Differenze tra le versioni di "Ken Follett"

(→‎Citazioni di Ken Follett: reinserisco correttamente)
*Quando si unì al canto, Lloyd sentì che là, in quella cappella imbiancata a calce, batteva il cuore della Gran Bretagna. La gente intorno a lui era poco istruita, vestiva modestamente e lavorava sodo per tutta la vita: gli uomini a scavare il carbone sottoterra, le donne a tirare su la generazione successiva di minatori. Però avevano le spalle larghe e la mente acuta e si erano creati una propria cultura che rendeva la vita degna di essere vissuta. Alimentavano le proprie speranze attraverso la chiesa non conformista e gli ideali di sinistra; traevano gioia dalle partite di rugby e dai cori maschili; nei tempi buoni li univa la generosità, in quelli duri la solidarietà. Quella gente, quella città: ecco per cosa Lloyd voleva lottare. E, se per questo avesse dovuto dare la vita, ne sarebbe valsa la pena. (da ''L'inverno del mondo'', Mondatori)
 
==[[Incipit]] di alcunedelle opere==
 
===''Il pianeta dei bruchi''===
Fritz Price rivolse alla gemella un'occhiata complessa e si strinse nelle spalle.<br>
«Io non sapevo neppure che esistesse, questo zio Grigorian» affermò.<br>
«Che nome buffo!» commentò Helen, con aria dubitativa, scrutando il terzo ragazzino, molto più piccolo di loro. «Sei sicuro di averlo capito bene, Barile?»<br>
«Non chiamarmi Barile» si risentì Barile.
 
===''Lo scandalo Modigliani''===
Il fornaio si grattò i baffi neri con l'indice infarinato, imbiancandoli quanto bastava per apparire più vecchio di dieci anni. Intorno a lui gli scaffali e i banchi erano pieni di lunghe pagnotte fresche e croccanti e quel profumo casalingo gli saturava le narici e gli faceva gonfiare il petto di orgoglio soddisfatto. Era la seconda infornata della mattina: le vendite andavano bene perché il tempo era splendido. Bastava un po' di sole per indurre le casalinghe di Parigi a uscire per comprare il suo ottimo pane.
 
===''Alta Finanza''===
<center>ore 6.00</center>
La ragazza al suo fianco aveva i capelli rossi che aderivano alla piccola testa come un caschetto facendo risaltare le minuscole orecchie. Tutti i lineamenti erano minuti: naso, mento, zigomi, bei denti. Durante la notte, le aveva coperto il viso con le mani larghe e goffe, aveva premuto dolcemente le dita sotto gli occhi e sulle guance, le aveva schiuso le labbra morbide con i pollici, quasi la sua pelle potesse percepire quella bellezza come percepiva il calore del fuoco.
 
===''CodiceLa acruna zerodell'ago''===
Era stato l'inverno più freddo degli ultimi quarant'anni. I villaggi nella campagna inglese erano isolati dalla neve, e il Tamigi era gelato. Un giorno di gennaio il treno da Glasgow per Londra arrivò a Euston con ventiquattro ore di ritardo. La neve e l'oscuramento contribuivano a rendere pericolosi i viaggi in auto: gli incidenti stradali erano raddoppiati, e la gente raccontava barzellette su come era più rischioso guidare una Austin Sette per Piccadilly di notte che attraversare con un carro armato la linea Sigfrido.<br>
<center>5.00</center>
Poi, venne la primavera, e fu splendida. I palloni di sbarramento galleggiavano maestosi nell'azzurro splendente del cielo, e i soldati in permesso amoreggiavano per le vie di Londra con ragazze in abiti sbracciati.
''Il jupiter C è posizionato sulla rampa di lancio al Complesso 26 di Cape Canaveral. Per proteggerlo da sguardi indiscreti è coperto da grandi teloni che ne nascondono ogni parte tranne la coda, che è quella dell'ormai noto Redstone, il missile dell'esercito. Ma tutto il resto, mascherato dalla copertura, è davvero unico...''
 
