Max Brod

giornalista, scrittore e compositore ceco

Max Brod (1884 – 1968), giornalista, scrittore e compositore ceco.

Max Brod nel 1965

Citazioni di Max Brod

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  • [Su Il castello, di Franz Kafka] Questo Castello a cui K. non ottiene il diritto di accedere e nemmeno, inspiegabilmente, di avvicinarsi, è esattamente quello che i teologi chiamono "la grazia", il governo di Dio che regge il destino umano (il villaggio), la virtù dei casi, delle deliberazioni misteriose, i beni e i mali, l'immeritato e l'inacquisibile, il "non liquet" nella vita di tutti.[1]
  • "Le parole gli escono di bocca come un bastone", ecco la prima frase di Kafka che trovo annotata nel mio diario. Con queste parole egli descriveva un tale (che ho dimenticato da un pezzo) il quale non tollerava interruzioni mentre parlava.
    La mia annotazione mi fa sentire ancora la stupita ammirazione per i modi di Kafka, il quale non conosceva le cose ordinarie e si esprimeva sempre e dappertutto con quella sua dote di osservare con acume e di confrontare. Sempre senza sforzo, senza reticenza, con naturalezza graziosa. (capitolo II All'università, p. 36)
  • La sincerità assoluta [di Kafka] era uno dei lati più importanti del suo carattere. Un altro era la sua incredibilmente precisa, scrupolosa coscienziosità. Questa si manifestava in tutte le questioni morali dove a lui non sfuggivano neanche le più piccole ombre di un torto fatto. Ciò rammenta fin dall'inizio i dibattiti nel Talmud; questo metodo di pensiero era, per così dire, preformato nella mente di lui, benché abbia conosciuto il Talmud soltanto molto più tardi. (capitolo II All'università, p. 44)
  • Una volta [Kafka] disse: "Balzac portava un bastone con il motto: Io infrango ogni ostacolo. Il mio motto sarebbe piuttosto: Ogni ostacolo infrange me". (capitolo II All'università, p. 48)
  • In tutti i periodi della sua vita [Kafka] esercitò un suo fascino sulle donne: egli ne dubitava, ma il fatto è incontestabile. (capitolo II All'università, p. 61)
  • [Franz Kafka, visitando l'acquario di Berlino] Vedendo i pesci nelle vasche luminose disse [...]: "Adesso posso guardarvi tranquillamente, non vi mangio più". Era il periodo in cui era diventato rigorosamente vegetariano. Chi non ha udito siffatte parole dalle labbra stesse di Kafka difficilmente potrà farsi un'idea del modo semplice e lieve, senza ombra di affettazione, senza tono patetico (che del resto gli era del tutto estraneo) con cui diceva queste cose. (capitolo II All'università, p. 67)
  • A proposito del vitto vegetariano, trovo fra i miei appunti un'altra frase [di Kafka]. Egli faceva un confronto fra i vegetariani e i primi cristiani sempre perseguitati e derisi in locali sporchi. "Ciò che per natura è destinato ai migliori e ai più elevati si diffonde tra il basso popolo." (capitolo II All'università, p. 67)
  • Kafka cercava di dormire nel pomeriggio e di scrivere di notte. Riusciva anche a farlo durante certi periodi ma non dormiva bene. (In genere Franz soffriva d'insonnia ed era estremamente sensibile ai rumori.) Subentravano periodi di esaurimento sicché era costretto a impegnare tutte le sue riserve di energia per non venir meno al lavoro d'ufficio. (capitolo III Battaglie per la professione e per la vocazione, p. 73)
  • [Un funzionario dell'Istituto di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, collega di Kafka, ricorda:] "Una volta entrò mentre stavo mangiando un panino imburrato. 'Ma come si fa a ingoiare quel grasso?' esclamò. 'L'alimento migliore è un limone'". (capitolo III Battaglie per la professione e per la vocazione, p. 74)
  • È vero che Kafka non prese mai parte attiva a incontri politici ma prestava la sua attenzione a tutte le iniziative tendenti a migliorare le sorti dell'uomo. Perciò frequentava assiduamente i comizi cechi, assisteva alle discussioni e più volte l'ho udito esporre nei particolari (per lo più con grande acume critico) il carattere di grandi oratori popolari some Soukup, Klofáč, Kramár. (capitolo III Battaglie per la professione e per la vocazione, p. 78)
  • Dopo anni e anni di esperimenti Franz [Kafka] ha trovato finalmente l'unico vitto che gli si confà, il vitto vegetariano. Per anni ha sofferto di mali di stomaco, ora è sano e fresco come non è mai stato da quando lo conosco. Ma si sa, ecco i genitori col loro prosaico affetto, e lo vogliono risospingere alla carne e ai suoi malanni. Lo stesso vale per le ore di sonno. Finalmente ha trovato il giusto, può dormire, fare il suo dovere in quell'assurdo ufficio e scrivere. I genitori invece... Non posso che diventare amaro.[2] (capitolo V Gli anni di fidanzamento, p. 128)
  • Egli [Kafka] sopportava le sofferenze con eroismo, talvolta perfino con pacata serenità. Una volta sola, anni più tardi, lo udii lagnarsi dei suoi dolori. Ero andato a trovarlo dopo che aveva avuto gravi attacchi di febbre. Era a letto e nel parlare storceva la faccia: "Questo dolore dura finché si viene compressi in piccolissimo spazio e si è spinti attraverso quest'ultimo forellino". Così dicendo stringeva il pugno come se vi appallottolasse un fazzoletto. (capitolo VI Evoluzione religiosa, p. 153)
  • Ci saranno stati uomini di fede più profonda ossia più incontestata di quella di Kafka, forse ci sono stati anche uomini di uno scetticismo ancora più mordace: io [Max Brod] non lo so. So invece molto bene che queste due qualità raggiunsero in Kafka una sintesi suprema e singolare, il cui significato potrebbe riassumersi in queste parole: fra tutti i credenti egli è il più lontano dall'illusione, ma è il più incrollabile credente fra tutti coloro che, senza illusione, vedono il mondo com'è. (capitolo VI Evoluzione religiosa, pp. 160-61)
  • L'indicazione di una recente enciclopedia letteraria, secondo la quale Franz sarebbe morto demente, è una pura invenzione. Fino all'ultimo istante il mio amico ebbe il pieno possesso delle sue facoltà mentali e spirituali. (capitolo VIII Gli ultimi anni, p. 191)

