Differenze tra le versioni di "Friedrich Dürrenmatt"

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===''Il minotauro''===
L'essere che Pasifae, la figlia del dio Sole, aveva partorito dopo che, rinchiusa per suo desiderio in una finta vacca, era stata montata da un bianco toro consacrato a Poseidone, si trovò, dopo lunghi anni d'un sonno confuso, durante i quali era cresciuto in una stalla fra le vacche, trascinato laddentro dai servi di Minosse, che avevano formato lunghe catene per non perdersi sul pavimento del [[labirinto]] che era stato costruito da Dedalo per proteggere gli uomini da quell'essere e l'essere dagli uomini, d'un impianto cioè da cui nessuno che vi si fosse inoltrato trovava più la via d'uscita e le cui innumerevoli intricate pareti erano di specchi, tanto che l'essere stava accovacciato non solo di fronte alla sua immagine, ma anche all'immagine delle sue immagini: vide davanti a sé un'infinità di esseri fatti com'era lui, e come si girò per non vederli più, un'altra infinità di esseri uguali a lui.
 
===''La morte della Pizia''===
Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro.
 
===''La panne''===
Ci sono ancora delle storie possibili, storie per scittori? Se uno non intende raccontare di sé né romanticamente, liricamente generalizzare il proprio io, se non si sente affatto obbligato a parlare con assoluta veridicità delle proprie speranze e delle proprie sconfitte, o del proprio modo di fare all'amore, come se la veridicità ne facesse un caso universale e non piuttosto un caso clinico, psicologico, se uno non intende farlo e tirarsi da parte con discrezione, difendere garbatamente le proprie faccende private, ponendosi di fronte al proprio tema come uno sculture di fronte alla materia prescelta, lavorandoci e sviluppandosi attraverso di essa, e voglia, come fosse una specie di autore classico, non lasciarsi prendere subito dalla disperazione, anche se non si possono certo negare le vere e proprie assurdità che ovunque vengono a galla, allora scrivere diventa un mestiere più difficile, più solitario e anche più insensato.
 
{{NDR|Friedrich Dürrenmatt, ''La panne'', traduzione di Eugenio Bernardi, Einaudi, 2005.}}
 
===''La promessa''===
Nel marzo scorso dovevo tenere a Coira, presso la Società Andreas Dahinden, una conferenza sull'arte di scrivere romanzi polizieschi. Vi arrivai in treno che già annottava; nuvole basse e un nevischio deprimente, e gelo dappertutto. La conferenza si tenne nella sala dell'Unione Commercianti. Il pubblico era piuttosto scarso, dato che quella stessa sera Emil Staiger parlava nell'Aula magna del Liceo sull'ultimo Goethe. Non ero in vena quella sera – neanche gli spettatori lo erano del resto – e parecchi del luogo lasciarono la sala prima che la conferenza fosse finita. Mi intrattenni brevemente con qualche membro della presidenza, con due o tre professori liceali che avrebbero certo preferito essere andati anche loro ad ascoltare l'ultimo Goethe, una dama di beneficenza, presidentessa onoraria dell'Associazione delle domestiche della Svizzara orientale, e dopo aver incassato previa ricevuta onorario e rimborso spese mi ritirai nell'albergo che mi avevano destinato, L'hotel Steinbock, vicino alla stazione. Ma anche qui desolazione.
 
{{NDR|Friedrich Dürrenmatt, ''La promessa'', traduzione di Silvano Daniele, Einaudi, 2005.}}
 
===''La morte della Pizia''==
Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro.
 
{{NDR|Friedrich Dürrenmatt, ''La morte della Pizia'', traduzione di Renata Colorni, Piccola Biblioteca Adelphi, 1998.}}
 
==Bibliografia==
*Friedrich Dürrenmatt, ''Giustizia'', traduzione di Giovanna Agabio, Adelphi, 2011. ISBN 9788845926280
*Friedrich Dürrenmatt, ''Il minotauro'', traduzione di Umberto Gandini, Marcos y Marcos, 1997.
{{NDR|*Friedrich Dürrenmatt, ''La morte della Pizia'', traduzione di Renata Colorni, Piccola Biblioteca Adelphi, 1998.}}
{{NDR|*Friedrich Dürrenmatt, ''La panne'', traduzione di Eugenio Bernardi, Einaudi, 2005.}}
{{NDR|*Friedrich Dürrenmatt, ''La promessa'', traduzione di Silvano Daniele, Einaudi, 2005.}}
*Friedrich Dürrenmatt, ''Romolo il Grande: una commedia storica che non si attiene alla storia in quattro atti'', traduzione di Aloisio Rendi. Marcos y Marcos, Milano, 2006.