Lettera ai cercatori di Dio

Lettera ai cercatori di Dio, sussidio del 12 aprile 2009 della Conferenza Episcopale italiana per il primo annuncio della fede.

  • Siamo cercatori di felicità, appassionati e mai sazi.
  • La speranza ha a che fare con la gioia di vivere. Suppone un futuro da attendere, da preparare, da desiderare.
  • Nelle tante cose che pensiamo e che facciamo ogni giorno ci può essere un filo conduttore che collega e illumina tutto quanto.
  • Ci fanno paura le persone aride, spente nella voglia di amare e di essere amate.
  • L'avvenire è il dono che si fa accoglienza e l'accoglienza che si fa dono, l'essere liberi da sé per essere uno con l'altro e nell'altro, in una comunione reciproca e aperta agli altri, che è libertà.
  • Non lavoriamo per fare soldi – o almeno non dovremmo farlo solo per questo –, lavoriamo per vivere dignitosamente.
  • Il riposo settimanale non ha solo lo scopo di far recuperare le forze fisiche, al fine di lavorare di più e meglio nei giorni seguenti: questo sarebbe il riposo dello schiavo. Riposare e celebrare la festa sono espressione della "libertà" dell'essere umano, esperienza di comunione in famiglia e di incontro fraterno nella comunità, possibilità di ravvivare la relazione con la natura.

BibliografiaModifica

  • Cei, Lettera ai cercatori di Dio, Paoline, 2009.