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Pietro Trinchera

librettista italiano

Pietro Trinchera (1702 – 1755), autore teatrale e librettista italiano.

La moneca fauza o La forza de lo sangoModifica

IncipitModifica

ATTO PRIMO
Cammara
Sore Fesina ghiettata nterra, e po Orazio.
Orazio: Oimè! sore Fesina nterra! Sore Fesina, sùsete, chesta non nce sente! fosse morta? nce vorria st'auto poco de nteresso a la casa mia, che l'avesse da fare l'esequie; ma la faccio atterrà pe caretate; ca addò songo li denare pe spennere? vedimmo sí resciata, resciata sí. Sia Gianna, Perna, Diana, acqua, acqua, corrite! Vi' sí nulla corre! che cancaro fanno? curre, curre sia Gianna.
Gianna: (entra con Perna) Sio Orazio, ch'è succiesso?... o maramene, è morta sore Fesina!
Fesina: Dove sono? non più sono nel cielo? ah! bontà infinita, e come così presto m'haie levata tanta dolcezza a questa misera animuccia? Sì, sì, ben'io l'intendo, non era luogo capace per una peccatrice! Peccatrice come songh'io.

CitazioniModifica

  • Fesina: Non può lingua umana esplicare il luogo dove sono stata; né io mi conosco degna di dirlo. (p. 13)
  • Fesina: Sto apettando il tempo, il come, e 'l quando, che mi vien fatto, per prendere questo pesce; ma vi sta una rete nel mare, che solo a te sta se la vuoi tirare, per carpirne questa canesca. (p. 23)
  • Fesina: Io ti considero, Notar Tommasino mio, perché sei di carne, e la carne poco si mantiene.
    Masillo: Vuo' di' la carne fresca, ca la salata se mantene soperchio.
    Fesina: Di questa carne io parlo, e io fo gran forza per astenermene; e se qualche volta non mi pigliasse qualche piccolo diletto sensuale, la vedo perire.
    Masillo: Tu puro te nc'aiute! Co li pare tuoie, me suspeco? (p. 25)
  • Fesina: Io ti ho detto che abbi pazienza; se tu averai pazienza arriverai al tuo intento; questa non è carrafa, che si stampa soffiando, ma vi vuole il tempo. (p. 25)

Citazioni su Pietro TrincheraModifica

  • Intimorito per le minacce fatteli dallo scrivano fiscale Not. Antonio di Sauro, con una crasta di piatto si aperse il ventre,; essendosi confessato, dopo sei ore morì, il dì 10 febbraio 1755, nelle carceri del Ponte di Tappia. (Benedetto Croce)

BibliografiaModifica

  • Pietro Trinchera, La moneca fauza o La forza de lo sango, a cura di Enzo Grano, Attività Bibliografica Editoriale, Napoli 1975.

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