Paul Haggis

regista, sceneggiatore e produttore cinematografico canadese

Paul Haggis (1953 – vivente), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico canadese.

Paul Haggis nel 2013

Citazioni di Paul Haggis

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Intervista di Maria Conte, Nonsolocinema.com, 10 novembre 2005.

  • [Su Crash - Contatto fisico] Per quanto riguarda razzismo e discriminazione volevo far notare come siano cambiati i modi di manifestare la nostra paura verso gli altri rispetto a cinquant'anni fa. Si tratta di fenomeni molto più nascosti e particolari che però emergono con forza e sono molto preoccupanti. Ho cercato di descrivere le nostre paure e la nostra intolleranza, non il terrorismo.
  • [Su Crash - Contatto fisico] Il mio obiettivo era mostrare la complessità delle persone: nessuno di noi può dirsi completamente buono.
  • Senza il mercato europeo le pellicole indipendenti avrebbero vita breve.
  • Crash è un film molto particolare e temevo che in mano di qualcun altro avrebbe perso le caratteristiche in cui credo per cadere in cliché o nel melodrammatico. Mi considero un regista autore e dirigere questo film è stata un'esperienza davvero importante e coinvolgente, perché sono riuscito ad esprimere fino in fondo il messaggio che volevo trasmettere con questa storia.

Tratto da Scientology-cult.com, ottobre 2009, riportato in Allarmescientology.it.

  • Tommy,
    Come sai negli ultimi dieci mesi ti ho scritto per chiederti di rilasciare una dichiarazione pubblica che denunci le azioni della Chiesa di Scientology di San Diego. Il loro appoggio pubblico alla Proposition 8, una legge carica di odio che è riuscita a togliere i diritti civili ai cittadini gay e lesbiche della California - diritti concessi loro dalla Corte Suprema del nostro Stato - ci copre di vergogna.
    Ti ho telefonato, scritto e implorato affinché tu, portavoce ufficiale della chiesa, condannassi quel comportamento. Ti ho fatto notare che, in tutta coscienza, non potevo essere membro di una organizzazione che tollera la discriminazione dei gay.
  • Non ho mai preteso di essere un bravo scientologist, ma ho sempre difeso apertamente e con vigore la chiesa ogni volta che veniva criticata, così come ho denunciato l'intolleranza quando ritenevo che la chiesa ne fosse vittima. Ho avuto alcuni disaccordi ma li ho sempre gestiti internamente. Pensavo che l'organizzazione - con tutti i suoi crescenti problemi - fosse la più debole. E ho sempre avuto un debole per i più deboli.
    Alcune settimane fa sono però giunto al punto da non saper più che cosa pensare. Avete permesso che il nostro nome fosse associato agli elementi peggiori della Destra Cristiana. Per evitare un potenziale "problema di PR" avete dato il nostro appoggio alla Proposition 8. Nonostante la chiesa parli di libertà e di diritti umani, il suo nome ora risulta nei documenti pubblici assieme a quello di chi promuove il fanatismo e l'intolleranza, l'omofobia e la paura.
  • Ti ho sentito negare la direttiva della disconnessione. Hai detto pubblicamente che nella Chiesa di Scientology non esistevano disposizioni di quel tipo.
    Sono rimasto molto turbato, scioccato. Tutti noi sappiamo che quelle direttive esistono. Non devo fare ricerche per verificarlo - basta che mi guardi intorno nel mio ambito familiare.
  • Un prete si farebbe spedire in galera piuttosto che rivelare i segreti della confessione, indipendentemente dal prezzo che dovrebbe pagare lui personalmente o la sua chiesa. È quello il tipo di integrità che pensavo che anche noi avessimo, ma ovviamente gli standard della chiesa [di Scientology] sono molto inferiori.
  • Quasi tutti gli scientologist che conosco sono brave persone, sinceramente interessate a migliorare le condizioni di questo pianeta e ad aiutare il prossimo. Devo pensare che se anche loro sapessero ciò che ora so io, anche loro ne resterebbero inorriditi. Ma so quanto mi è stato facile difendere la nostra organizzazione e liquidare i critici, senza mai analizzare sul serio ciò che essi dicevano; l'ho fatto per trentacinque anni.

Intervista di Marianna Cappi, Mymovies.it, 30 marzo 2015.

