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''A Paolo Manuzio''
(spostamento)
(''A Paolo Manuzio'')
*''Gran Duce, che con lingua, e con man vaglia, | E abbia incontro essercito possente, | II giorno destinato alla battaglia | Non usò mai tant'arte con sua gente; | Perche l'ingegne avverse ardita assaglia, | Perché aspiri alla vittoria ardente | Come'l Signor, più giorni anzi che pera, | Cercò disporre, e inanimir sua schiera''. (22, Canto primo)
*''Farete con le lingue maggior frutto | Voi sulla terra, che non fece il Sóle | Unqua co i raggi; e si vedrà per tutto | Non men l'opre ammirar, che le parole. | Oserete partirvi il mondo tutto | Tra voi poveri miei, sì come suole | Vil famiglia partir picciol terreno, | Dappoi che il vecchio padre venne meno''. (32, Canto primo)
 
==''A Paolo Manuzio''==
*''A [[Roma]] alla fontana di Trevi al giardino dell'Aragona, dove si stampan libri''.<br />Oltre l'esser io di natura inclinatissimo ad amar generalmente tutte le persone virtuose et di fama, et a stimar in altri quel che non è in me, questi nomi Aldo et Manutio sempre sono stati così cari et onorati appo me; onde in quanto la S. V. richiederà per suo comodo, non pur non mi sarà, sicome scrive, noja, ma molta satisfattione. Et essendo io in [[Napoli]] ne' giorni adietro per alcune mie bisogne, ho ringratiato il nostro [[Marco Antonio Passero|Passero]], che egli m' habbia procurato sì bel guadagno, come è l'amicitia vostra in atto, chè in animo già era, sì che eommandi securamente, che sarà amorevolmente ubbidita. (Di Gaeta, a' 23 di febraio del 62)
*Sig. Mio. La bontà della S. V. è pur troppo grande, poichè sotto titolo di gratitudine usa meco tanti officii et segni d'amorevolezza, li quali non sono altro, nè hanno altra fonte d'onde derivare, che sua pura et mera cortesia. Sia quel che si voglia, io mi glorio et mi rallegro di questa nova amicitia (nova in quanto alle dimostrationi esteriori, chè nell'animo sempre l'hebbi), più che di cosa prospera, che di molti anni m'avenisse, et ne ringratierò sempre il Passero, et più nel ringratierei, s'egli mi desse altre occasioni di far servitio a V. S., poichè da me stesso non le ho. (Di Gajeta, a' 27 di aprile del 62.)
*Quel ch' io vorei hora si è che V. S. impetrasse da Sua Santità la spedition d'un breve, del quale io mando la sostantia, o d'un tale simile, tal che ad un tempo stesso io venissi ad esser assoluto et honorato. Et questo si vorebbe trattar senza metter la cosa in riputatione. Ho tanta fede nella bontà vostra, et nella volontà che '1 papa vi tiene meritamente, che tengo certo che se V. S. medesma cerca questa gratia senza tante cerimonie, l'ottenerà, et tanto più impiegandosi in persona d'un homo da bene... (Di Gaieta, a' 23 di settembre del 62)
 
==Citazioni su Luigi Tansillo==
*Il Tansillo, vissuto da fanciullo a corte, aveva conservato il pudore; cosa difficile sempre, difficilissima e quasi impossibile in quell'età di poeti cortigiani e scrocconi. Ed è bello il vedere il nostro poeta resistere alle tentazioni, ed ai suggerimenti di quello [[Pietro Aretino|Pietro Bacci]], che i contemporanei non si vergognarono di chiamare il divino; e di scusarsi quasi del non sapersi acconciare alla turpe usanza della scrocconeria. ([[Francesco Fiorentino]])
==Bibliografia==
*Luigi Tansillo, ''Le lagrime di s. Pietro'', con note di [[Lucrezia Marinella]], [[Tommaso Costo]] e [[Barezzo Barezzi]], Francesco Piacentini, Venezia 1738.
*Luigi Tansillo, in ''Lettere inedite di dotti italiani del secolo XVI: tratte dagli autografi della Biblioteca Ambrosiana'' a cura di [[Antonio Ceruti]], Boinardi-Pogliani di Ermenegildo Besozzi, Milano 1856}}
 
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