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Liside

filosofo greco antico

Liside o Lisi (388 a.C. – ?), filosofo greco antico della scuola pitagorica.

Citazioni di LisideModifica

  • Molti dicono che tu vai filosofando anche pubblicamente, e ciò non ammetteva Pitagora il quale affidò le memorie a sua figlia Damo, con l'ordine di non consegnarle a nessuno di quelli che non erano ammessi alla sua casa. Ed essa, pur potendo dar via i suoi libri a carissimo prezzo, non volle, stimando più preziosi dell'oro la povertà e gli ordini paterni. Ed era una donna.[1]
  • Si racconta che tu, o Ipparco, insegni filosofia a chiunque incontri, anche pubblicamente, cosa che Pitagora ha proibito severamente, come tu ben sai, ma tu non mantieni tale divieto perché hai gustato in Sicilia, mio caro, quel lussuoso stile di vita, rispetto a cui quella regola non doveva essere per te secondaria. Se tu dovessi cambiare atteggiamento, io me ne rallegrerò, diversamente tu <per me> sei morto. Infatti pietà vorrebbe che ci si ricordasse dei precetti sia divini che umani di Pitagora, e non si condividessero i beni della sua sapienza con coloro che nemmeno in sogno si sono purificati nell'anima, perché non è lecito offrire a chiunque capiti ciò che si è acquisito seriamente con cosi grandi battaglie, né esporre ai non iniziati i misteri delle due dee di Eleusi; coloro che hanno questo sono tanto ingiusti quanto empi.[2]

Citazioni su LisideModifica

  • Per quanto riguarda i patti e il dovere di non smentirli, Pitagora predisponeva i suoi discepoli a tal punto che si racconta che una volta Liside, dopo essere stato in adorazione nel tempio di Era, uscendo si imbatté in Eurifamo di Siracusa, uno dei suoi compagni, che stava entrando nel vestibolo di quel tempio. Eurifamo fece sì che Liside si impegnasse ad aspettarlo fino a quando non fosse uscito [...]. Così Eurifamo compì la sua adorazione [...] e quindi uscì da un'altra porta del tempio dimentico <dell'accordo preso con Liside>, il quale rimase immobile come si trovava per il resto della giornata e della notte sopraggiunta e per molta parte ancora della giornata seguente. E forse sarebbe rimasto lì ancora più a lungo, se Eurifamo [...] non si fosse ricordato della cosa dopo avere sentito dire che i suoi compagni cercavano appunto Liside. E così andò a cercarlo mentre quello era ancora lì ad aspettarlo secondo l'impegno preso, e lo condusse via [...] aggiungendo queste parole: "Questa dimenticanza me l'ha inviata un dio, perché si mettesse alla prova la tua fermezza nel rispettare i patti". (Giamblico)

NoteModifica

  1. Dall'epistola a Ippaso; citato in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, a cura di Marcello Gigante, Mondadori, Milano, 2009, libro VIII, § 42, p. 334.
  2. Citato in Giamblico, Vita di Pitagora, in Summa pitagorica, traduzione di Francesco Romano, Bompiani, Milano, 2006, § 75, p. 135. ISBN 88-452-5592-1

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