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Nuto Revelli

scrittore, ufficiale e partigiano italiano

Nuto Revelli (1919 – 2004), scrittore e partigiano italiano.

  • Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. I giovani devono conoscere la società in cui vivono. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza la libertà non si vive, si vegeta. (dalla lectio magistralis Sull'ignoranza per il conferimento della laurea honoris causa in Scienze dell'Educazione, Università di Torino, 29 ottobre 1999)

Il prete giustoModifica

IncipitModifica

Sono nato a Limone, nel 1907, e porto il nome Raimondo, del mio nonno paterno e del mio fratellino morto forse nel 1901 a un anno e mezzo di età. Noi siamo i Viale di Mundatti, della tribù dei Mundu, dei Raimondo.
Mia madre voleva che portassi il nome di suo padre, Giovanni, ma quando sono nato mia madre era a letto, e così mio papà ha approfittato – era l'unico momento in cui poteva comandare – e mi ha chiamato Raimondo. Quello dei nomi era un argomento che scottava. "Tu hai due vite, – era solito dirmi mio papà. – Tuo fratello ci ha lasciati da piccolo, tu devi vivere perché porti il nume suo e tuo che sono uguali. Il nome dei Raimondo dev'essere ricordato".

CitazioniModifica

  • A me piacciono i bastian cuntrari, li capisco, purché si battano per delle cause giuste. Non mi piacciono i conformisti.
  • Ah, la gioventù è una malattia dalla quale si guarisce presto!
  • Per le famiglie della campagna povera, ma non solo per quelle, avere un figlio prete era un onore.

Incipit di Mai tardiModifica

12 luglio 1942 — Rivoli: ore 3,05. La tradotta della 46a compagnia abbandona la stazione di caricamento. Gli alpini cantano: «Sul ponte di Bassano, bandiera nera».
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

BibliografiaModifica

  • Nuto Revelli, Il prete giusto, Giulio Einaudi editore, 1998.

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OpereModifica