La piccola volpe astuta

Le avventure della volpe Bystrouška, meglio conosciuta come La piccola volpe astuta, opera in tre atti di Leoš Janáček.

Bystrouška e il guardiacaccia

IncipitModifica

Una gola oscura e umida in un assolato pomeriggio estivo. Sul fondo la tana d’un tasso che fa capolino dalla tana: fuma una lunga pipa. Volteggiano i moscerini: balletto. La libellula azzurra: balletto. La libellula azzurra e i moscerini volano via. Il tasso scompare nella sua tana.

Guardiacaccia
(col fucile in spalla, sudato; sospira)
È in arrivo un temporale.
(Si asciuga il sudore dalla fronte.)
Mi riposerò un poco.
Alla moglie dirò
ch’ero appostato in attesa dei bracconieri.
(Il grillo e la cavalletta: con un organetto.)
Mi crederà: è una brava donna.
(Siede sotto un noce.)
Mi sento come la mattina dopo la prima notte
di nozze.
Ero esausto così!
(Il grillo e la cavalletta: balletto.)
Vecchio fucile,
tu sei l’amico mio.
Lascia che ti stringa al mio vecchio cuore di
cacciatore!
Tu non borbotti, non brontoli: tu qui devi
restare.

FrasiModifica

  • «Mangerai il tuo pane | col sudore della fronte.» | Ma Lui sul bere non ha detto una sola parola. | O no? | Se il Signore | avesse fatto almeno | un accenno al bere, «con paura | e tremore». | Ma Lui non l’ha fatto, vero? | Pásek, | portamene un’altra! (Guardiacaccia, atto 2, quadro IV°)
  • Due gambe e un bastone | o un qualche appoggio: | ecco i miei tre punti di sostegno. | Tre punti che assicurano la mia posizione | eretta. (Maestro di scuola, atto 2, quadro V°)
  • È stato tanto tempo fa. | Poi tutto finì. | I suoi occhi erano come un lago | dal fondo azzurrino, | ma ancora più profondo | ancora più profondo | fu il suo perverso tradimento: | come il melmoso fondo d’un lago. | Col garzone d’un macellaio! | E hanno sospettato di me! (Parroco, atto 2, quadro V°)
  • Ora i cacciatori attraversano i boschi; | s’uno è assorto nei suoi pensieri, | viene facilmente colpito. (Volpe maschio , atto 2, quadro VI°)
  • Una volta | – a pensarlo mi viene la pelle d’oca – | m’han colta in flagrante! | Ma una volpe sa come badare a se stessa! E io | l’ho fatto! | So come tirar fuori la lingua. | M’hanno picchiata! | Ci ho rimesso la punta della coda. | Il forestiero m’ha minacciato: | «Aspetta, | ti ucciderò! – | Quando sarà morta, | le strapperò la sua lingua ingorda. | E tu, moglie mia, avrai | una veste di pelliccia, degna d’una contessa». | «Non ti vergogni, vecchio, | a torturare un animale? | (Volpe maschio la fissa con crescente stupore.) Se mi picchierai ancora, | mi difenderò. | Sei così spilorcio | da lesinarmi un brandello di carne? | Tu hai di tutto a sufficienza, | e io niente. | Non sono una mendicante, | quindi mi prendo un boccone. | Picchiami se vuoi! | Picchiami se vuoi! | Ma poi verrà la volta tua!» | E quello mi picchiava. | (strillando) «Tiranno! | Avrai quel che ti meriti!» | Si mise a vacillare | come un albero abbattuto: io scappai via. | Da allora sono di nuovo un animale. | La foresta era più oscura della notte, | ma mi sentivo libera! (Bystrouška atto 2, quadro VI°)
  • Non sono un impostore, | un volpe maschio bugiardo... | Parlo come sento, | qui e ora. | Amo la tua anima, | non il tuo corpo. | Non scuotere la testa! | Vedrai, mia Bystrouška, vedrai: | su di te in futuro | scriveranno opere e romanzi. | Vieni qui: smettila di fuggirmi! | Vieni, siediti accanto a me! (Volpe maschio , atto 2, quadro VI°)
  • Una volpe corre per i boschi | con un sacco di patate; | corri, leprotto, seguila, | rubale il pepe! | Una volpe corre per i boschi | con un sacco di patate; | un riccio la rincorre, | vuole strapparle il sacco. (Volpacchiotti, atto 3, quadro VII°)
  • Picchiata e uccisa | solo perché sono una volpe! (Bystrouška, atto 3, quadro VII°)
  • Ho seguìto le tracce della volpe | e ho trovato deserta la sua tana. | Dunque, maestro, | avrai la tua lingua | essiccata di volpe. | Sai che la lingua essiccata di volpe rende invisibili, vero? | E la mia vecchia avrà il suo manicotto. | Vedrai, maestro, | ti tornerà buona | quando corteggerai ancora i girasoli. (Guardiacaccia, atto 3, quadro VIII°)
  • È una fiaba o è tutto vero? | Fiaba o verità? | Quanti anni son trascorsi | da quando due giovani son passati da qui, | Lei era come un giovane abete. | Lui come una cupa foresta? | E raccoglievamo funghi, | li calpestavamo, | li schiacciavamo, | perché... | l’amore ci aveva accecati. | Ma molte volte | coglievamo baci: | quanti baci coglievamo! | Era il giorno dopo le nostre nozze. | Mio Dio, | era il giorno dopo le nostre nozze. (Guardiacaccia, atto 3, quadro IX°)
  • Sono felice | quando il sole brilla nella sera... | Come appare splendida la foresta! | Quando le ninfe del bosco, | coperte di vesti leggere, | torneranno alle loro sedi estive, | insieme torneranno maggio e amore! | Ci saluteranno | versando lacrime di gioia | al nuovo incontro! | Riverseranno ancora | dolce felicità in migliaia di fiori: | nelle primule, nelle violette, negli anemoni. | Ogni creatura passerà | oltre a capo chino | e capirà che una soprannaturale beatitudine | è sopraggiunta nella vita. (Guardiacaccia, atto 3, quadro IX°)

