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+1, da Brancaccio
*C'è stata una campagna mediatica davanti a milioni e milioni di spettatori in cui un magistrato, [[Luigi De Magistris]], ha insinuato che [[Clemente Mastella|Mastella]] è "nu delinquente". E lo ha fatto da [[Michele Santoro|Santoro]] davanti a milioni di italiani plaudenti che vogliono la pulizia morale, sputtanandolo oltre ogni limite plausibile in sua assenza. Con l'editorialista principe dell'Unità, [[Marco Travaglio]], che scrive tutti i giorni – questo bifolco, questo cafone, questo delinquente – sul giornale pagato dai gruppi parlamentari del Pd! (da ''La politica, istruzioni per l'uso. Lezione dell'elefantino ai giovani del PD'', ''Il Foglio'', 2 febbraio 2008)
*Il [[preservativo]] è il viatico dell'aborto. (citato in Francesca Schianchi, ''Ma Giuliano dà lezioni ai giovani democratici'', ''La Stampa'', 27 gennaio 2008)
*Il professor [[Emiliano Brancaccio|Brancaccio]] è un po' una mosca bianca tra noi, nel senso che è marxista. Parola ampiamente riabilitata, anzi direi che ci è a tutti professore visto come stanno andando le cose nel mondo.<ref>Da ''Il disegno Fiat'' nel programma radiofonico ''Parliamo con l'elefante'', Radio 24, 4 maggio 2009; disponibile su ''[http://www.emilianobrancaccio.it/2009/05/04/ferrara-il-disegno-fiat/ EmilianoBrancaccio.it]''.</ref>
*Ipocrita e arrogante, [[Enzo Biagi]] dà di cretino a chi studia il suo posto in palinsesto... Biagi è un mostro sacro degli affari suoi e un ipocrita. Dice che vuole continuare a fare il testimone del suo tempo, raccontando storie, e non il protagonista di un caso personale. Intanto però soffia sul fuoco, restringe ogni spazio di mediazione, punta al carisma del martire, e dà fiato alla tromba, anzi al trombone: mi cacciano, mi spostano dal 'miò orario, sono liberticidi. E arrogante: dice infatti Biagi che è un comportamento da 'cretinì spostare di una virgola o di un'ora il suo programmino su Rai1, e tratta con disprezzo e insopportabile sussiego il mite Fabrizio Del Noce. Questo mostro sacro degli affari suoi dovrebbe imparare a essere più parco di aggettivi, di contumelie, di isterismi politici. Quando gli hanno negato la cattedra epistolare di Indro Montanelli al 'Corriere della Sera', preferendogli Paolo Mieli che rompe meno le palle di uno il cui orizzonte sono le solite mille camere in cui guardava la Storia in cammino, lasciandosi a sua volta guardare da Lei, Biagi non ha dato di cretino a Ferruccio de Bortoli, direttore del giornale di via Solferino, e tanto meno a Cesare Romiti, il suo editore, quello che gli passa la mesata come succede a noi tutti e che mette i capitali per produrre e diffondere la tribuna dei suoi ricordi. Ha solo contrattato un altro posto in palinsesto, chiedendo che le sue coloriture strettamente personali, e strettamente provinciali, finissero la domenica in prima pagina. Con giubilo suo superiore a quello dei lettori, forse. Anche l'orario della sua rubrichina è tutt'altro che suo. È nostro, perché paghiamo. E di chi amministra la Rai per volontà del Parlamento (fatto surreale, perché la Rai andrebbe privatizzata e lì vedremmo se davvero un Murdoch lascerebbe per 41 anni al suo posto l'omino in bianco che lava più bianco). Oltre tutto quello spazio in palinsesto è di Berlusconi, come al solito e come tutto ormai in Italia, perché è sulla sua rete ammiraglia, Canale 5, che andò in onda prima del Fatto il programma d'informazione Radio Londra, in quello stesso identico orario, ma preceduto non dal primo telegiornale italiano bensì dal quiz Tra moglie e marito. Anche il segnale orario del rubrichista-martire, le cui opinioni sono come scrive Francesco Merlo 'indifferenti', è dunque copiato. Altro che suo. Biagi lo difendiamo e lo difenderemo se qualcuno lo vuole cacciare perché gli sta antipatico il governo, ma se si caccia da solo per cupidigia di eroismo, dopo 41 anni in cui di cupidigie se ne è levate tante, con tutti i regimi, allora sono affaracci suoi... È Biagi che si caccia da solo per biechi interessi di bottega" (da ''Il Foglio'', 23 maggio 2002)
*La [[satira]] è un prodotto di ideologia e cultura, procede dai libri alla strada al palcoscenico in modo circolare. Esiste una satira cruda e coprolalica, che si è espressa e si esprime, con risultati migliori o peggiori, in tutte le lingue, in molte situazioni e in molti regimi politici, antichi e moderni. (da [http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/luttazzi/lettera-ferrara/lettera-ferrara.html ''Luttazzi, lettera di Giuliano Ferrara "Era satira, ma un limite ci vuole"''], in ''repubblica.it'', 10 dicembre 2007)