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Cláudio Manuel da Costa

poeta brasiliano
(Reindirizzamento da Nice)

Incipit di alcune opereModifica

CanzonetteModifica

Il pastore a NiceModifica

Dove, mia Nice, dove,
Dove trovarti spero
Nel lido, a cui straniero
Mi trasse ingrato Amor!
Chiedendo ai tronchi, ai sassi,
In vano io volgo i passi:
E solo sento (o Dio!)
Che perdo anch'io
Il cor.

Nice a il pastoreModifica

Addio, Pastor. Ma dove
Cosi lontan ti spero;
Se fuor di me straniero
Tu vai fuggindo amor!
Addio. Io piango ai sassi,
Men sordi, che i tuoi passi.
Ah! Che nel dirti addio,
Già non è mio
Il cor!

NiceModifica

Ah ch'io mi sento
D'Amor ferito!
Non sono ardito,
Parlar non so.
Mi vinse Amore
Crudo, tiranno;
Per questo affanno
Valor non ho.
Nice crudele,
Tu sei l'ardore
Ch'inspira Amore
Entro il mio cor.

SonettiModifica

Apre Giano il gran Tempio; orrido, e neroModifica

Apre Giano il gran Tempio; orrido, e nero,
Tutto scomposto 'l crin, Marte s'adira;
Ecco l'armi, l'insegne; ecco s'aggira
Con torbidi ruggiti 'l Leon Ibero

Sposi felici, per la vostra faceModifica

Sposi felici, per la vostra face
Splenda di Portugal provido il Nume;
Portando a noi la sospirata pace,
Della Madre d'Amor fra l'auree piume.

Di così degno Eroe la Regia fronteModifica

Di così degno Eroe la Regia fronte
Cinga d'eterno allor, chi virtù ama:
Che il ciel la gloria sua per altro chiama:
Sentier, che guida a più sicuro monte.

Sorpreso de così sonori accentiModifica

Sorpreso de così sonori accenti,
Non ho ragion, che basti, ó Vate degno,
A consecrare al tuo discreto ingegno
Questi voti, non so, se assai cadenti.

Non ho valor, che basti; io corro in vanoModifica

Non ho valor, che basti; io corro in vano
A ricoprirmi del pesante scudo;
Senza armi 'l sen, senza armi 'l cor ignudo
S'abbandona al tuo strale, Amor insano.

Misera rimembranza, che mai tenti!Modifica

Misera rimembranza, che mai tenti!
Perché venirmi tormentando ancora!
Non m'accordar, ti chiedo, la dolce ora
De'primi miei suavissimi contenti.

Esci d'ingano, o Nice; io non t'adoroModifica

Esci d'ingano, o Nice; io non t'adoro;
Chi ti parla così, parla sincero;
Mi piace 'l volto tuo; mi piace, è vero;
Ma non mi punse Amor col'strale d'oro.

Non parlarmi d'amor, ingrata NiceModifica

Non parlarmi d'amor, ingrata Nice;
Ch'io non ho già per te questi pensieri:
Credulo a tanti affetti lusinghieri
T'adorai, non te 'l nego; ero infelice

Dolci compagni miei, dolce mia curaModifica

Dolci compagni miei, dolce mia cura,
Consolate 'l mio duol; se pur vi piace
Rendermi quella sospirata pace,
Che mi toglie crudel la mia sventura.

Dolci parole, or più non siete quelleModifica

Dolci parole, or più non siete quelle:
Nice, a cui piacqui un giorno, or mi deride;
E le pupille sue, un tempo fide,
Or sono a danni miei barbare stelle.

Non lasciarmi, crudel; quella, ch'io rendoModifica

Non lasciarmi, crudel; quella, ch'io rendo,
Victima volontaria dal mio cuore
È ben degna di te, se pur l'amore,
Se pur il premio tuo non ti contendo.

Del tuo Fileno alla incerata avenaModifica

Del tuo Fileno alla incerata avena
Ferma, Nice crudel, ferma le piante;
Mentre in tua lode 'l Pastorello amante
Dolce fa risonar la selva amena.

Erra d'intorno a me l'ombra onorataModifica

Erra d'intorno a me l'ombra onorata
Di quella dolce, incantatrice Donna,
Che cinta or de più lucida corona
Splende fra gl'Astri alla mia fede ingrata.

Questo, che la mia Musa oggi a te rendeModifica

Questo, che la mia Musa oggi a te rende,
Indegno omaggio di beltà si rara,
Non lo sdegnar, ti chiedo, o Nice cara,
Nice, di ch'il bel volto il cor m'accende.

BibliografiaModifica

  • Cláudio Manuel da Costa, Obras Poéticas de Glauceste Satúrnio, 1768.

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