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Mariarosa Mancuso (? – vivente), scrittrice, traduttrice e giornalista italiana.

Citazioni di Mariarosa MancusoModifica

  • Fu il sommo Beniamino Placido a domandarsi – senza ricevere risposta, più che altro commenti stizziti per leso maestro [Ermanno Olmi] – perché mai il buon contadino Batistì dovesse sacrificare un albero per fabbricare gli zoccoli al figlio (abituato alle "scarpe che mamma gli fece") quando nel cortile di casa c'erano tanti ciocchi di legna, meno poetici ma ugualmente adatti alla bisogna. Fu sempre Beniamino Placido a far notare che i paesani conducevano una vita grama, diversa dalla pittoresca rappresentazione che Olmi ne fa nel suo film. Solo qualche dettaglio: le vacche erano sempre magre, i polli si ammalavano, la gente moriva di stenti, di malattie, di maternità.[1]
  • [...] nonostante la sceneggiatura sia disseminata di buone intenzioni Hooligans è un film ambiguo finisce per idealizzare proprio quello che invece vorrebbe denunciare, spettacolarizzando la violenza. Le immagini degli scontri sono brutali e selvagge, a volte eccessive. Ma il soggetto è forte alcune sequenze sono un pugno nello stomaco e le interpretazioni di alto livello.[2]

Il palazzo incantatoModifica

IncipitModifica

Con Edgar Allan Poe visitiamo il palazzo incantato. Entriamo al piano nobile, dove regna la ragione analitica di Auguste Dupin. E nelle soffitte e nelle cantine, dove credevamo ci fosse poco o nulla: ci sono invece tutti i pensieri che stanno tra il sonno e la veglia, la vita e la morte, la realtà e la fantasia. E poi ci sono la paura, l'orrore, il terrore e l'angoscia, nei loro appartamenti definiti: sapevamo che c'erano, ma la letteratura non li aveva frequentati volentieri.

CitazioniModifica

  • Quel che soprattutto attira l'attenzione di Poe sono le situazioni in cui la mente trova a combattere contro se stessa.
  • Stephen King, in Dance macabre, spiega che la paura è fatta a strati. In cima, sta l'emozione più fine e tutta mentale, vale a dire il terrore. Un gradino più sotto c'è l'orrore, ancora sotto la repulsione. Nei racconti di Poe non mancano particolari macabri da gradini bassi della scala King: seppellimenti prematuri, gatti accecati e impiccati, denti strappati al cadavere dell'amatissima cugina (che non è morta, ma solo in catalessi), malattie contagiose che fanno trasudare sangue. Poe sfrutta sino in fondo l'attrezzatura del racconto gotico. Ma la usa come un chimico userebbe un catalizzatore: con lo scopo di scatenare una reazione. Nei suoi personaggi, così come nei lettori. (p. 11-12)

[Mariarosa Mancuso, Il palazzo incantato, introduzione a Edgar Allan Poe, Racconti, traduzione e cura di Mariarosa Mancuso, UEF, Milano 1998]

NoteModifica

  1. Da L'uomo che verrà, Il Foglio, 29 gennaio 2010.
  2. Dalla recensione su Vanity Fair; visibile su Trovacinema. Repubblica.it.