===''Triplo''===
Si svegliò spaventato.<br>
Ci fu una volta, soltanto una volta, in cui si trovarono tutti insieme.<br>
Anzi, peggio: era terrorizzato. Il cuore gli batteva all'impazzata, aveva il fiato corto, il corpo teso. Come dopo un incubo, solo che il risveglio non portò alcun sollievo. Capiva che era accaduto qualcosa di terribile, ma non sapeva cosa.
Si incontrarono molti anni fa, quando erano giovani, prima che tutto questo accadesse; ma l'ombra di quell'incontro si proiettò ben oltre attraverso gli anni.<br>
Accadde la prima domenica di novembre del 1947, per essere precisi; e ciascuno di loro incontrò tutti gli altri – anzi, per pochi minuti. Alcuni dimenticarono subito le facce viste e i nomi sentiti pronunciare in presentazioni formali. Altri dimenticarono addirittura l'intera giornata; e quando diventò così importante, ventun anni più tardi, dovettero fingere di ricordare; guardare le fotografie sfocate e mormorare: "Ah, sì, naturalmente", con aria d'intesa.
 
===''Il Codice Rebecca''===
L'ultimo cammello crollò a mezzogiorno.<br>
Era il maschio chiaro di cinque anni che aveva acquistato a Gialo. Dei tre, il più giovane e robusto, e il meno bizzoso. Lo amava quanto un uomo può amare un cammello: in altre parole, lo odiava con moderazione.<br>
Risalirono il lato sottovento di una duna, uomo e cammello, sprofondando nella sabbia. In cima si fermarono. Guardarono avanti, e quello che videro fu un'altra duna, e oltre quella altre mille. E fu come se nel cammello si spegnesse ogni speranza. Gli si piegarono le zampe anteriori, poi crollarono quelle posteriori. Si accovacciò in cima alla duna come un monumento, fissando il deserto con l'indifferenza di chi muore.
 
===''L'uomo di Pietroburgo''===
Era un pigro pomeriggio di domenica, proprio di quelli che Walden preferiva. Davanti alla finestra aperta, guardava l'ampia distesa del parco. Sul prato pianeggiante si stagliavano alberi rigogliosi: un pino scozzese, un paio di querce possenti, alcuni castagni, e un salice che pareva la chioma inanellata di una fanciulla. Il sole era alto e gli alberi proiettavano ombre scure e fresche. Gli uccelli tacevano, ma le api sciamavano lungo il rampicante che incorniciava la finestra.
 
===''Sulle ali delle aquile''===
Tutto incominciò il 3 dicembre 1978.<br>
Jay Coburn, direttore del personale dell'EDS Corporation, Iran, era nel suo ufficio nel centro di Teheran e pensava a molte cose.<br>
L'ufficio si trovava in una costruzione di cemento a tre piani nota come Bucarest, perché sorgeva in una strada nei pressi di via Bucarest. Era al primo piano, in una stanza piuttosto grande secondo i criteri americani. C'erano un pavimento a parquet, una bella scrivania dirigenziale e un ritratto dello scià appeso alla parete. Jay Coburn voltava le spalle alla finestra. Al di là della porta a vetri si scorgeva il grande stanzone dove i dipendenti erano seduti alle macchine da scrivere e ai telefoni. La porta a vetri aveva le tende, ma Coburn non le chiudeva mai.
 
===''Un letto di leoni''===
Gli uomini che intendevano uccidere Ahmet Yilmaz facevano sul serio. Erano studenti turchi in esilio che vivevano a Parigi, e avevano già assassinato un addetto diplomatico dell'ambasciata di Turchia, e distrutto con una bomba incendiaria la casa di un dirigente della compagnia di bandiera turca. Avevano scelto Yilmaz come prossimo bersaglio perché era un ricco sostenitore della dittatura militare e perché abitava a Parigi.
 