Attraverso il caos e il nulla nel mondo di Kafka risuona sottile ma distinta la nota dell'amore per le creatura umane che "nonostante tutto" non saranno abbandonate dalle "energie" di Dio (così fu promesso) e diventeranno un bene.

Citazioni su Max Brod

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  • Fu contestato anche duramente, per quella sovrapposizione personale al Kafka obiettivo (parola quasi comica, in tale contesto). È tuttavia esatto che un certo quale annessionismo ci fu. Ma oggi è poco pericoloso, scaricato a terra da centinaia di parafulmini. E il libro di Brod resta un'introduzione che non sapremmo ancora con quale altra sostituire, anche per il calore di una scrittura quanto mai onesta. (Italo Alighiero Chiusano)
  • Ognuno di noi convive con una propria immagine di Kafka, e lo dico anche perché le edizioni delle sue opere sono state spesso approssimative e discutibili (a cominciare, come è noto, dalle prime edizioni a cura di Max Brod). (Giorgio Manacorda)
  1. Dal poscritto alla prima edizione de Il Castello; citato nell'introduzione di Roberto Fertonani a Franz Kafka, Il castello, traduzione di Anita Rho, Oscar Mondadori, 1979, p. 15.
  2. Lettera di Max Brod a Felice Bauer del 22 novembre 1912.

Bibliografia

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  • Max Brod, Kafka (Franz Kafka – Eine Biographie), traduzione di Ervino Pocar, Oscar Mondadori, 1978.

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