Mstislav Leopol'dovič Rostropovič

violoncellista e direttore d'orchestra russo

Mstislav Leopol'dovič Rostropovič (1927 – 2007), violoncellista e direttore d'orchestra russo naturalizzato statunitense.

Mstislav Leopol'dovič Rostropovič (1998)

Intervista di Sergio Trombetta, La Stampa, 30 marzo 1999, p. 28.

  • Le guerre si risolvono sempre in un disastro per tutti. Anche le rivoluzioni. In Russia la vittoria dei comunisti ha portato con sé una quantità tale di vittime che nessuna guerra ha mai causato. I russi e i tedeschi sono stati i popoli che hanno arrecato, in questo secolo che muore, la maggior quantità di disgrazie al mondo intero.
  • Mi sento vicino ad ogni essere umano [...]. Per me ci sono soltanto due razze e due classi, i buoni e i cattivi.
  • Tira davvero una brutta aria a Mosca. C'è un'atmosfera cattiva soprattutto per l'arte. A Mosca giornali e canali tv si fanno la guerra. Quelli di sinistra attaccano l'operato dei democratici, quelli di destra sono contro i comunisti. [«Ma questa è la logica del gioco democratico»] In un paese democratico, dove c'è un atteggiamento più colto nei confronti della lotta politica, sì. Ma a Mosca non c'è una cultura democratica e la lotta avviene senza esclusione di colpi: tutti contro tutti. Per questo non c'è nulla che mi invogli a lavorare a Mosca.
  • [Su Dmitrij Dmitrievič Šostakovič] Gli ero molto vicino. Ero un bambino, avevo 9 anni, ma ricordo bene lo scandalo che circondò "Lady Macbeth" nel '35 quando uscì quella famosa recensione anonima, ma ispirata da Stalin, intitolata "Caos invece di musica". Mio padre era musicista, in casa se ne parlava, c'era una forte solidarietà nei confronti del musicista. [«Era una personalità difficile, si racconta»] È vero. Riservatissimo. Ma era un amico fedele che per nulla al mondo avrebbe tradito i propri amici. Mi ha aiutato molto nella vita. [«C'è chi lo accusa di non aver mai preso posizione contro Stalin»] Non poteva farlo. Per un semplice motivo: la cosa più importante per lui era la musica e temeva che non gli permettessero più di far musica. Un giorno mi disse: "capiranno molto di più quel che penso dalle mie note che da quello che posso dire con le parole". Ecco perché è da intendere in senso ironico, parodistico quella musica che sembra, a volte tronfia celebrazione del potere sovietico. Per esempio nel balletto "Il bullone": era quello che "loro" si aspettavano da lui e lui, senza che se ne accorgessero, li prendeva in giro.

Citazioni su Mstislav Leopol'dovič Rostropovič

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  • Rostropovich? Quando dirigevo a Philadelphia lui era a Washington. Mi chiamava Riccardocka, una specie di Riccardino. Sempre affettuoso, mi ha dato prove di grande amicizia e solidarietà. Amava la convivialità, ogni volta che c'era un brindisi allungava anche a me la vodka: la mattina dopo lui era brillante e io avevo passato una notte d'inferno. (Riccardo Muti)

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