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Lattanzio

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Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio (250 ca. – 303/317), scrittore, retore e apologeta romano.

Citazioni di LattanzioModifica

  • Il senso di umanità e di comprensione è il più stretto vincolo che possa esistere fra gli uomini, e chi lo infrange e lo rinnega è un malvagio e un colpevole. Se tutti deriviamo e abbiamo origine da un solo uomo che Dio creò, siamo fra noi certamente legati da un vincolo di sangue e perciò dobbiamo giudicare colpa gravissima odiare l'uomo, anche se colpevole. E Iddio ordinò che noi dobbiamo cercare di non suscitare giammai inimicizie; ma invece far di tutto per dirimerle [...].[1]
  • Iddio, nella sua pietosa comprensione per tutti, volle che noi fossimo esseri sociali; quindi noi dobbiamo vedere in altri uomini, noi stessi; non meritiamo d'esser liberati nel pericolo, se non portiamo noi stessi soccorso; non siamo meritevoli d'aiuto, se non lo diamo noi per primi.
    Bisogna conservare e tenere vivo questo principio di umanità, se noi vogliamo avere il diritto di esser chiamati uomini. E in che cosa consiste questo mantenere il senso di umanità, se non nell'amare il nostro simile, perché ogni uomo è perfettamente quello che siamo noi?
    Questa è la perfetta e assoluta giustizia, questa che regola e conserva l'umana società.[1]
  • Solo l'uomo è stato fornito di quella scienza che gli permette di comprendere la religione, e questa è la principale o l'unica differenza che intercorre fra l'uomo e le bestie; infatti tutte le altre cose che sembrano essere proprie degli uomini, se non sono eguali anche nelle bestie, sembrano essere per lo meno simili [...]. Che cosa è tanto proprio all'uomo quanto la ragione e la previsione del futuro? Ma sono gli animali che forniscono le loro tane di diverse e numerose uscite, per poter fuggire in caso di pericolo, cosa che non farebbero, se in loro non vi fosse intelligenza e riflessione [...]. Altri poi provvedono per il futuro.[2]
  • Vediamo ora quale sia il bene supremo, quello proposto al sapiente come il bene supremo. Tutti gli uomini nascono per la giustizia; non solo lo affermano le sacre Scritture, ma anche i filosofi professano a volte la medesima cosa. [...]
    La giustizia stessa è tenuta a due doveri. È debitrice, per uno, a Dio come a un padre, per l'altro all'uomo come ad un fratello [...], cioè: a Dio deve la religione, all'uomo la carità.[3]

NoteModifica

  1. a b Da Istituzioni divine, 6, 10 – 12; citato in Liébaert, p. 131.
  2. Da De ira Dei, cap. VII; citato in Pierre Bayle, Dizionario storico-critico, vol. I, a cura di Gianfranco Cantelli, Laterza, Bari, 1976, p. 160.
  3. Da Epitome, 29, 1 – 5; citato in Liébaert, p. 132.

BibliografiaModifica

  • Jacques Liébaert, Michel Spanneut, Antonio Zani, Introduzione generale allo studio dei Padri della Chiesa, traduzione di Pietro Crespi, Queriniana, Brescia, 1998. ISBN 88-399-0101-9

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