Luca Tiraboschi

dirigente d'azienda italiano

Luca Tiraboschi (1963 – vivente), dirigente d'azienda e scrittore italiano.

Citazioni di Luca Tiraboschi

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  Citazioni in ordine temporale.

Dall'intervista di Vittorio Zincone al Corriere della Sera Magazine, settembre 2008; citato in vittoriozincone.it, 1º luglio 2009.

  • Ormai la tv è come il calcio. Tutti gli italiani pensano di saper gestire la Nazionale o il palinsesto di una rete.
  • [«Sui siti specializzati molti telespettatori si lamentano per come lei gestisce certe serie tv [...]»] I fan non hanno idea delle esigenze commerciali. [...] Se una serie va male, la sposto. E se un programma non funziona lo chiudo. [...] Noi vendiamo spazi pubblicitari e se gli ascolti non corrispondono alle aspettative, Publitalia deve restituire i soldi agli investitori. Il che è una bestemmia!
  • Bisturi è stato un cult tra le donne. [«Buoni ascolti?»] Fischia. È una di quelle trasmissioni che ipnotizza anche chi sta lì e dice: "Ma guarda tu che orrore!".
  • [«Lei da bambino era teledipendente?»] No. La folgorazione avvenne da adolescente, con Mediaset. Era l'epoca del Drive In. Avevo il poster di Carmen Russo appeso in camera.
  • [«Berlusconi quando lo ha incontrato?»] All'inizio degli anni '90. Impatto tragico... [...] Durante una diretta di Buona Domenica arrivò una telefonata. Me la passarono dicendo che era il Cavaliere: chiedeva di fare un appello per adottare un cane trovato per strada dal figlio Piersilvio. [...] Credendo che fosse uno scherzo cominciai a insultare chi stava dall'altra parte del telefono. Lui mi disse di fare dei controlli. [...] Era proprio Berlusconi. Cominciai a grondare sudore. Mi vennero le palpitazioni. [...] Un'ora dopo ero davanti al cancello di Arcore per prendere il cane e portarlo in studio.
  • [Su Otto e mezzo] [...] troppo verboso, troppo tecnico, troppo politico.
  • [Su Studio Aperto, «è considerato un tg leggero e fazioso»] Balle. Ha funzionato come un cavallo di troia tra i ragazzi. Li ha avvicinati all'informazione.

Da un intervento a Multiconsult , 2013; citato in Giovanna Ricuperati, multi-consult.com.

  • La differenza la fanno coerenza editoriale e perfetta corrispondenza al proprio pubblico: lo spettatore deve riconoscere chiaramente l'offerta del canale, più gli assomiglia più sceglierà di seguirti.
  • Ricordo quando Mario Giordano [...] arrivò con la sua idea di telegiornale innovativo, un telegiornale che portasse gradualmente gli spettatori verso le notizie, offrendo come antipasto gossip e storie di costume: quel telegiornale diventò Studio Aperto, e per i primi anni il rapporto tra le due tipologie di contenuti in effetti è stato evidentemente sbilanciato. Ma oggi, con i contenuti equamente suddivisi, Studio Aperto, è il telegiornale di mezzogiorno di gran lunga più seguito tra tutti i telegiornali del palinsesto televisivo.
  • [...] tablet, smartphone e device tecnologici arriveranno ovunque, ma sono convinto che in Italia ci arriveranno molto più lentamente: il pubblico italiano, come quello spagnolo, ha un tasso di invecchiamento molto più lento degli altri paesi europei, e ci vorrà tempo prima che la TV possa essere realmente superata: è parte della nostra storia, della nostra cultura, è e resterà ancora a lungo il primo veicolo di comunicazione. E poi lo ammetto, a me i video guardati negli schermi dei telefonini e tutte queste funzioni in uno spazio così ristretto proprio non piacciono.

Da un'intervista a Piazza Ticino, Ticinonline; citato in Patrick Mancini, tio.ch, 18 maggio 2021.

  • [«La tivù italiana è davvero così maschilista? [...]»] Il tema è sicuramente rilevante e non va sottovalutato. Ritengo però che la polemica sia ormai superata. I primi a sollevarla sono stati gli stessi italiani diversi anni fa. Proprio in Italia ci sono state le prime "rivolte". È vero, bisogna fare attenzione. Ma non è stata la televisione a inventare questo "sistema", bensì la pubblicità. Negli ultimi dieci anni a livello televisivo sono stati fatti grandi passi in avanti. C'è più sensibilità. E ci sono anche i velini. Gli uomini sono messi in evidenza quanto le donne.
  • La TV [...] è migliorata. O ha cercato di farlo. Mentre oggi ci sono altri strumenti in cui l'immagine della donna è sfruttata in maniera incontrollata e sui quali non si stanno facendo abbastanza riflessioni. Ci sono social network dedicati ai giovanissimi in cui la donna viene ridotta a qualcosa di puramente estetico. Parlare male della televisione è facile. Fa rumore.
  • [«Apriamo una parentesi sui programmi sportivi. Spesso c'è una bella donna a condurre. Per il resto solo opinionisti maschi»] Credo sia uno stereotipo. È vero, in principio ci fu Alba Parietti con il suo Galagoal. Ne seguirono altre. Tutte belle, ma anche competenti. Io non voglio difendere la televisione a tutti i costi, anche perché si sa che lo sport è ancora una materia molto maschile. Giusto sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto di non strumentalizzare la donna. [...] la TV si è data una mossa. Mentre i social, i video musicali e la pubblicità non hanno fatto altrettanto.

