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Sergej Gorodeckij e sua moglie, ritratti da Il'ja Efimovič Repin nel 1914

Sergej Mitrofanovič Gorodeckij (1884 – 1967), poeta russo.

  • [Su Sergej Aleksandrovič Esenin] Egli ha un rublo in tasca e un tesoro nell'anima.[1]
  • [Su Aleksandr Aleksandrovič Blok] Nella sua lunga prefettizia, la cravatta floscia annodata con ricercata noncuranza, in un nimbo di capelli oro cenere, era romanticamente bello allora, nel sei-sette. Lento, si accostava ad un tavolo con le candele, guardava all'intorno con occhi di pietra e lui stesso impetrava, fino a quando il silenzio non avesse raggiunto l'assenza di suoni. E attaccava, tenendo la strofa con tormentosa maestrìa e rallentando appena appena nelle rime. Egli ammaliava con la propria dizione, e quando finiva una lirica, senza mutare la voce, di scatto, pareva sempre che quella delizia fosse finita troppo presto e che ancora si dovesse ascoltare.[2]
  • [Su Esenin] Rievocammo i vecchi tempi. Era taciturno, simpatico, triste. Prese a cantare delle častuški. [...] Aveva già la voce rauca, il viso sciupato, e attraverso quel viso, come dietro alla nebbia del tempo, io rivedevo il Sergun'ka primaverile d'una volta. Poi, con espressione mutata, cominciò a declamare L'uomo nero. La sua recitazione magistrale sembrava come percorsa da uno spasimo interiore. Vedevo dalla sua eccitazione che doveva trattarsi di qualcosa di molto importante per lui. C'era come l'appello della disperazione.[3]

NoteModifica

  1. Citato in Curzia Ferrari, Introduzione, in Sergej Aleksandrovic Esenin, Russia e altre poesie, Baldini Castoldi Dalai, 2007.
  2. Citato in Angelo Maria Ripellino, Studio introduttivo, in Aleksandr Blok, Poesie, Guanda, 2000.
  3. Citato in Elvira Watala, Wiktor Woroszylski, Vita di Sergej Esenin, traduzione dal polacco di Vera Petrella, Vallecchi Editore, Firenze, 1980, p. 458.

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