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Nazareno Padellaro

scrittore e politico

Nazareno Padellaro (1892 – 1980), scrittore e politico.

Maritain, la filosofia contro le filosofieModifica

IncipitModifica

Quando, or sono parecchi anni, ci avenne di leggere in uno dei libri più animosi del Maritain, un giudizio su Kant, raddensato in un epiteto, che ci ferì come una parola ingiuriosa, dobbiam confessare che per qualche settimana lasciammo chiuso quel libro, e quando lo riprendemmo in mano un po' del malessere provato si fece sentire. Kant non era il divino artefice che nel cielo filosofico, disseminato di candide e favolose figure zodiacali, tra animalesche e geometriche, aveva discoverto il santo volto di un sole che avrebbe versato torrenti di luce e di calore su una umanità cieca ed assiderata?

CitazioniModifica

  • Purtroppo l'uomo moderno ha così cieca fede nella sua capacità di reggere non solo gli stati, il mondo, ma il cosmo, da sorridere di ogni Apocalisse. (p. 31)
  • Nessuno come il Maritain crede all'efficacia del pensiero; né quelli che pur conclamandolo vivo, lo considerano sacro e venerando come ciò che passò tra i vivi, ed ora a memoria, né quelli che lavorano sul pensiero del passato, come l'archeologo, che scava e porta alla luce resti che sanno raccontare il passato, ma ignorano che esso, il pensiero, dà all'avvenire il suo volto istesso. (p. 34)
  • Il torto maggiore che può farsi all'uomo è di credere ch'egli possa viver senza la Verità, o, il che è lo stesso, con qualsiasi verità. (p. 35)
  • [...] è viltà ogni mancanza di coraggio, ed è mancanza di coraggio rinunciare a quel che costituisce il voto più profondo di ogni uomo che viene in questo mondo. (p. 36)
  • È perfettamente consequenziario il pensiero: quando pone l'identità assoluta tra l'essere e se stesso, dichiara che fuor di codesta identità non vi può essere che il non pensiero e quindi il non pensabile. Codesto non pensabile si chiama, ontologicamente Res, mitologicamente Iddio, moralisticamente, Verità. (p. 37)
  • Il dottor brutale [Immanuel Kant], colui che ha disgiunto l'essere e il pensiero, e dopo di lui gli altri dottori, quelli che hanno fatto scacciare dalla conoscenza la verità, hanno mutato l'istinto divino della vita in quello satanico della morte. È bastato un mito che promettesse che la morte sarebbe stata collettiva, perché coloro che eran travagliati da questo insanabile desiderio di morire, abbiano formato le legioni del suicidio. (p. 39-40)
  • Ci sono due encicliche che possono salvare il pensiero e la società. La prima è la «Aeterni Patris», e l'altra è la «Rerum Novarum»; la prima ha trovato l'uomo provvidenziale che ha accostato a quella fiamma il pensiero che precipitava nelle tenebre. L'altra enciclica attende il suo J. Maritain, che vi consacri l'apostolato di una intelligenza infaticabile e sovrana, perché sia ascoltata dagli uomini, i quali cercano il pane nell'odio, la giustizia lontano dalla carità. (p. 42)
  • Siamo lenti noi in Italia a digerire e a trasformare sistemi di pensiero, che in Francia esauriscono il loro ciclo assai rapidamente; onde non desta meraviglia il constatare che noi ci attardiamo ancora a decifrare quel messaggio hegeliano, che la Francia ha già archiviato. (p. 87)
  • Benedetto Croce (la cui influenza sulla cultura italiana tutti conoscono), esponeva la sua divisa di pensiero con un'epigrafe affatto hegeliana: «Tutto ciò che è razionale è reale; tutto ciò che è reale è razionale». (p. 87)

BibliografiaModifica

  • Nazareno Padellaro, Maritain, la filosofia contro le filosofie, Società Editrice "La Scuola", Brescia 1953.