Intervista di Massimo Falcioni, tvblog.it, 6 luglio 2023.

  • Una volta era più facile. Gli anni novanta furono un periodo di iper-dinamismo. Fininvest era già importantissima e aveva modernità, contemporaneità e forza propulsiva che hanno reso forte, di riflesso, anche la Rai. Il sogno di Silvio Berlusconi era battere la tv di Stato. Non solo lo ha realizzato, ha fatto di più: l'ha costretta a confrontarsi con la società, l'ha fatta evolvere. Per assurdo, oggi è tutto ribaltato, con la Rai che è più innovativa di Mediaset, ahimè. Molti prodotti Rai potrebbero essere trasmessi su una tv commerciale e viceversa, a tal punto che molti titoli e volti di spicco passano da una realtà all'altra come se nulla fosse. Il primo a dimostrare che non c'era molta differenza fu Paolo Bonolis, che saltò ripetutamente da una parte all'altra.
  • Tira e molla portava la firma di Corrado. Leggenda narra che il primo impatto tra lui e Bonolis non fu felicissimo»] Corrado era abituato per forma mentis e caratteristiche personali a prediligere un percorso di estrema comprensibilità e rigidità. Il gioco che lui aveva ideato prevedeva uno schema molto compatto. Bonolis, al contrario, è un distruttore, seppur perfettamente in grado di gestire una struttura complessa. La sua forza è demolire e ricostruire, continuamente. In avvio la sua conduzione fu precisa, poi dalla telefonata di Emma Papini mutò tutto. Paolo mi guardò, ci intendemmo e ci fu il colpo di genio. Cambiò il paradigma, venne annullata la liturgia del quiz e arrivò il successo. Per una rete per anni abituata a La Ruota della Fortuna fu come Woodstock. Corrado si rese conto che Bonolis non sarebbe stato il suo erede diretto per osmosi, bensì un suo successore inteso nell’ottica di salto generazionale.
  • [Su Ciao Darwin] Ero capostruttura dello show, che avrebbe dovuto delineare il prototipo di uomo e donna del terzo millennio, un Frankenstein creato dalla tv. Avevamo immaginato una o due edizioni, così da ottenere un identikit una volta scavallato il 2000. Il successo però è stato talmente forte che sono state cambiate le dinamiche, generando mille seguiti. Se una cosa funziona si realizzano venti edizioni [...]. Sarebbe dovuto essere un esperimento sociale, si è trasformato in un reality infinito.
  • [Su Italiani] Il programma non fu fortunatissimo, nonostante fosse innovativo. Ci furono problemi vari, anche con Teo Teocoli, ma il vero ostacolo fu rappresentato dall'attentato alle Torri Gemelle. Pensa, la sigla la girammo proprio nei giorni dell'attacco. Probabilmente, quel tipo di contenuto sardonico strideva col contesto. [«Anche Torno Sabato offriva comicità e leggerezza. Eppure Giorgio Panariello, in quella fase complessa, stravinse»] Panariello assicurava una comicità "larga", popolare, semplice. Bonolis ne proponeva una più spinosa, ruvida, con doppia o tripla lettura. Non erano la stessa cosa.
  • [«[...] l'errore più grave che si attribuisce?»] Uman-Take Control, senza dubbio. Sbagliai e lo ammetto, ci ho sempre messo la faccia. L'idea era una figata. Il reality vedeva protagonisti vip scalcinati che venivano telecomandati dal pubblico a casa. Era il 2011 e si trattava delle prime interazioni social. I concorrenti vivevano in celle monacali ed erano vestiti con delle tutine tipo spermatozoi. La prima puntata andò così così e l'errore fu quello di inserirci dei giochi alla Ciao Darwin. Il programma non venne capito, diventò una roba ridicola, mentre io puntavo a renderlo un vero esperimento sociale. Volevo mettere quei personaggi alla mercé degli spettatori, in maniera quasi sadica. Alla seconda puntata lo chiusi.
  • Non vengono più testati prodotti e se il terreno diventa secco è la fine. È fondamentale una semina costante, anche se zeppa di errori e insuccessi. Le tv generaliste si basano sulla continuità, sull'abitudine. Tutti si sono fissati con le piattaforme, una roba sopravvalutata. Le piattaforme sono una ciofeca per onanisti, per persone che si mettono davanti allo schermo da sole per otto ore a guardarsi La Casa di Carta. Reputo che la condivisione e la ritualità siano fattori determinanti, ma per arrivare a questo occorre avere un appuntamento in agenda. [...] Magari su dieci titoli se ne affermano due, ma perlomeno restituisci al pubblico il senso di appartenenza e partecipazione che solo la generalista ti dona.
  • [Su Mario Giordano] È il più bravo giornalista italiano, scrivilo e sottolinealo. [...] È il nuovo Funari, con la differenza che, oltre alla capacità comunicativa di Gianfranco, ha pure la competenza. Funari lavorava solo sulla pancia, Giordano lavora su pancia e testa. È la sua chiave. Conosce il mezzo, è veloce e competente.

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