Differenze tra le versioni di "Ursula Le Guin"

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====[[Incipit]]====
«Sul pianeta O non scoppia una guerra da cinquemila anni», lesse «e Gethen non ha mai conosciuto guerre.» Interruppe la lettura, per far riposare gli occhi e anche perchè stava cercando di abituarsi a leggere lentamente, a non divorare le frasi a bocconi interi come Tikuli ingurgitava il cibo. «Non ha mai conosciuto guerre»: nella sua mente quelle parole si stagliavano chiare e distinte, circondate da un alone di incredulità infinita, oscura e soffice in cui poi affondavano. Ma che mondo può essere, quello senza guerre? Sarebbe un mondo vero. La pace era la vita vera, una vita di lavoro e sapere ed educazione dei figli al lavoro e al sapere. La guerra, che divorava lavoro, sapere e figli, era la negazione della realtà. ''Ma la mia gente'', pensò, ''sa soltanto negare. Nati nelle tenebre fitte di un potere mal utilizzato, releghiamo la pace fuori dal nostro mondo, come un faro irraggiungibile. Sappiamo soltanto combattere. Quel po' di pace che qualcuno di noi riesce a trovare in vita sua è soltanto la negazione della guerra in corso, un fantasma di un fantasma, un'incredulità al quadrato.
====[[Explicit]]====
«Ci sarà mai pace tra noi?», chiese alla fine.<br />
«Hai bisogno di pace?»<br />
====[[Incipit]]====
Solly era stata una monella dello spazio, la figlia di un Mobil, passando da un'astronave all'altra, da un mondo all'altro. Aveva viaggiato per cinquecento anni luce ancor prima di compiere i dieci anni. All'età di venticinque anni s'era ritrovata nel bel mezzo di una rivoluzione su Alterra. Aveva imparato l'''aiji'' su Terra e l'arte del pre-pensiero da un vecchio Hilfer su Rokanan, aveva completato in fretta le scuole su Hain ed era sopravvissuta a una missione come osservatrice su Kheakh, posto terribile e morente, saltando in questo modo un altro mezzo millennio quasi alla velocità della luce. Era giovane ma aveva visto un sacco di cose.
====[[Explicit]]====
Parecchi anni dopo che Yeowe era entrato a far parte dell'Ekumene, l'ambasciatrice Solly Agat Terwa fu mandata su Terra come inviata dell'Ekumen. Poi fu mandata su Hain, dove servì con grande distinzione come ambasciatore permanente. In tutti i suoi viaggi e servizi era accompagnata dal marito, un ufficiale dell'esercito di Werel di alcuni anni più vecchio di lei, un uomo bellissimo, tanto riservato quanto lei era socievole. La gente che li conosceva sapeva del loro orgoglio appassionato e della fiducia che avevano l'uno nell'altra. Solly era forse, tra i due, la più felice, ripagata e soddisfatta del suo lavoro. Ma Teyeo non aveva rimpianti. Aveva perso il suo mondo, però aveva tenuto ben stretta la sola cosa nobile che gli restava.
 
====[[Incipit]]====
Sedeva accanto a suo padre, presso il bacino di irrigazione. Ali color del fuoco solcavano l'aria del crepuscolo, scendendo a fior d'acqua. Tremuli cerchi si allargavano, s'incrociavano, scemavano sull'immobile specchio d'acqua. «Cos'è che agita così l'acqua?» chiese sottovoce, intimidito dal mistero, e il padre sottovoce gli rispose, «Sono gli araha che la sfiorano per bere». Allora comprese che al centro di ogni cerchio c'era una brama, una sete. Poi fu l'ora di tornare a casa, e lui corse innanzi a sua padre, immaginando di essere un araha in volo nel crepuscolo verso l'alta città dalle finestre illuminate.
====[[Explicit]]====
«Quando devi stare seduto e quieto, desideri volare,» le disse, guardando la mano pallida, nodosa e delicata dell'amica posata sul suo braccio. «Quando devi volare, vorresti star seduto e quieto. Ho imparato a restar seduto e quieto, e ho imparato a volare con gli storici. Ma non avevo ancora trovato il mio equilibrio.»<br />
«Poi sei venuto qui,» disse lei.<br />
====[[Incipit]]====
Un caro amico mi ha chiesto di scrivere la storia della mia vita, ritenendo che potesse essere di qualche interesse per genti di altri mondi e altri tempi. Sono una donna qualsiasi, ma ho vissuto in un periodo di grandi mutamenti e ho avuto il vantaggio di sperimentare sulla mia propria pelle il significato della servitù e quello della libertà.
====[[Explicit]]====
Vi ho narrato la storia che mi è stato chiesto di narrare. L'ho conclusa, come si concludono molte storie, con l'unione di due persone. Che valore hanno l'amore e il desiderio di un uomo o di una donna rispetto alla storia di due mondi, ai grandi rivolgimenti del tempo che stiamo vivendo, alla speranza, alla crudeltà infinita della nostra specie? Molto poco. Ma una chiave è molto piccola rispetto alla porta che apre. Se perdete la chiave, la porta potrebbe rimanere chiusa per sempre. È nei nostri corpi che perdiamo o diamo inizio alla libertà, nei nostri corpi che subiamo o poniamo fine alla schiavitù. Dedico questo libro al mio amico, col quale ho vissuto e col quale morirò libera.
 
===[[Incipit]]===
Come si può distinguere tra leggenda e realtà, su mondi che giacciono a molti anni di distanza dal nostro? Pianeti senza nome, che i nativi chiamano semplicemente «il Mondo»; pianeti senza storia, dove il passato è materia di mito e dove l'esploratore che vi fa ritorno scopre che le sue azioni di pochi anni prima sono diventate le gesta di un dio. Un velo buio di irrazionalità si stende sull'intervallo di tempo che le nostre astronavi attraversano alla velocità della luce, e nell'oscurità proliferano l'incertezza e le esagerazioni, come erbacce.
===[[Explicit]]===
 
===Explicit===
Camminarono in silenzio, fianco a fianzo, per sette passi, fino al parapetto. Poi Ganye, alzando gli occhi verso l'azzurrino, vago bastione della montagna, disse: — Rimani qui con noi. <br/>
Rocannon esitò qualche istante, poi disse: — Sì. Per un poco. <br/>
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