  • [Su Third Person] La fiducia e il suo rovescio, il tradimento, sono uno dei temi principali. L'altro è l'esplorazione del processo creativo: come, da scrittori, proviamo a scolpire le storie e lo facciamo cercando di rivelare il meno possibile di noi stessi, ma poi i personaggi stessi ci trascinano in luoghi dove non pensavamo di avventurarci. Se siamo coraggiosi, a quel punto, andiamo in quei luoghi. Allora dovremo fare i conti con quello che uccidiamo per creare e con chi paga le spese per quello che facciamo.
  • [Su Third Person] Mi metto in tutti i miei personaggi, uomini e donne, esploro lati di me, convinzioni. In questo caso volevo esplorare come si ama qualcuno, come si ama qualcuno al meglio.
  • [Su Third Person] Volevo proprio che il pubblico ad un certo punto avesse la sensazione di trovarsi di fronte ad un puzzle: se accadono cose che non possono accadere, cosa sta accadendo veramente? E, soprattutto, perché? Volevo fare un film che suscitasse una reazione emotiva prima di tutto, anche senza chiarire ogni punto della trama.
  • Credo che ci sia sempre una terza persona, in ogni relazione di coppia: qualcuno che influenza profondamente la relazione stessa. Solo che non è sempre chi tu credi che sia. Puoi pensare che si tratti di tua suocera, ma magari, in realtà, è qualcuno del tuo o del suo passato.

Regia di Alex Gibney, HBO Documentary Films, 2015.

  • Te la presentano come una cosa assolutamente logica, tutto ha un senso. E percorri quello che loro chiamano il "ponte". Fai gli auditing e va bene. E poi la fase successiva non va più tanto bene, ma ormai hai pagato per quella, quindi la fai.
  • [Sulla storia de Il muro del fuoco] Sono arrivato a OT3 e mi hanno dato i materiali segreti di cui avevo sempre sentito parlare. Erano scritti a mano da Hubbard. Dicevano di conservarli in una valigetta chiusa a chiave, di stare attenti, perché: "Se queste cose escono fuori sono pericolose per le persone, possono fare loro del male se non sono preparate". Lessi quella roba. E non aveva alcun senso. [...] Per un istante pensai: "Forse è un test per la pazzia. Se ci credi, ti cacciano, forse è questo". Ovviamente non era così.
  • Si dipingono come perseguitati, come vittime, e tu ti identifichi con loro. Ma poi, cominciano a chiederti donazioni sempre maggiori. Mi pressavano e penso di aver donato 250 mila dollari. Sanno essere convincenti, mi stavano addosso. Mi dicevo: "Siamo sotto attacco, Paul".
  • Abbiamo chiuso una parte della nostra mente. Noi ci siamo volontariamente ammanettati. Abbiamo volontariamente rifiutato cose che ci avrebbero fatto soffrire, se solo le avessimo guardate. Quando credi davvero in qualcosa non pensi con la tua testa, quindi non posso condannare coloro che non ne vengono fuori o che si nascondono una volta usciti, perché si vergognano. Io provo la stessa vergogna.

Da Going Clear di Alex Gibney raccontato da Tony Ortega, The Underground Bunker, marzo 2015, traduzione di Simonetta Po.

  • A dispetto di quanto hanno scritto nei loro patetici articoli che mi attaccano, sono stato molto coinvolto in Scientology per gran parte della mia vita adulta. Se è vero che pensavo che i livelli OT fossero una follia, è altrettanto vero che nella vita quotidiana usavo molti dei precetti Scientology – al punto che dopo essermene andato mi ci sono voluti diversi anni per mettere realmente in discussione i molti concetti di "auto-aiuto" che avevo appreso e che usavo. Il lento processo di indottrinamento è tanto sottile quanto pericoloso – soprattutto perché credi realmente di stare pensando con la tua testa, quando in realtà vieni scoraggiato a farlo.
  • Anche dopo aver inviato la mia lettera di dimissioni continuai a mantenere grande affetto e dedizione per "il vecchio". Sì, era un ribaldo e forse prima di morire era diventato pazzo, pensavo, ma credevo ancora che avesse messo assieme un sistema decisamente funzionale per guidare la nostra vita.
  • [Su David Miscavige] Come appresi in seguito con divertimento, non si era mai fidato di me e non mi aveva mai particolarmente amato – ai suoi occhi ero un cattivo scientologist, e in quello aveva ragione. Mi hanno raccontato che era furioso perché non mostravo "sufficiente deferenza" e facevo troppe domande, anche se solo internamente.
  • Credono sinceramente che solo Scientology può salvare il mondo e che ogni anno stanno facendo passi da gigante in questa direzione. Si aggrappano a questa convinzione nonostante non esista alcuna evidenza che stiano avendo il più infimo impatto su un qualche problema, ovunque nel mondo. Gli scientologist accettano semplicemente le rassicurazioni della chiesa che è così. Al contrario, le quantità di prove schiaccianti provenienti da fonti inappuntabili che dicono che la loro organizzazione ha fatto e sta facendo gravi danni a migliaia di persone, vengono liquidate senza alcun esame.


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