Differenze tra le versioni di "Niccolò Machiavelli"

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*[...] dice [[Tito Livio]] [...] che tutti insieme sono gagliardi, e, quando ciascuno poi comincia a pensare al proprio pericolo, diventa vile e debole. ([[s:Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo 57|libro I, cap. LVII]])
*Nessuna cosa essere più vana e più incostante che la [[moltitudine]], così Tito Livio nostro, come tutti gli altri istorici, affermano. ([[s:Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo 58|libro I, cap. LVIII]])
*Laudano sempre gli uomini, ma non sempre ragionevolmente, gli antichi tempi e gli presenti accusano; e in modo sono delle cose passate partigiani che non solamente celebrano quelle etadi che da loro sono state, per la memoria che ne hanno lasciata gli scrittori, conosciute, ma quelle ancora che sendo già vecchi si ricordano nella loro giovanezza avere vedute. E quando questa loro opinione sia falsa, come il più delle volte è, mi persuado varie essere le cagioni che a questo inganno gli conducono. E la prima credo sia che delle cose antiche non s’intenda al tutto la verità; e che di quelle il più delle volte si nasconda quelle cose che recherebbono a quelli tempi infamia, e quelle altre che possano partorire loro gloria si rendino magnifiche e amplissime. [...] Oltra di questo, odiando gli uomini le cose o per timore o per invidia, vengono a essere spente due potentissime cagioni dell’odio nelle cose passate, non ti potendo quelle offendere e non ti dando cagione d’invidiarle. Ma al contrario interviene di quelle cose che si maneggiano e veggono, le quali per la intera cognizione di esse non ti essendo in alcuna parte nascoste e conoscendo in quelle insieme con il bene molte altre cose che ti dispiacciono, sei forzato a giudicarle alle antiche molto inferiori, ancora che in verità le presenti molto più di quelle di gloria e di fama meritassoro; [...]. ([[s:Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Introduzione|libro II, introduzione]])
*[...] l'[[artiglieria]] ha bisogno di essere guardata, a volere che la operi, o da mura o da fossi o da argini; e come le mancherà una di queste guardie, ella è prigione, o la diventa inutile: come le interviene quando la si ha a difendere con gli uomini; il che le interviene nelle giornate e zuffe campali. ([[s:Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo 17|libro II, cap. XVII]])
*[...] l'impeto delle artiglierie è tale che non truova muro, ancoraché grossissimo, che in pochi giorni ei non abbatta [...]. ([[s:Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Capitolo 17|libro II, cap. XVII]])