Proverbi monferrini

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Raccolta di proverbi monferrini.

  • Chi fa i facc sòi, un' s' chincia nent ir man. (Ferraro, p. 35)
Chi fa i fatti suoi non si sporca le mani.[1]
  • Chi vòo r fòo, sporza u di. (Ferraro, p. 111)
Chi vuole il fuoco, alzi, metta avanti il dito.[1]
  • Ir vegg ch'u spulla, l'arpulla. (Ferraro, p. 111)
Il vecchio che beve rimette le penne cadute (per un momento)[1]
  • L'erche dra seira u fa lise ra steira, l'erche dra matin u fa cure ir grundanin.
L'arco di sera fa luccicar la stella, l'arco di mattino fa correre le doccie, fa piovere.[1]
  • Ra cana a s' dubìja e ra rùa a s'astrussa. (Ferraro, p. 46)
La canna si piega e la quercia si rompe.'[1]
Bisogna essere umili e concilianti.[2]
  • Ra lin-na ra fa ceer ai ladr, ai viandant, ma nenta ai lavurant. (Ferraro, p. 35)
La luna fa lume ai ladri, ai viandanti, ma non ai lavoranti.[1]
Alla luce della luna si lavora male la terra.
  • Sant Andreja, l'invern u munta an careja[3]. (Ferraro, p. 32)
A Sant'Andrea, l'inverno s'introna.

NoteModifica

  1. a b c d e f La traduzione è nella fonte indicata.
  2. Spiegazione nella fonte indicata.
  3. Cattedra.

BibliografiaModifica