===''I pilastri della terra''===
I bambini disprezzavano tutto ciò che gli adulti tenevano in considerazione. Spregiavano la bellezza e schernivano la bontà. Ridevano fragorosamente alla vista di uno storpio e se vedevano un animale sofferente lo uccidevano a sassate. Si vantavano delle loro ferite e ostentavano le cicatrici con orgoglio, e riservavano il massimo rispetto alle mutilazioni: un ragazzetto privo di un dito poteva essere il loro re. Amavano la violenza; erano capaci di percorrere miglia e miglia per vedere il sangue, e non mancavano mai a un'impiccagione.
 
===''IlNotte Codice Rebeccasull'acqua''===
Era l'aereo più romantico che fosse mai stato costruito.<br>
L'ultimo cammello crollò a mezzogiorno.<br>
Sul molo di Southampton, alle dodici e mezzo del giorno della dichiarazione di guerra, Tom Luther scrutava il cielo e attendeva l'aereo con il cuore colmo di ansia e di paura. Continuava a canticchiare sottovoce qualche nota di Beethoven: il primo movimento del concerto Imperatore, un motivo esaltante e battagliero, adatto al momento.
Era il maschio chiaro di cinque anni che aveva acquistato a Gialo. Dei tre, il più giovane e robusto, e il meno bizzoso. Lo amava quanto un uomo può amare un cammello: in altre parole, lo odiava con moderazione.<br>
 
Risalirono il lato sottovento di una duna, uomo e cammello, sprofondando nella sabbia. In cima si fermarono. Guardarono avanti, e quello che videro fu un'altra duna, e oltre quella altre mille. E fu come se nel cammello si spegnesse ogni speranza. Gli si piegarono le zampe anteriori, poi crollarono quelle posteriori. Si accovacciò in cima alla duna come un monumento, fissando il deserto con l'indifferenza di chi muore.
===''Una fortuna pericolosa''===
<center>1866</center>
Il giorno della tragedia i ragazzi della Windfield School erano consegnati nelle loro camere.<br>
Era un caldo sabato di maggio, e di norma avrebbero trascorso il pomeriggio nel campo sud, alcuni a giocare a cricket, altri a osservarli dal margine ombroso di Bishop's Wood. Ma un crimine era stato commesso. Sei sovrane d'oro erano state rubate dalla scrivania del signor Offerton, il professore di latino, e il sospetto gravava sull'intera scolaresca. Tutti i ragazzi dovevano restare all'interno della scuola fino a quando non fosse stato catturato il ladro.
 
<center>PARTE PRIMA 1873</center>
«Risolveremo il problema della spedizione dei fucili, Papà» promise. «Non devi preoccuparti.»
Papà scrollò le spalle. «Chi è che ci ostacola?»
Era un interrogativo semplicissimo, ma nella famiglia Miranda aveva un significato profondo. Quando ci si trovava di fronte a un problema insolubile, si chiedeva: "Chi è che ci ostacola?". In realtà significava: "Chi dobbiamo uccidere per ottenere ciò che vogliamo?".
 
<center> EPILOGO 1892</center>
Era come se qualcosa di malefico fosse emerso dall'acqua profonda in
quel lontano giorno del 1866 e fosse entrato nelle loro vite, scatenandovi le
passioni più tenebrose, l'odio, l'avidità, l'egoismo e la crudeltà, e fomentando
l'inganno, il fallimento, la malattia e l'omicidio. Ma ora tutto era finito.
I debiti erano stati saldati. Se era esistito davvero uno spirito maligno,
era ripiombato sul fondo del laghetto.
 
===''Un luogo chiamato libertà''===
Quando mi trasferii nell'High Glen House mi dedicai subito con passione al giardinaggio, e fu così che trovai il collare di ferro.<br>
La casa era cadente e il giardino invaso dalle erbacce. Una vecchia signora un po' matta vi aveva abitato per vent'anni senza dare mai neppure una mano di vernice.<br>
Poi lei era morta e io avevo comprato la casa dal figlio, concessionario della Toyota a Kjkburn, la città più vicina, a ottanta chilometri.
 
