Matteo Mazziotti

politico e storico italiano

Matteo Mazziotti di Celso (1851 – 1928), politico e storico italiano.

Matteo Mazziotti

Napoleone III e l'ItaliaModifica

  • Il conte di Cavour seppe da un telegramma del re dell'8 luglio della proposta di armistizio [di Villafranca]. Preoccupato da tale notizia partì con il Nigra ed Alessandro Bixio per Monzambano, ove ebbe con il re un colloquio che è stato narrato da molti scrittori con particolari alquanto diversi. Ad esso non assisteva altri; quindi non si può stabilire la verità. Per concorde giudizio degli storici, fu molto vivace. Cavour sapeva che l'indomani doveva aver luogo l'incontro dei due imperatori per fissare i preliminari di pace su la base della cessione a la Sardegna della sola Lombardia e della restaurazione dei principi spodestati. Tentò invano di persuadere il re a non accettare quelle basi ed occorrendo a proseguire la guerra da solo; ma Vittorio Emanuele non aderì con ragione a l'audace consiglio[1]. (cap. VII, p. 155)
  • Alcuni storici narrano che Napoleone [III] inviò, senza prima avvisarne il suo alleato [Vittorio Emanuele II], la proposta di armistizio [di Villafranca] a Francesco Giuseppe. Sta invece in fatto che, per preparare il re Vittorio a tale proposta, gli lesse da prima la lettera dell'imperatrice, poi la mattina del 6 gli tenne parola delle immense difficoltà di continuare la guerra e lo avvertì per mezzo del principe Napoleone Girolamo del suo desiderio di un armistizio. E la sera del 6 gli comunicò una lettera, che egli dirigeva a l'imperatore d'Austria e di poi la risposta di lui. Questi particolari narrò lo stesso re al generale Lamarmora, il quale li riferì al conte [Cavour] con lettera dell'8 luglio da Mozambano. (cap. VII, p. 156)
  • Napoleone non poteva a Villafranca procurare a l'Italia maggiori vantaggi di quelli conseguiti. Il Piemonte acquistò sette provincie tra le più ricche e prospere d'Italia. Doloroso al certo che la Venezia restasse a l'Austria; ma la sventurata regione era ancora occupata da l'esercito austriaco ed il chiederla sarebbe valso unicamente a rompere ogni trattativa. I preliminari di Villafranca corrispondevano a le intelligenze stabilite nel convegno di Plombières, cioè di costituire una federazione degli altri Stati italiani. Qual altro assetto poteva allora darsi a la penisola? (cap. VII, pp. 160-161)

NoteModifica

  1. Montini, La pace di Villafranca, p. 70. [N.d.A]

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