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*'''FUMO/FUOCO'''. In ''Strade perdute'' un solitario sbuffo di fumo sale per le scale di una casa buia. Il fumo è attivo, muta continuamente, crea immagini emozionanti di particolare stranezza e bellezza. I fumi pulsano in ''Eraserhead'', segnano la vita oscura e confusa di ''Elephant Man'', caratterizzano il pianeta Gedi Primo in ''Dune'', si levano alti e incolonnati dalle segherie di ''Twin Peaks'', segnano la nostra difficoltà nel decifrare la realtà. Il fuoco sembra esistere in sé, provenire dall'eternità. '''Elemento trascendentale e ambiguo è per Lynch un carico di energia''', o un soffio che pesa sul destino fino a sprofondare negli abissi. (Alberto Zanetti (a cura di), David Lynch: visioni perdute, Parma, Edicta per Comune di Parma, 2000, p. 9)
 
*Che l’emozione non faccia mai appello ad un io, bensì a un tu e che trasponga qualcosa nell’atto affermativo di lasciar apparire il '''dolore''', di esporre la sua apparente impotenza, è il fondamento dell’esplorazione del '''dramma''' che intraprende Lynch. Come suggerisce la visione frontale del '''pianto''' dei genitori di Laura nell’istante in cui vengono a conoscenza della sua morte, sottolineata dal campo-controcampo che accompagna la loro conversazione telefonica troncata, forse nessun personaggio è riuscito a piangere inconsolabilmente di profilo nel corso della storia del '''melodramma''' e, ancor meno, nella '''soap-opera''' e telenovela, dove piangere è sempre porsi dinanzi allo spettatore, catturare il suo sguardo e il suo corpo, fare del gesto una parola tragica. [...] Singhiozzanti, contriti, sfigurati dagli umori del piagnucolio, gli abitanti di Twin Peaks appaiono, come i dipinti di una mostra di '''Francis Bacon''', nella forma di volti impotenti che trasferiscono allo spettatore la possibilità di essere posseduto dall’emozione, il privilegio del dolore come condizione essenziale dell’umano. (Ivan Pintor Iranzo, "[http://www.officinasedici.org/2017/02/16/fuoco-cammina-la-costruzione-dello-spettatore-nella-serie-twin-peaks1-ivan-pintor-iranzo/ Fuoco, cammina con me: la costruzione dello spettatore nella serie Twin Peaks/1]", 16/02/2017)
 
*Come la musica, come il fuoco nel cinema di Lynch, l’evidenza fenomenologica dell’emozione, del pianto e del grido silenzioso è, nello stesso tempo, un’offerta e una rivolta obliqua contro le categorie, contro l’ordinamento della realtà mediante la ragione. Il reincontro con le potenze emotive del pianto, dello strazio e della violenza, è anche un reincontro con il figurativo, con la ricomposizione del viso, dopo che l’emozione lo ha sfigurato sulla soglia, sullo ''stimmung'' della sua angoscia. (Ivan Pintor Iranzo, "[http://www.officinasedici.org/2017/02/16/fuoco-cammina-la-costruzione-dello-spettatore-nella-serie-twin-peaks1-ivan-pintor-iranzo/ Fuoco, cammina con me: la costruzione dello spettatore nella serie Twin Peaks/1]", 16/02/2017)
 
*[...] dar corso figurato ad un’energia emozionale che, in ogni caso, trova la sua incarnazione principale nel fuoco. Il fuoco che divora le teste della prima opera di Lynch, l’installazione Six Men Getting Sick (1967), segna l’inizio di una scia incandescente che percorre tutta la sua opera: le scintille consumano l’Uomo del Pianeta alla fine di Eraserhead; il ripetuto inserimento di una candela in Blue Velvet si converte in un mare di fiamme quando Jeff e Dorothy fanno l’amore; la fuga di Sailor e Lula in Wild at Heart (Cuore selvaggio, 1990) avviene su una coltre di fuoco; in Lost Highway, i piani dettagliati della sigaretta di Fred che aprono la storia operano come preludio delle fiamme che devastano la casa dell’Uomo Misterioso. Forse il fumo inquietante che sorge dal letto di Diane in Mulholland Drive, un’eco della serie fotografica Nudes and Smoke (1994), realizzata dall’artista, e la sigaretta che apre un buco nei vestiti di Laura Dern in Inland Empire (2006) sono una testimonianza ancora più potente dell’intimità tra il fuoco e l’intrusione dell’Altro Lato. Come mostrano le formule della rappresentazione di Killer Bob, la Loggia Nera — Black Lodge — i messaggi di origine extraterrestre che riceve il Maggiore Briggs, o la galleria di personaggi mediatori che si estende da El Manco — che, come la domanda «Chi ha ucciso Laura Palmer?», è un omaggio alla serie televisiva The Fugitive (1963-1967, 4 stagioni) — sino a Windom Earle, di nulla ha più paura l’essere umano che di essere toccato dall’ignoto. “Fuoco, cammina con me”, lo slogan che attraversa la serie e sfocia nella forntana di fiamme che esce dalla testa di Earle nell’episodio finale è anche l’imperativo di un richiamo verso ciò che normalmente l’immagine bandisce, la sua traccia, il terrore di un’agitazione che costituisce la manifestazione prossima di qualcosa che è lontano, che si identifica con una sostanza vitale primordiale tanto quanto con la sua controparte, la morte. (Ivan Pintor Iranzo, "[http://www.officinasedici.org/2017/02/16/fuoco-cammina-la-costruzione-dello-spettatore-nella-serie-twin-peaks1-ivan-pintor-iranzo/ Fuoco, cammina con me: la costruzione dello spettatore nella serie Twin Peaks/1]", 16/02/2017)
 
==Cinema e tv, autorialità==
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