga, sebbene non partita, esperienza). (p. 30)
*Il caso, non del caso, ma del concetto di caso è dei più curiosi ed esemplari. È difficile credere seriamente che un caso (che è sempre e tuttavia un accadimento) sia casuale, o insomma credere seriamente al caso. Pel semplice fatto che una cosa accade non può essere casuale – sembrerebbe di poter affermare con tutta sicurezza, benché la dimostrazione di un tale asserto sia tutt'altro che agevole e forse impossibile. Ma qualcuno ha inventato il caso e tutti i pensanti lo hanno accettato: anche coloro che mostrano di rifiutarlo quale ordinatore o disordinatore dell'universo lo ammettono poi implicitamente in ogni momento della loro giornata. (p. 47-48)
*"L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro": ma bravi! Dicesse almeno sulla bontà, sull'intelligenza o che so io. Sul lavoro: che non è neppure un che ma un mezzo e per di più un mezzo inteso come indispensabile (benché non sia punto vero). Come dire: l'uomo è un essere fondato sulla necessità di mangiare e su quella di andare al gabinetto. Fondata su un mezzo indispensabile, cioè sulla schiavitù (e difatto...)! Beh, ciò che i magni legislatori intendono lo capisco perfino io, che chiudo la mia mente alle bestialità pubbliche, ma non potevano risparmiarci una tale stolta formulazione? "L'Italia è una repubblica democratica" non sarebbe stato fin troppo, ahi quanto troppo? (pp. 49-50)
*Ho triste e grave il cuore (il mio così pieno di contraddizioni, come poi quello di tutti) per un minuto avvenimento che non so ormai se avrò la forza (fisica) di riferire. Le acacie del cortile (che figurano la mia vita, me stesso, come detto in qualche luogo) avevano avuto un figliuolo o una figliuola (mia figlia dunque), nato o nata in un angolo del cortile stesso in posto poco adatto. Naturalmente da mio padre, il responsabile poi dell'identificazione, e da me era stato dato severissimo ordine che nessuno scerpasse o toccasse la tenera piantina; ma il vento furioso, o qualcuno che non vuol confessarlo, la ha da qualche giorno fa cavata, e vano è risultato il ripiantarla in terra buona e l'averne cura, e la piantina è morta. (p. 78)
Utente anonimo