===''Il terzo gemello''===
L'ondata di caldo avvolgeva Baltimora come un sudario. I sobborghi verdeggianti erano rinfrescati da migliaia di irrigatori, ma gli abitanti più ricchi se ne stavano chiusi in casa con l'aria condizionata al massimo. Sulla North Avenue, prostitute svogliate cercavano l'ombra e sudavano sotto le parrucche, mentre all'angolo della strada i ragazzi vendevano droga che estraevano furtivamente dalle tasche dei calzoncini. Era settembre inoltrato, ma l'autunno sembrava ancora lontano.
 
===''Il martello dell'Eden''===
Al ricordo di tanta bellezza quasi gli si spezza il cuore.
 
===''IlCodice pianetaa dei bruchizero''===
<center>5.00</center>
Fritz Price rivolse alla gemella un'occhiata complessa e si strinse nelle spalle.<br>
''Il jupiter C è posizionato sulla rampa di lancio al Complesso 26 di Cape Canaveral. Per proteggerlo da sguardi indiscreti è coperto da grandi teloni che ne nascondono ogni parte tranne la coda, che è quella dell'ormai noto Redstone, il missile dell'esercito. Ma tutto il resto, mascherato dalla copertura, è davvero unico...''
«Io non sapevo neppure che esistesse, questo zio Grigorian» affermò.<br>
«Che nome buffo!» commentò Helen, con aria dubitativa, scrutando il terzo ragazzino, molto più piccolo di loro. «Sei sicuro di averlo capito bene, Barile?»<br>
«Non chiamarmi Barile» si risentì Barile.
 
Si svegliò spaventato.<br>
===''Il terzo gemello''===
Anzi, peggio: era terrorizzato. Il cuore gli batteva all'impazzata, aveva il fiato corto, il corpo teso. Come dopo un incubo, solo che il risveglio non portò alcun sollievo. Capiva che era accaduto qualcosa di terribile, ma non sapeva cosa.
L'ondata di caldo avvolgeva Baltimora come un sudario. I sobborghi verdeggianti erano rinfrescati da migliaia di irrigatori, ma gli abitanti più ricchi se ne stavano chiusi in casa con l'aria condizionata al massimo. Sulla North Avenue, prostitute svogliate cercavano l'ombra e sudavano sotto le parrucche, mentre all'angolo della strada i ragazzi vendevano droga che estraevano furtivamente dalle tasche dei calzoncini. Era settembre inoltrato, ma l'autunno sembrava ancora lontano.
 
===''Le gazze ladre''===
<center>Primo giorno<br>DOMENICA, 28 MAGGIO 1944</center>
Un minuto prima dell'esplosione, nella piazza di Sainte-Cécile regnava la calma assoluta. La serata era calda ed una coltre di aria immobile avvolgeva la città. La campana della chiesa batteva pigri rintocchi, chiamando a raccolta i fedeli con poca convinzione, ma per Felicity Clairet suonavano come un conto alla rovescia.
 
===''Il volo del calabrone''===
«L'ultimo a sinistra.»
 
===''L'uomoNel di Pietroburgobianco''===
<center>VIGILIA DI NATALE<br>01.00</center>
Era un pigro pomeriggio di domenica, proprio di quelli che Walden preferiva. Davanti alla finestra aperta, guardava l'ampia distesa del parco. Sul prato pianeggiante si stagliavano alberi rigogliosi: un pino scozzese, un paio di querce possenti, alcuni castagni, e un salice che pareva la chioma inanellata di una fanciulla. Il sole era alto e gli alberi proiettavano ombre scure e fresche. Gli uccelli tacevano, ma le api sciamavano lungo il rampicante che incorniciava la finestra.
I due uomini guardavano Antonia Gallo con espressione ostile e risentita. Erano stanchi, avrebbero voluto andare a casa, ma lei non glielo permetteva. Sapevano che aveva ragione, e questo rendeva le cose ancora più difficili.<br>
Si trovavano nell'ufficio Personale dell'Oxenford Medical. Antonia, che tutti chiamavano Toni, era direttore dei servizi e prima responsabile della sicurezza. L'Oxenford, un piccolo istituto farmaceutico – quello che nel gergo del mercato azionario si chiama una società di nicchia –, faceva ricerche nel campo dei virus letali. La sicurezza era un problema primario.
 
