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Leonardo Bruni

filosofo, scrittore e umanista italiano
Leonardo Bruni

Leonardo Bruni, noto anche come Leonardo Aretino (1370 – 1444), filosofo, scrittore e umanista italiano.

  • A mio parere non ha una piena educazione letteraria chi non conosce i poeti. (da De studiis et litteris liber)[1]
  • Nella poesia v'è una somma utilità, e gioia e nobiltà, sì che colui che ne è privo non può considerarsi educato liberalmente. (da De studiis et litteris liber)[1]

Indice

Incipit di alcune opereModifica

Della vita, studi e costumi di DanteModifica

Avendo in questi giorni posto fine a un'opera assai lunga, mi venne appetito di volere, per ristoro dello affaticato ingegno, leggere alcuna cosa vulgare; perocché, come nella mensa un medesimo cibo, così nelli studii una medesima lezione continovata rincresce. Cercando adunque con questo proposito, mi venne alle mani un'operetta del Boccaccio intitolata: Della vita, costumi e studii del clarissimo poeta Dante, la quale opera, benché da me altra volta fusse stata diligentissimamente letta, pur al presente esaminata di nuovo, mi parve che il nostro Boccaccio, dolcissimo e suavissimo uomo, così scrivesse la vita e i costumi di tanto sublime poeta, come se a scrivere avesse il Filocolo, o il Filostrato, o la Fiammetta.

Istoria fiorentinaModifica

La città di Firenze edificarono i Romani condotti a Fiesole da Lucio Silla. Questi tali furono delle parti sillane, e a suo soldo nelle guerre esterne e nelle civili contese operarono in modo, che in premio della loro fatica fu loro attribuito una parte del contado di Fiesole, e conceduto ad abitare la città insieme con gli antichi abitatori. Queste simili mandate di cittadini e consegnazioni di campi i Romani le chiamavano colonie, quasi che questo nome derivasse dal coltivare le possessioni ed abitare le stanze consegnate loro per ricetti e domicilj. Ma è però necessario dare alquanto di notizia, donde nascesse questa occasione di mandare nuovi abitatori in questi luoghi. Poco tempo innanzi che Silla fosse dittatore, quasi tutti i popoli d'Italia, mossi da grande indignazione, si ribellarono da' Romani: perocché in tutte le guerre avendo sopportato grandissimi affanni e corsi grandissimi pericoli insieme con loro, per aumentare lo imperio romano, alla fine di tante fatiche parea loro rimanere senza alcun premio. E pertanto spesse volte fra loro medesimi lamentandosi, finalmente di comune consentimento mandarono a Roma a domandare d'essere fatti partecipi, come membri della città, de' loro onori e magistrati.

NoteModifica

  1. a b Citato in L'Umanesimo, Letteratura Italiana, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1965.

BibliografiaModifica

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