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Lucio Anneo Seneca il Vecchio

scrittore romano
Seneca il Retore

Lucio Anneo Seneca detto il Vecchio oppure il Retore (55 a.C. – 40 d.C. ca), scrittore latino.


ControversiaeModifica

  • Pretendete una cosa per me più piacevole che facile.[1]

Exigitis rem magis iucundam mihi quam facilem (1 praef. 1).

SuasoriaeModifica

  • Che io muoia nella patria che tante volte ho salvato![2][1] (Cicerone)
Moriar [...] in patria saepe servata. (6, 17 = Liv. frg. 59)
  • [Su Cicerone] Il capo reciso fu portato ad Antonio e dietro suo ordine posto tra le due mani sui rostri, dove quello da console, poi spesso da consolare, e infine quello stesso anno era stato udito parlare contro Antonio suscitando tanta ammirazione per la sua eloquenza quanta nessuna voce umana aveva mai fatto.[3][1]
Ita relatum caput ad Antonium iussuque eius inter duas manus in rostris positum, ubi ille consul, ubi saepe consularis, ubi eo ipso anno adversus Antonium quanta nulla umquam humana vox cum admiratione eloquentiae auditus fuerat. (6, 17 = Liv. frg. 59)
  • [Su Cicerone] Il suo ingegno gli propiziò abbondanza di opere e di riconoscimenti.[1]
Ingenium et operibus et praemiis operum felix. (6, 22 = Liv. frg. 60)

NoteModifica

  1. a b c d Testo latino tratto da L. Annaeus Seneca maior, Oratorum et rhetorum sententiae, divisiones, colores, recensuit L. Håkanson, Leipzig 1989.
  2. Queste sono le ultime parole di Cicerone, che, vedendosi costretto a non poter fuggire, a causa del mare in tempesta, da Gaeta, viene colto dal desiderio di farla finita.
  3. Il capo è di Cicerone, che venne precedentemente sgozzato. Cicerone aveva pronunciato i suoi discorsi contro Antonio ai Rostri: le "Filippiche". Per punirlo Antonio gli fece tagliare oltre che il capo anche le mani, che vennero esposte proprio ai Rostri.

BibliografiaModifica

  • L. Annaeus Seneca maior, Oratorum et rhetorum sententiae, divisiones, colores, recensuit L. Håkanson, Leipzig 1989. [Per le citazioni in latino]

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