===''Mondo senza fine''===
[[File:Ken Follett 2007.JPG|thumb|right|Ken Follett all'anteprima italiana del suo romanzo ''Mondo senza fine'']]
<center>1° NOVEMBRE 1327</center>
Gwenda aveva otto anni, ma il buio non le faceva paura.<br>
Quando aprì gli occhi non vide nulla, però non fu questo a spaventarla. Sapeva di trovarsi al priorato di Kingsbridge, nel lungo edificio di pietra chiamato ospitale, stesa a terra su un giaciglio di paglia. Accanto a lei era sdraiata la madre; dal tiepido profumo, Gwenda comprese che stava allattando il piccolo, ancora senza nome. Vicino alla mamma c'erano il papà e poi il fratello maggiore Philemon, di dodici anni.<br>
L'ospitale era affollato, e benché la bambina non riuscisse a vedere le altre famiglie coricate sul pavimento, stipate come pecore in un recinto, percepiva l'odore acre dei loro corpi caldi. All'alba sarebbe stato Ognissanti, che quell'anno cadeva di domenica e quindi era un giorno particolarmente benedetto. La sera che lo precedeva, la vigilia, era un momento pericoloso in cui gli spiriti maligni circolavano liberamente. Al pari della famiglia di Gwenda, centinaia di persone erano accorse a Kingsbridge dai villaggi vicini per trascorrere la festa entro i confini consacrati del priorato e assistere all'alba al servizio religioso.<br>
Come tutte le persone di buonsenso, Gwenda temeva gli spiriti maligni, ma ancor più la terrorizzava quel che avrebbe dovuto fare durante la funzione.
 
===''La caduta dei giganti''===
<center>1933</center>
Carla capì che i genitori stavano per litigare. Nel preciso istante in cui entrò in cucina l'ostilità fra loro la investì come il vento gelido e penetrante che a febbraio spazzava le strade di Berlino prima di una bufera di neve. Fu tentata di girarsi e andarsene. Non accadeva spesso che discutessero. In genere si mostravano molto affettuosi tra loro... anche troppo. Carla provava un profondo imbarazzo quando si baciavano davanti ad altre persone. I suoi amici lo trovavano strano, perché i loro genitori non erano altrettanto espansivi. Una volta lo aveva detto alla mamma, che si era messa a ridere compiaciuta. "Il giorno dopo il matrimonio tuo padre e io fummo costretti a separarci a causa della Grande Guerra" aveva spiegato. Era inglese di nascita, anche se non lo si sarebbe detto. "Io rimasi a Londra, mentre lui dovette tornare a casa, in Germania, per arruolarsi". Carla aveva sentito tante volte quella storia, che la mamma amava ripetere. "Eravamo convinti che la guerra sarebbe durata tre mesi, invece lo rividi soltanto cinque anni dopo. Per tutto quel tempo non desiderai altro che stringerlo a me, per cui adesso non me ne stanco mai".
 
===''La cruna dell'ago''===
Era stato l'inverno più freddo degli ultimi quarant'anni. I villaggi nella campagna inglese erano isolati dalla neve, e il Tamigi era gelato. Un giorno di gennaio il treno da Glasgow per Londra arrivò a Euston con ventiquattro ore di ritardo. La neve e l'oscuramento contribuivano a rendere pericolosi i viaggi in auto: gli incidenti stradali erano raddoppiati, e la gente raccontava barzellette su come era più rischioso guidare una Austin Sette per Piccadilly di notte che attraversare con un carro armato la linea Sigfrido.<br>
Poi, venne la primavera, e fu splendida. I palloni di sbarramento galleggiavano maestosi nell'azzurro splendente del cielo, e i soldati in permesso amoreggiavano per le vie di Londra con ragazze in abiti sbracciati.
 
