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Shunryū Suzuki

monaco buddhista
Shunryu Suzuki-roshi

Shunryū Suzuki (1904 – 1971), monaco e insegnante buddista giapponese.

Mente Zen, Mente di principianteModifica

  • È la saggezza che va in cerca della saggezza. (p. 17)
  • Nella mente di principiante ci sono molte possibilità, in quella da esperto poche. (p. 19)
  • La pratica dello zazen è la diretta espressione della nostra vera natura. A rigor di termini, per un essere umano non esiste altra pratica che questa; non esiste altro sistema di vita che questo. (p. 21)
  • [Sulla postura di meditazione] Queste forme non sono mezzi per ottenere il retto stato mentale. Assumere questa posizione è già di per sé possedere il retto stato mentale. Non c'è alcun bisogno di ottenere qualche speciale stato mentale. (p. 23)
  • Ciò che chiamiamo "io" è soltanto una porta che si apre e si chiude quando inspiriamo ed espiriamo. (p. 26)
  • Nella posizione zazen la mente e il corpo hanno l'immenso potere di accogliere le cose così come sono, sia piacevoli che spiacevoli. (p. 33)
  • Si dice che ci sono quattro tipi di cavalli: eccellenti, buoni, mediocri e cattivi. Il migliore correrà piano o forte, a destra o a sinistra, secondo la volontà del cavaliere, ancor prima di vedere l'ombra della frusta; il secondo miglior cavallo farà tutto bene come il primo, ma un attimo prima che la frusta lo raggiunga; il terzo correrà quando avvertirà dolore sul corpo; il quarto correrà solo dopo che il dolore gli sarà penetrato fin nel midollo delle ossa. Immaginate un po' quanto è difficile per il quarto cavallo imparare a correre! Ascoltando questa storia, quasi tutti vorremmo essere il cavallo migliore. Se non è possibile essere il migliore, vogliamo essere il secondo dopo di lui. È questo, credo, il modo consueto di intendere questa storia e lo Zen. Può darsi che pensiate che, sedendo in zazen, scoprirete se siete tra i migliori cavalli o tra i peggiori. Qui, tuttavia, ci troviamo di fronte a un fraintendimento dello Zen. Se pensate che scopo della pratica zen sia addestrarvi a diventare uno dei cavalli migliori, allora avrete veramente un grosso problema. Ma non è questo il retto intendimento. Se praticate lo Zen nel modo giusto non ha alcuna importanza che voi siate il cavallo migliore o peggiore. Se considerate la misericordia del Buddha, quale pensate sia l'atteggiamento del suo cuore nei confronti dei quattro tipi di cavalli? Egli avrà più simpatia per i peggiori che non per i migliori. Quando siete decisi a praticare lo zazen con la grande mente di Buddha, scoprirete che il cavallo peggiore è quello che vale di più. Proprio nelle vostre imperfezioni troverete la base per la vostra mente ferma, la mente che cerca la via. (pp. 33-34)
  • Inchinarsi è una pratica molto seria. Dovreste essere sempre pronti a inchinarvi, persino nell'ultimo attimo di vita. Anche se è impossibile sbarazzarci dei nostri desideri egocentrici, dobbiamo farlo. La nostra vera natura lo esige. (p. 38)
  • Lo zen non è una forma di eccitazione o agitazione, bensì concentrazione sulla nostra solita "routine" di tutti i giorni. (p. 48)
  • Se la vostra pratica va bene, può darsi che ne diveniate orgogliosi. Ciò che fate va bene, ma vi si è aggiunto qualcosa in più. L'orgoglio è di troppo. Il retto sforzo è sbarazzarsi di ciò che è di troppo. (p. 50)
  • Quando si fa qualcosa, bisogna bruciare completamente come un buon falò, senza lasciare traccia di sé. (p. 52)
  • Comunemente, se qualcuno crede in una particolare religione, il suo atteggiamento diventa sempre più un angolo acuto col vertice rivolto verso l'esterno. Nella nostra via il vertice dell'angolo è sempre rivolto verso di noi. (p. 60)
  • Non si tratta di avere un profondo sentimento del Buddhismo; noi semplicemente facciamo quello che dobbiamo fare e basta, come mangiare o andare a letto. Ecco il Buddhismo. (p. 62)
  • Quando voi diventate voi, lo Zen diventa Zen. Quando voi siete voi, vedete le cose così come sono e diventate tutt'uno con ciò che vi circonda. (p. 65)
  • Vi ho spesso parlato di una rana, e ogni volta tutti si mettono a ridere. Ma una rana è molto interessante. E per giunta siede come noi, lo sapete. Però non pensa di fare assolutamente niente di speciale. Mentre può darsi che voi, quando entrate nello zendo e sedete in meditazione, crediate di fare qualcosa di straordinario. [...] Dovete sempre essere come una rana. Ecco il vero zazen. (pp. 65-66)
  • Chi conosce lo stato di vuoto sarà sempre capace di dissolvere i propri problemi con la costanza. (p. 68)
  • Esprimere voi stessi così come siete, senza alcun intenzionale, elaborato modo di impostare voi stessi: ecco la cosa più importante. (p. 70)
  • La grande mente è qualcosa da esprimere, non da immaginare. La grande mente è qualcosa che si ha, non qualcosa da cercare. (p. 73)
  • Vita e morte sono la stessa cosa. Quando ci si rende conto di ciò, non si ha più paura della morte, né effettiva difficoltà nella vita. (p. 75)
  • Il nostro intendimento del Buddhismo non è meramente intellettuale. Il retto intendimento è la pratica effettiva stessa. (p. 79)
  • Se vi sforzate di raggiungere l'illuminazione, siete spinti da pulsioni karmiche e ne generate di nuove; state a perdere tempo sul vostro cuscino nero. (p. 81)
  • Attimo per attimo ognuno scaturisce dal nulla. Ecco la vera gioia della vita. (p. 88)
  • Nella vita di tutti i giorni il nostro pensiero è egocentrico al novantanove per cento. "Perché soffro? Perché sono angustiato?". (p. 95)
  • Per gli studenti zen l'erbaccia è un tesoro. (p. 99)
  • In effetti noi non siamo affatto la scuola Soto. Siamo buddhisti e basta. Non siamo nemmeno buddhisti zen. Se comprendiamo ciò, siamo veramente buddhisti. (p. 102)
  • Pratica è realizzare una mente pura in mezzo alla propria illusione. Se tentate di mandar via l'illusione, essa resisterà ancora di più. Dite soltanto: "Oh, questa non è altro che illusione" e non preoccupatevene più. (p. 105)

BibliografiaModifica

  • Shunryu Suzuki-roshi, Mente Zen, Mente di principiante – Conversazioni sulla meditazione e la pratica Zen, Ubaldini Editore, 1976.

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