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==Citazioni di Carl Schmitt==
*{{NDR|Su [[Max Stirner]]}} A considerarlo nell'insieme, Stirner è orribile, sguaiato, millantatore, smargiasso, un goliarda, uno studente degenerato, uno zotico, un egomane, evidentemente uno psicopatico grave. Uno che a voce alta e sgradevole va gracchiando: "Io sono io, nulla mi importa oltre me stesso". I suoi sofismi verbali sono insopportabili. L'eccentricità avvolta in fumo di sigaro della sua bohème da osteria è nauseante. Eppure Max sa qualcosa di molto importante. Sa che l'Io non è un oggetto di pensiero. Così ha trovato il titolo più bello e in ogni caso più tedesco di tutta la letteratura tedesca: L'unico e la sua proprietà. In questo momento Max è l'unico che mi fa visita nella mia cella. Questo, da parte di un egoista rabbioso, mi commuove profondamente.<ref>Da ''Ex captivitate salus'', Köln, 1950, traduzione di C. Mainoldi, con un saggio di F. Mercadante, Milano, 1987, pp. 83-84.</ref>
*L'eccezione è più interessante del caso normale. Quest'ultimo non prova nulla, l'eccezione prova tutto.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della politica'', traduzione di Sonia Sferzi, Gribaudo, 2018, p. 255. ISBN 9788858019429</ref>
*[Per assoggettare i popoli] basterà addirittura che una nazione non possa pagare i suoi debiti.<ref>Citazione del 1932 riportata in: Marcello Veneziani, ''Imperdonabili'', Venezia, 2017, ISBN 978-88-317-2858-4, p. 176</ref>
*{{NDR|Sui "vincitori"}} Vivere della colpa altrui è il modo più basso di vivere a spese degli altri. Vivere di ammende e tangenti è il modo più ignobile di fare bottino. Ma essi hanno vissuto sempre così. Della confisca dei beni dei proscritti e dei nemici posti ''hors la loi''. Il bottino della guerra civile, la conquista del bottino associata alla guerra civile; chi fa bottino nella guerra civile; il diritto all'indennizzo da parte del vincitore. La guerra civile non conosce trionfi; parve già sconveniente il fatto che nel settembre del 46 a.C., in occasione del trionfo di [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], venisse esibito in effigie il [[suicidio]] di [[Marco Porcio Catone Uticense|Catone]], sebbene il trionfo non fosse sui cittadini sconfitti, ma per la quadruplice vittoria riportata su [[Gallia]], [[Egitto antico|Egitto]], Ponto e Numidia.<ref>Citato in Carl Schmitt, Antonio Caracciolo (a cura di), ''Posizioni e concetti in lotta con Weimar-Ginevra-Versailles, 1923-1939'', Giuffrè Editore, 2007, Incipit da una citazione del 16 novembre 1947, nota del ''Glossario''</ref>
 
==''Ex captivitate salus''==
*{{NDR|Su [[Max Stirner]]}} A considerarlo nell'insieme, Stirner è orribile, sguaiato, millantatore, smargiasso, un goliarda, uno studente degenerato, uno zotico, un egomane, evidentemente uno psicopatico grave. Uno che a voce alta e sgradevole va gracchiando: "Io sono io, nulla mi importa oltre me stesso". I suoi sofismi verbali sono insopportabili. L'eccentricità avvolta in fumo di sigaro della sua bohème da osteria è nauseante. Eppure Max sa qualcosa di molto importante. Sa che l'Io non è un oggetto di pensiero. Così ha trovato il titolo più bello e in ogni caso più tedesco di tutta la letteratura tedesca: L'unico e la sua proprietà. In questo momento Max è l'unico che mi fa visita nella mia cella. Questo, da parte di un egoista rabbioso, mi commuove profondamente.<ref>Da ''Ex captivitate salus'', Köln, 1950, traduzione di C. Mainoldi, con un saggio di F. Mercadante, Milano, 1987, pp. 83-84.</ref>
*''Ho conosciuto le escavazioni del destino, | vittorie e sconfitte, rivoluzioni e restaurazioni, | inflazioni e deflazioni, bombardamenti, | diffamazioni, mutamenti di regime... | fame e freddo, campo di concentramento e cella d'isolamento''.
*L'ultimo rifugio per un uomo tormentato da altri uomini è sempre una preghiera, una giaculatoria al [[Crocifissione di Gesù|Dio crocifisso]]. Nel tormento del dolore, noi lo riconosciamo, ed egli ci riconosce. Il nostro Dio non fu lapidato come [[ebreo]] da ebrei, né decapitato come [[Impero romano|romano]] da romani. Egli non poteva essere decapitato. Un capo nel senso giuridico egli non l’aveva più, perché non aveva più diritti. Morì la
morte degli schiavi, la [[crocifissione]], che un conquistatore straniero gli aveva irrogato. Talvolta si aprono d'improvviso le porte della nostra
prigionia, e si presenta una via segreta: è una via che conduce all'interno, a molte forme del tacere e di silenzio, ma anche a nuovi incontri e a un nuovo presente. Finché la nostra coscienza rimane congiunta al lavoro della nostra esistenza terrena, un legame nuovo con il passato, una personale coesistenza con i pensatori la cui situazione corrisponde alla nostra, si stabiliscono contatti e colloqui, la forza dei quali sposta le montagne di intere biblioteche e il cui fuoco brucia la falsa autenticità di accumuli giganteschi di materiale... Anime e spiriti ci parlano di persona, di noi, di se stessi. Sto pensando ai poveri uomini sofferenti, uomini in una solitaria situazione di pericolo, simile alla mia vita il cui pensiero sta tutto in questa situazione, così che ben li comprendo e posso esser sicuro che essi mi comprendono.<ref>Pagina 63, edizione Adelphi</ref>
*Nelle desolate vastità di un'angusta cella.
 
==''Le categorie del politico''==
*Carl Schmitt, ''Teoria del partigiano: integrazione al concetto del politico'', traduzione di Antonio De Martinis, Adelphi, Milano, 2005.
*Carl Schmitt, ''Le categorie del politico'', traduzione di Pierangelo Schiera, Il Mulino, Bologna, 1972.
*Carl Schmitt, ''Ex captivitate salus. Esperienze degli anni 1945-47'', Adelphi, Milano 1987
*Carl Schmitt, ''Terra e mare'', traduzione di Giovanni Gurisatti, Adelphi, Milano, 2002.
 
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