===''Le gazze ladre''===
<center>Primo giorno<br>DOMENICA, 28 MAGGIO 1944</center>
Un minuto prima dell'esplosione, nella piazza di Sainte-Cécile regnava la calma assoluta. La serata era calda ed una coltre di aria immobile avvolgeva la città. La campana della chiesa batteva pigri rintocchi, chiamando a raccolta i fedeli con poca convinzione, ma per Felicity Clairet suonavano come un conto alla rovescia.
 
===''Lo scandalo Modigliani''===
Il fornaio si grattò i baffi neri con l'indice infarinato, imbiancandoli quanto bastava per apparire più vecchio di dieci anni. Intorno a lui gli scaffali e i banchi erano pieni di lunghe pagnotte fresche e croccanti e quel profumo casalingo gli saturava le narici e gli faceva gonfiare il petto di orgoglio soddisfatto. Era la seconda infornata della mattina: le vendite andavano bene perché il tempo era splendido. Bastava un po' di sole per indurre le casalinghe di Parigi a uscire per comprare il suo ottimo pane.
 
===''Mondo senza fine''===
[[File:Ken Follett 2007.JPG|thumb|Ken Follett all'anteprima italiana del suo romanzo ''Mondo senza fine'']]
<center>1° NOVEMBRE 1327</center>
Gwenda aveva otto anni, ma il buio non le faceva paura.<br>
Quando aprì gli occhi non vide nulla, però non fu questo a spaventarla. Sapeva di trovarsi al priorato di Kingsbridge, nel lungo edificio di pietra chiamato ospitale, stesa a terra su un giaciglio di paglia. Accanto a lei era sdraiata la madre; dal tiepido profumo, Gwenda comprese che stava allattando il piccolo, ancora senza nome. Vicino alla mamma c'erano il papà e poi il fratello maggiore Philemon, di dodici anni.<br>
L'ospitale era affollato, e benché la bambina non riuscisse a vedere le altre famiglie coricate sul pavimento, stipate come pecore in un recinto, percepiva l'odore acre dei loro corpi caldi. All'alba sarebbe stato Ognissanti, che quell'anno cadeva di domenica e quindi era un giorno particolarmente benedetto. La sera che lo precedeva, la vigilia, era un momento pericoloso in cui gli spiriti maligni circolavano liberamente. Al pari della famiglia di Gwenda, centinaia di persone erano accorse a Kingsbridge dai villaggi vicini per trascorrere la festa entro i confini consacrati del priorato e assistere all'alba al servizio religioso.<br>
Come tutte le persone di buonsenso, Gwenda temeva gli spiriti maligni, ma ancor più la terrorizzava quel che avrebbe dovuto fare durante la funzione.
 
===''Nel bianco''===
<center>VIGILIA DI NATALE<br>01.00</center>
I due uomini guardavano Antonia Gallo con espressione ostile e risentita. Erano stanchi, avrebbero voluto andare a casa, ma lei non glielo permetteva. Sapevano che aveva ragione, e questo rendeva le cose ancora più difficili.<br>
Si trovavano nell'ufficio Personale dell'Oxenford Medical. Antonia, che tutti chiamavano Toni, era direttore dei servizi e prima responsabile della sicurezza. L'Oxenford, un piccolo istituto farmaceutico – quello che nel gergo del mercato azionario si chiama una società di nicchia –, faceva ricerche nel campo dei virus letali. La sicurezza era un problema primario.
 
===''Notte sull'acqua''===
Era l'aereo più romantico che fosse mai stato costruito.<br>
Sul molo di Southampton, alle dodici e mezzo del giorno della dichiarazione di guerra, Tom Luther scrutava il cielo e attendeva l'aereo con il cuore colmo di ansia e di paura. Continuava a canticchiare sottovoce qualche nota di Beethoven: il primo movimento del concerto Imperatore, un motivo esaltante e battagliero, adatto al momento.
 
