Nicolò Cipolla

politico italiano

Nicolò Rosario Cipolla, detto Nicola (1922 – 2017), politco italiano.

Nicolò Cipolla

Citazioni su Nicolò CipollaModifica

Marcello SorgiModifica

  • Diversamente dal Garibaldi e dal Vittorio Emanuele, l'Umberto era l'unico dei tre licei cittadini a non essersi adeguato al regime, che aveva appunto nelle scuole statali un'importante rete di tarsmissione e di formazione del consenso.[...] Era in questa scuola che mio padre e i suoi amici più stretti si sarebbero formati, cambiando la loro visione del mondo e portandone i segni per il resto della vita. Nel vecchio banco a tre posti della prima B., Nino sedeva con Nicola Cipolla e Peppe Fazio. Alto e biondo, figlio e nipote di magistrati, Nicola era di famiglia borghese. In Sicilia si dice che in ogni famiglia c'è un figlio arabo e uno normanno, lui apparteneva indubbiamente alla seconda schiera.
  • Nino, Nicola e Peppe erano tra i migliori della classe. Portati per le lettere, si divertivano a gareggiare fra loro quando l'insegnante di latino e greco, Salvatore Russo, figlio di un contadino socialista che lo aveva fatto studiare in seminario, assegnava la traduzione di greco. Invece di tradurla in italiano, com'era richiesto, i tre ragazzi la consegnavano in latino. Russo li stimava molto. Una volta, a casa sua, il professore, estraendola con cura da un vecchio armadio in cui era nascosta, aveva mostrato a Nicola la copia di un libro proibito, Il Manifesto del Partito comunista di Karl Marx pubblicato nel 1890 dalle Edizioni Avanti! Nicola, impressionato dalla confidenza, l'aveva subito raccontato agli amici. L'intesa con il loro professore si era così arricchita della condivisione di un eccezionale segreto.
  • Uno dei primi obiettivi da conquistare, per ragioni sentimentali, oltre che politiche, era stato individuato in Villalba, il paese d'origine dei Cipolla, la famiglia di Nicola. Era lì che, nei loro piani strategici, sarebbe dovuta confluire tutta la rete sotterranea di rapporti e contatti stabiliti con gli attivisti siciliani del movimento contadino. Per loro, che l'avevano conosciuta da ragazzini, Villalba rappresentava anche un panorama e un insieme familiari. Ma adesso, che ci tornavano con propositi bellicosi, dovevano scoprirne l'impermeabilità e la durezza. Circondata da enormi proprietà agricole e rimasta sottomessa al feudalesimo siciliano anche dopo la fuga dei feudatari, la piana di Villalba era da tempo controllata da amministratori e gebellotti mafiosi, a cui i nobili latifondisti avevano affidato la proprietà.

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