Differenze tra le versioni di "E. M. Forster"

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*Perché riusciva a ricordare le persone che non amava? Gli si presentavano sempre così vivide, mentre quella fotografia, più la guardava e meno la vedeva. E così lei gli era sempre sfuggita dal giorno che l'aveva accompagnata alla sua tomba. Aveva capito che lei si sarebbe dileguata dalle sue mani e dai suoi occhi, ma pensava che sarebbe sopravvissuta nella sua memoria, senza rendersi conto che proprio il fatto d'averli amati rende i morti ancora più irreali, e che quanto più appassionatamente li invochiamo, tanto più loro si allontanano. (cap. VI, p. 61)
*Quel malumore bisbetico dileguò, ma il peso nell'anima rimase: raramente i temporali rischiarano l'aria. (cap. VIII, p. 90)
*La maggior parte della vita è cosí [[monotonia|monotona]] che non c'è proprio niente da dirne, e i libri e i discorsi che la descrivono come una cosa interessante sono costretti a calcare la mano, nella speranza di giustificare la propria esistenza. Dentro il suo bozzolo di lavoro o di obblighi sociali, lo spirito umano per lo piú sonnecchia, notando la differenza tra piacere e dolore, ma niente affatto vigile come vogliamo far credere. Nella giornata piú intensa ci sono momenti in cui non succede nulla, e anche se continuiamo a esclamare «Mi diverto» o «Sono atterrito», non siamo sinceri. «Fintanto che provo qualcosa, è gioia, è orrore» — in realtà non c'è nulla piú di questo, e un organismo perfettamente adattato conserverebbe il silenzio. (cap. XIV, p. 146)
*No, non aveva nessuna voglia di rifare quell'esperienza. Piú ci pensava, piú le riusciva sgradevole e paurosa. Le ripugnava molto di piú adesso che sul momento. La folla e il lezzo poteva dimenticarli, ma l'eco stava cominciando a minare la sua presa sulla vita in chi sa quale indescrivibile modo. Sorprendendola in un momento di stanchezza, era riuscita a mormorare: «Il patetico, la pietà, il coraggio... esistono, ma sono identici, tale e quale come il sudiciume. Tutto esiste, niente ha valore». Se in quel luogo una avesse proferito un'infamia, o citato versi sublimi, il commento sarebbe stato lo stesso: «uu-buum». Se uno avesse parlato con le lingue degli angeli o chiesto grazia per tutta l'infelicità e l'incomprensione del mondo, passata presente e futura, per tutti i patimenti che gli uomini debbono subire, quale che sia la loro opinione o condizione, e comunque si ingegnino di evitarli o dissimularli – il risultato sarebbe stato lo stesso, il serpente sarebbe disceso per poi tornare al soffitto. I diavoli appartengono al nord, e su di loro si possono scrivere poesie; ma nessuno avrebbe potuto rendere romantico il Marabar, per. ché spogliava l'infinito e l'eterno della loro immensità, l'unico attributo capace di adattarli al genere umano. (cap. XIV, p. 163)
*L'Anglo-India l'aveva legata veramente mani e piedi, e forse era la punizione che si meritava per aver tentato di assumere un atteggiamento personale. (cap. XXII, p. 218)