Differenze tra le versioni di "Orsola Nemi"

*{{NDR|Su [[Vincenzo Cardarelli]]}} Da Babington, a piazza di Spagna, fra le undici e mezzogiorno [...] molti giovani venivano a trovarlo. Non si può nemmeno dire per quanto mi ricordi, che parlavano a lui; parlavano piuttosto fra loro, in presenza di lui, che ogni tanto interveniva con una parola risentita e pungente. Ma non era di malumore. L’ascoltavo rispettosamente, senza mai osare di rivolgergli direttamente la parola se non per salutarlo quando arrivavo e quando andavo via. Non soltanto sapevo, ma sentivo di trovarmi vicino a un poeta, e questo era tanto. La sua ritrosia, la sua povertà, la sua feroce schiettezza coincidevano perfettamente con l’idea che mi facevo del poeta italiano.<ref>Da ''Vincenzo Cardarelli'', ''Il Borghese'', 25 giugno 1959.</ref>
*Giunti a un certo punto della propria vita [...] sia nel guardarci indietro, sia nel guardare intorno si prova stupore e un sentimento molto simile alla curiosità. Abbiamo scoperto che il mondo è strano. Per quanto questa definizione sia approsimativa non ne troviamo un'altra. Bisogna riconoscere infine che il giorno più importante della nostra esistenza è questo in cui persone, cose, avvenimenti spogliata la tranquillante apparenza famigliare ci apparvero fuor di ogni esigenza della ragione, assurdi, contraddittori. Data memorabile, che non può essere stabilita con precisione, per quanto il suo valore sia immenso. Forse è lo stipendio della Misericordia per le ore in cui il soffrire sia stato particolarmente forte, per la sconfitta delle umilianti ribellioni, della deforme avidità di gioia, il risultato di pensieri apparsi qualche volta, di sera.<ref>Da ''Il mondo è strano'', ''La Fiera Letteraria'', 5 febbraio 1950.</ref>
Rosa rampicante
*''Olivi, mare e sera | in piena quiete. | Pieno di vento il giorno. | Ora nell'ombra s'apre la tua casa | tinta dal sole basso, invasa | dai fantasmi del ritorno. | Brillavano cauti di una luce antica, | come gioielli in un dramma. | In loro custodia il segreto, | a loro spettano le parole, | noi personaggi muti | portiamo il grave peso | del nostro cuore: ci basta. | Non diciamo felicità! | forte diciamo: speranza | che dilata la stanza | piena d'inganni del tempo. | Ma tenera la rosa | sulle pietre della tua casa torna, | un'altra immeritata rosa. | In lei crediamo | che fiorisce e si sfoglia | libera d'ogni volgare attesa.'' (''Rosa rampicante'', in ''La Fiera Letteraria'', 11 aprile 1948)
*Poter ancora essere "intontiti" da [[Vincenzo Cardarelli|Cardarelli]] sarebbe una rara e impossibile felicità. Quelli che ci intontiscono oggi, sono peggio dei cani. Latrati, che crediamo canti gregoriani.<ref>Da ''Ricordo di Cardarelli'', ''Il Borghese'', 2 maggio 1960.</ref>
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