Differenze tra le versioni di "Cartesio"

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*Non mancano dolcezze nell'[[amore|amare]] qualcuno senza osare di dichiararglielo.<ref>Citato in [[Dino Basili]], ''L'amore è tutto'', Tascabili economici Newton, febbraio 1996, p. 37.</ref>
*Ora, le due regole dipendono evidentemente dal semplice fatto che Dio è immutabile e che, agendo sempre nello stesso modo, produce sempre lo stesso effetto. Infatti, supponendo che, fin dal primo istante della creazione, Dio abbia messo in tutta la materia in generale una certa quantità di movimenti, bisogna ammettere che ne conservi sempre esattamente altrettanta: altrimenti non si crede che Dio agisca sempre nello stesso modo. Supponendo inoltre che fin da quel primo istante le diverse parti della materia, nelle quali questi movimenti si sono trovati diversamente distribuiti, abbiano cominciato a conservarli o a trasmetterli dall'una all'altra, in proporzione alla loro forza, bisogna necessariamente pensare che Dio fa sí che esse continuino a compiere sempre la stessa cosa. E questo è ciò che stanno a significare queste due regole. (da ''Il Mondo'', 1959, p. 64; citato in Koiré 1979, p. 334)
*Penso dunque sono.
:''[[w:Cogito ergo sum|Ego cogito ergo sum]].'' (dai ''Principia philosophiae'', {{Source|la:Principia philosophiae|Non posse a nobis|parte I, 7}})
*Questa regola poggia sullo stesso fondamento delle altre due, e anche essa dipende esclusivamente dal fatto che Dio conserva ogni cosa mediante un'azione continua, e che quindi non la conserva affatto come poteva essere qualche tempo prima, ma esattamente come è nell'istante in cui la conserva. Ora, di tutti i movimenti ''l'unico perfettamente semplice, e la cui natura è contenuta in un solo istante, è quello rettilineo''. Infatti, per concepirlo è sufficiente pensare che un corpo compia l'azione di muoversi verso una certa direzione, cosa che si riscontra in ogni istante determinabile durante il tempo in cui si muove. Mentre per concepire il movimento circolare, come qualsiasi altro, è necessario considerare almeno due istanti, o meglio due parti del movimento stesso, e il rapporto fra loro sussistente. (da ''Il Mondo'', 1959, p. 64; citato in Koiré 1979, p. 336)
*Spero che i posteri mi giudicheranno con benevolenza, non solo per le cose che ho spiegato, ma anche per quelle che ho intenzionalmente omesso, così da lasciare ad altri il [[piacere]] della [[scoperta]]. (da ''La geometria'')
*Il terzo, di condurre i miei pensieri in un ordine tale che, cominciando con oggetti semplici e facili da conoscere, potessi salire poco alla volta, e come per gradini, alla conoscenza di oggetti più complessi; assegnando nel pensiero un certo ordine anche a quegli oggetti che nella loro [[natura]] non stanno in una relazione di antecedenza e conseguenza.
*E per ultimo, di fare in ogni caso delle enumerazioni così complete, e delle sintesi così generali, da poter essere sicuro di non aver tralasciato nulla.
 
==''Principia philosophiae''==
*Nell'istante in cui respingiamo [...] tutto ciò di cui possiamo dubitare [...], non possiamo supporre alla stessa stregua che non esistiamo noi che dubitiamo della verità di tutto ciò: infatti la repugnanza a concepire che quello che pensa non esiste all'atto che pensa, non è tale da impedirci, malgrado ogni stravagante supposizione di credere che la conclusione: ''Io penso, dunque sono''<ref>In lingua originale: «''Ego cogito ergo sum.''» {{cfr}} [[w:Cogito ergo sum|voce su wikipedia]].</ref>, sia vera e che sia pertanto la prima cosa e più certa che si presenti a un pensiero ordinato.<ref>Citato in Dario Antiseri e Giovanni Reale, ''Storia della filosofia'', Vol. 5, ''Empirismo e Razionalismo'', Giunti, [https://books.google.it/books?id=stSgDQAAQBAJ&pg=PT84 p. 84]. ISBN 8858762533</ref> ({{Source|la:Principia philosophiae|Non posse a nobis|parte I, 7}})
*Le percezioni dei [[sensi]] non insegnano che cosa ci sia veramente nelle cose; ma che cosa giovi o nuoccia al corpo umano. ({{Source|la:Principia philosophiae|Sensuum perceptiones|parte II, 3}}; in ''Estensione e movimento'', p. 144)
*La natura del corpo non consiste nel peso, nella durezza, nel colore o simili; ma nella sola estensione. ({{Source|la:Principia philosophiae|Naturam corporis|parte II, 4}}; in ''Estensione e movimento'', p. 144)
*[...] se dal solo fatto che un corpo è esteso in lunghezza, larghezza e profondità concludiamo giustamente che esso è una sostanza, perché ripugna del tutto che il nulla abbia un'estensione, lo stesso si deve concludere anche per lo [[spazio (fisica)|spazio]] supposto vuoto; infatti, poiché in esso vi è estensione, necessariamente vi è anche sostanza. ({{Source|la:Principia philosophiae|Nam cum ex hoc|parte II, 16}}; in ''Estensione e movimento'', p. 150)
 
==Citazioni su Cartesio==
*Cartesio, ''[http://www.liberliber.it/libri/d/descartes/index.htm Discorso sul metodo]'', curatore e traduttore Italo Cubeddu, Editori Riuniti, 1996. ISBN 8835941067
*Cartesio, ''Discorso sul metodo'', traduzione di Monica Barsi e Alessandra Preda, RCS Quotidiani, 2010.
*Cartesio, ''Estensione e movimento'' (da ''Principia philosophiae'', 1644, parte 2, traduzione di P. Cristofolini) in [[Albert Einstein]], ''Relatività. {{small|Esposizione divulgativa e scritti classici su Spazio Geometria Fisica}}'', Bollati Boringhieri, Torino, 2011, pp. 143-170. ISBN 978-88-339-2199-0
*Cartesio, ''Il Mondo'', a cura di G. Cantelli, Boringhieri, Torino, 1959.
*Cartesio, ''Opere scientifiche. Vol. I La Biologia'', a cura di G. Micheli, UTET, Torino, 1966.