Apri il menu principale

Roberto Perrone

giornalista e scrittore italiano

Roberto Perrone (1957 – vivente), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Roberto PerroneModifica

Corriere della SeraModifica

  Citazioni in ordine temporale.

  • Arthur divenne subito troppo bravo per l'associazione dei tennisti di colore, a 17 anni aveva già vinto il titolo senior. Per mancanza di avversari passò tra i bianchi. Era il 1961, aveva 18 anni. Il suo punto di forza era il servizio, il suo è stato un tennis essenziale nello stile e compassato nei modi. Per il suo assoluto rispetto degli avversari e delle convenzioni è stato paragonato a Bjorn Borg. Ma a differenza del grande ghiacciolo svedese non trascinava la freddezza anche fuori dal campo. Ashe ha sempre voluto costruire qualcosa.[1]
  • I paragoni si sprecano, il piccolo Roger, che sfasciava a pallettate il garage della nonna, ora è diventato un clone. Il rovescio di Donald Budge, la forza mentale di Bjorn Borg, il diritto di Pete Sampras. Di tutto un po' [...]. Roger costringe a cercare una sintesi della perfezione, chiama a raccolta esempi, spinge al confronto. Di lui si dice: quando gioca come sa non c'è possibilità per gli avversari. Gioca sempre più spesso come sa, lo confortano i numeri: ogni anno un passo avanti in classifica, una vittoria in più.[2]
  • È stato un massacratore di racchette, ha sofferto gli anni nel centro federale della svizzera francese, gli mancava la continuità, forse l'ha trovata. Viene da una famiglia di sportivi, ma non di maniaci. I suoi genitori non andarono a vederlo a Wimbledon – in fondo non era un gran viaggio – perché non trovarono nessuno a cui affidare il gatto di casa. Oltrepassare i sacri cancelli di Church Road non valeva un felino infelice. La stabilità Roger se l'è costruita col tempo, emergendo da un'educazione sportiva difficile, crescendo da fenomeno annunciato senza lasciarsi condizionare dalle grandi aspettative che lo circondavano.[3]
  • Da giovane Roger spaccava le racchette, ora spacca la geometria, disegnando traiettorie che mettono in un angolino palline e rivali di turno.[4]
  • I due, infatti, non sono diversi solo nel modo di giocare a tennis, ma soprattutto nel modo di intenderlo. Roger gioca con leggerezza, senza le malinconie di Pete, talmente stressato dal pensiero di conquistare Parigi che accoglieva come una liberazione le sue eliminazioni nei primi turni. Roger è di un'altra pasta. [...] È un perfezionista, come Schumacher e non gli piace scendere sotto un certo livello. [...] Ma per quanto brava [Mirka] non avrebbe avuto vita facile con un ragazzo diverso da Roger, che ha solo un difetto – e non è, come ha scherzato Roddick. il taglio dei capelli –, ma la sua scarsa attitudine domestica, tanto che Mirka è riuscita solo una volta a strapparlo dalla villetta di Wimbledon dove hanno vissuto quindici giorni, per accompagnarla da Sainsbury's a fare la spesa. Roger è solare. Non ha i cali d'umore di Sampras e lega con tutti i suoi colleghi. Se è Schumacher nel perfezionismo [...], è Maradona nei rapporti umani. Tutti gli riconoscono, oltre all'immensa classe, anche umanità, gentilezza dei modi, assenza di arroganza. Caratteristiche che non si conquistano con l'allenamento, ma con l'educazione.[5]
  • Roger non sarebbe Federer, senza Mirka. Mirka conosce le esigenze, i problemi, gli spostamenti, le crisi, le manie di un tennista. Mirka cura gli interessi del fidanzato, prenota aerei, ristoranti, alberghi, sarti. Durante la pioggia di Wimbledon l'ha portato dal parrucchiere. Come Roger è gentile con tutti. Presente senza essere invadente. Rappresenta il bene più prezioso del Fenomeno: l'equilibrio. Entrambi sono consacrati a un unico obbiettivo per cui rimandano anche il matrimonio: far diventare Federer il più grande tennista di tutti i tempi. Nessuna modella danese (o avevamo detto svedese?) vale la leggenda.[6]

Manuale del viaggiatore golosoModifica

  • In realtà non ce l'ho con i vegetariani. Sono loro, o almeno quelli più ideologizzati, che ce l'hanno con me. Il problema, in ogni aspetto della vita, è l'estremismo, anche se chi lo pratica non se ne accorge: è convinto di essere nel giusto e non sa e non vuole capire le ragioni degli altri perché ritiene le proprie inscalfibili, superiori. (p. 105)
  • La scelta vegetariana (o di più, vegana) è, appunto, una scelta. Se a me piace l'agnello sambucano, però, non scassatemi i cabasisi. (p. 107)
  • I vegetariani sono aumentati e aumenteranno in modo esponenziale. E i ristoranti si adeguano. Nascono sempre più ristoranti vegetariani [...]. Molti ristoranti che vegetariani non sono hanno nel menu sempre più piatti dedicati a questo tipo di clientela. Tutto doveroso e molto giusto. Ma io ritengo che la cucina debba essere vissuta a 360 gradi. Faccio un esempio. Io preferisco l'acqua gasata a quella naturale, però bevo entrambe. Secondo me per amare la cucina veramente bisogna essere capaci di assaggiare tutto, di sentire il gusto di ogni cosa. (p. 107)
  • Il vegetariano con cui sei uscito è più o meno così, comincia a togliere e ad aggiungere. A meno che non trovi una proposta che gli vada bene. Altrimenti si divide in due sottocategorie: il vegetariano che soffre in silenzio e lo scassapalle che comincia a prendersela con il locale (e con i compagni di pranzo o cena) perché non sono al passo con i tempi. Per risolvere i problemi, mi è già successo, specialmente all'estero, mi sacrifico e scelgo un ristorante vegetariano, direttamente. (p. 108)

NoteModifica

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica