Differenze tra le versioni di "Antonio Genovesi"

m
+wikilink
m (+wikilink)
*Tutti i contratti e tutti i patti, che hanno ''nome'' e ''causa'', discendono dal [[jus]] naturale e hanno forza per la legge di natura; perché nel jus di natura e sotto la natural legge tutti gli uomini si considerano come eguali. I sovrani medesimi, in tutti i patti e i contratti di jus gentium con i loro sudditi, contraggono da privati. (p. 115)
*Sarà sempre verissima questa massima di [[Lucano]]: ''Non sibi, sed domino gravìs est, quae servit egestas''. [...] Io non saprei che dirmi d'una massima d'un principe de' secoli passati, ''Che Impoveriscano (i sudditi) ma servano: temo i sudditi troppo comodi''. E le ragioni della mia ignoranza sono: 1 Che si può fare che i popoli sieno agiati e obbedienti (i Chinesi). 2 Che la disubbidienza non vien mai dalle ricchezze, ma o dalla parziale amministrazione della giustizia, o dalla sproporzionata ragion delle tasse. 3 Che i popoli pezzenti o desertano, o tumultuano perpetuamente. E la catena de' comodi che lega l'uomo alla repubblica: e chi è così legato alla patria, è sempre sottomesso all'obbedienza di un savio governo. (p. 155)
*Il mutuo è contratto di pura beneficeuza e di sincerissirua amicizia: è dunque un beneficio. Ora i beneficj non si apprezzano, ne si danno ad interesse. Chi adunque esige [[usura]] del puro mutuo, distrugge la natura del beneficio; converte l'amicizia e l'umanità in mercanzia, e per sì fatto modo si studia di sbarbicarla da' cuori umani. Questo è contro il sistema del genere umano, e con ciò contro la legge naturale. Se [[Platone]], [[Aristotele]], [[Catone]], [[Marco Terenzio Varrone|Varrone]] insegnavano questo, essi avevano senza dubbio nessuno la ragione dal canto loro. (p. 168)
 
{{NDR|Antonio Genovesi, ''Lezioni di economia civile'', in ''Scrittori classici italiani'', Milano 1848}}