Bernardino Baldi: differenze tra le versioni

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*[[Pietro Apiano|PIETRO Apiano]] Bennisio da Licisnia Tedesco ebbe la prima Catedra della lettura delle Matematiche nello Studio d'Ingolstadio. Publicò dopo Giovanni Stabio l'Horologgio detto foglia della Pioppa. Mandò fuori il libro di Giordano de Pesi. Scrisse del suo un libretto di Geografia, à cui aggiunse un trattatelo del conoscer l'hore della notte per via della Stella Polare. Publicò parimente un Quadrante Universale in forma nuova, & alcune altre cose. (pp. 123-124)
*[[Jacques Peletier du Mans|GIACOBO Peletario]] Cittadino Leonese, attese alli studii Legali, & indi essendo d'età più matura, non si compiacendo di quello studio, si diede alla Filosofia, & indi alla Medicina, di cui si compiacque, e fecevi buon profitto. Fù Poeta nella lingua materna, amico, & imitatore di Pietro Ronsardo; finalmente fermossi nelle Matematiche, e nelle dette professioni lasciò scritto alcune opere. [...] Scrisse in lingua Francese un volume d'Algebra, & ultimamente commentarii sopra i primi sei libri degl'elementi d'Euclide, nei quali, come tengono i migliori, fù soverchiamente animoso, & innovatore. [...] Scrisse alcune cose dell'angolo, del contatto, del cerchio, e della linea, nella quale presi principii falsi, ne trasse tali anco le conclusioni. Molti confutatori ha havuto il Peletario, fra quali non è punto ignobile [[Cristoforo Clavio]] Bambergese, contro cui esso Peletario mandò fuori un'Apologia, à cui il Clavio rispose con una disgressione fatta nel libro de Triangoli. (pp. 129-130)
*{{NDR|[[Federico Commandino]]}} fin da giovinetto haveva dato opera felicemente alle Matematiche, alle quali haveva straordinaria inclinatione, e perche à detti studii fù eccitato da [[Papa Marcello II|Marcello Cervino]], che fù poi Pontefice, e da [[Ranuccio Farnese (cardinale)|Ranuccio]], à servitii de quali egli si trovava, abbracciò più caldamente le dette professioni, di maniera, che vedendo l'incertezza della medicina, & il pericolo del trattarla, abbandonatala del tutto, si diede alle specolationi Matematiche, nelle quali fece poi tanto profitto, quanto con molta meraviglia ha veduto l'età nostra: poiche per opera sua hanno racquistato lo splendor loro tutti i più antichi, e nobili scrittori di quelle professioni. Egli ha tradotto dal greco, & illustrato le cose d'[[Archimede]], d'[[Apollonio di Perga|Appollonio]], di [...[Sereno di Antinopoli|Sereno]], di [[Pappo di Alessandria|Pappo]], d'[[Eutocio]], d'[[Aristarco di Samo|Aristarco]], d'[[Euclide]], e di molti[[Erone altridi Alessandria|Herone Alessandrino]], di [...[Claudio Tolomeo|Tolomeo]], e di molti altri, l'opere de quali, prevenuto dalla morte, egli non potè publicare. Del suo habbiamo il libro del Centro della gravità de solidi, opera da esser paragonata à quelle de più nobili antichi. (pp. 138-139)
*Non fù il [[Federico Commandino|Comandino]] Lettore d'alcuna Università, ne meno procurollo, ma vivendosene in casa sua, godevasi la quiete delli studii. Molti lo frequentavano desiderosi d'imparare, fra quali era [[Guidobaldo Del Monte|Guidobaldo de Marchesi del Monte]], che hoggi vive, e con gli scritti suoi illustra queste scienze. Eravi anco Bernardino Baldi, che scrive quest'historia, il quale essendo in quei tempi giovinetto, si dilettava grandemente di queste professioni. (p. 139)
*[[Cristoforo Clavio|CRISTOFORO Clavio]] [...] vive hoggi in Roma connumerato ragionevolmente frà i primi Matematici del nostro secolo. [...] è huomo d'infinita fatica, ha scritto, e scrive molte opere [...]. (p. 143)
*[[Guidobaldo Del Monte|GUIDOBALDO de Marchesi del Monte]] [...] vive hoggi famosissimo per l'eccellenza del suo ingegno nella professione delle Matematiche. Ha egli buona cognitione delle due lingue megliori, e delle cose filosofiche, e della Teologia. Nelle Matematiche poi ha genio così grande, e particolarmente nelle cose della Geometria, e delle subalterne, che pare, che sia risorta in lui la vivacità dell'ingegno d'[[Archimede]], il che ha mostrato ne libri delle Mecaniche, ne quali chiaramente appare, ch'egli habbia tornata quella facoltà nel suo antico splendore. (pp. 145-146)