===''Sulle ali delle aquile''===
Tutto incominciò il 3 dicembre 1978.<br>
Jay Coburn, direttore del personale dell'EDS Corporation, Iran, era nel suo ufficio nel centro di Teheran e pensava a molte cose.<br>
L'ufficio si trovava in una costruzione di cemento a tre piani nota come Bucarest, perché sorgeva in una strada nei pressi di via Bucarest. Era al primo piano, in una stanza piuttosto grande secondo i criteri americani. C'erano un pavimento a parquet, una bella scrivania dirigenziale e un ritratto dello scià appeso alla parete. Jay Coburn voltava le spalle alla finestra. Al di là della porta a vetri si scorgeva il grande stanzone dove i dipendenti erano seduti alle macchine da scrivere e ai telefoni. La porta a vetri aveva le tende, ma Coburn non le chiudeva mai.
 
===''Triplo''===
Ci fu una volta, soltanto una volta, in cui si trovarono tutti insieme.<br>
Si incontrarono molti anni fa, quando erano giovani, prima che tutto questo accadesse; ma l'ombra di quell'incontro si proiettò ben oltre attraverso gli anni.<br>
Accadde la prima domenica di novembre del 1947, per essere precisi; e ciascuno di loro incontrò tutti gli altri – anzi, per pochi minuti. Alcuni dimenticarono subito le facce viste e i nomi sentiti pronunciare in presentazioni formali. Altri dimenticarono addirittura l'intera giornata; e quando diventò così importante, ventun anni più tardi, dovettero fingere di ricordare; guardare le fotografie sfocate e mormorare: "Ah, sì, naturalmente", con aria d'intesa.
 
===''Un letto di leoni''===
Gli uomini che intendevano uccidere Ahmet Yilmaz facevano sul serio. Erano studenti turchi in esilio che vivevano a Parigi, e avevano già assassinato un addetto diplomatico dell'ambasciata di Turchia, e distrutto con una bomba incendiaria la casa di un dirigente della compagnia di bandiera turca. Avevano scelto Yilmaz come prossimo bersaglio perché era un ricco sostenitore della dittatura militare e perché abitava a Parigi.
 
===''Un luogo chiamato libertà''===
Quando mi trasferii nell'High Glen House mi dedicai subito con passione al giardinaggio, e fu così che trovai il collare di ferro.<br>
La casa era cadente e il giardino invaso dalle erbacce. Una vecchia signora un po' matta vi aveva abitato per vent'anni senza dare mai neppure una mano di vernice.<br>
Poi lei era morta e io avevo comprato la casa dal figlio, concessionario della Toyota a Kjkburn, la città più vicina, a ottanta chilometri.
 
===''Una fortuna pericolosa''===
<center>1866</center>
Il giorno della tragedia i ragazzi della Windfield School erano consegnati nelle loro camere.<br>
Era un caldo sabato di maggio, e di norma avrebbero trascorso il pomeriggio nel campo sud, alcuni a giocare a cricket, altri a osservarli dal margine ombroso di Bishop's Wood. Ma un crimine era stato commesso. Sei sovrane d'oro erano state rubate dalla scrivania del signor Offerton, il professore di latino, e il sospetto gravava sull'intera scolaresca. Tutti i ragazzi dovevano restare all'interno della scuola fino a quando non fosse stato catturato il ladro.
 
<center>PARTE PRIMA 1873</center>
«Risolveremo il problema della spedizione dei fucili, Papà» promise. «Non devi preoccuparti.»
Papà scrollò le spalle. «Chi è che ci ostacola?»
Era un interrogativo semplicissimo, ma nella famiglia Miranda aveva un significato profondo. Quando ci si trovava di fronte a un problema insolubile, si chiedeva: "Chi è che ci ostacola?". In realtà significava: "Chi dobbiamo uccidere per ottenere ciò che vogliamo?".
 
<center> EPILOGO 1892</center>
Era come se qualcosa di malefico fosse emerso dall'acqua profonda in
quel lontano giorno del 1866 e fosse entrato nelle loro vite, scatenandovi le
passioni più tenebrose, l'odio, l'avidità, l'egoismo e la crudeltà, e fomentando
l'inganno, il fallimento, la malattia e l'omicidio. Ma ora tutto era finito.
I debiti erano stati saldati. Se era esistito davvero uno spirito maligno,
era ripiombato sul fondo del laghetto.
 
==Bibliografia==
Utente anonimo