CitazioniModifica

  • Lapák: Di notte io canto canzoni malinconiche. | Le compongo io stesso. | Ma il vecchio, al solito, mi picchia appena mi sente. | Oh! Io canto, eppure non so che sia l’amore!
    Bystrouška: Neanch’io ho esperienza in amore. | Ma ho sentito un paio di cosette dagli storni che nidificavano sopra la nostra tana. | Non fanno che litigare e battersi in ogni momento. | Si rinfacciano azioni orribili, | immorali e sconce, | le scappate, sulla cima dei faggi | del vecchio storno, donnaiolo sfrontato, | E un giorno di sabato, dopo la paga, | intervennero il corvo e il falco | con una bella bastonatura! | I giovani, poi, non erano migliori dei loro vecchi. | Uno aveva un legame colpevole con il cuculo. | Ha imparato a deporre le uova nel nido altrui. | Un altro fu costretto a pagare | gli alimenti alla gazza: un mucchio di noccioline! | E la figlia dello storno, una creatura bruttarella, | sempre sudicia, aveva una relazione con un giovane corvo! (atto primo, quadro II°)
  • Gallo: La signorina volpe usava darci la caccia; | ora non sa su che piede ballare! | Solo perché non depone le uova! | Non sta in un nido! | Deponi le uova, | e ti aiuterò
    Galline: Noi lavoriamo, deponiamo le uova! | Noi lavoriamo, deponiamo le uova! (atto primo, quadro II°)
  • Bystrouška: (scattando) Ehi, sorelle, che razza di capo avete! | Lui vuole solo che soddisfiate la sua lussuria! | E questo esige l’uomo da lui. | (insinuante) Amiche, sorelle, | abolite l’ordine antico! | Create un nuovo mondo | dove avrete la vostra parte | di gioia e felicità!
    Galline: (chiocciando) Senza un gallo?... | Senza un gallo?...
    Bystrouška: A che vi serve un gallo? | Trangugia lui il grano migliore. | Vi chiama solo perché prendiate | poi quel che resta
    Gallo: (andando in collera) Ghiottona, | promette di eliminare l’uomo | per poi meglio divorarci! (atto primo, quadro II°)
  • Maestro di scuola: I signori guardacaccia, dicono, hanno avuto | disavventure peggiori. | Ho sentito che vi siete portata in casa una volpe. | Come va la faccenda?
    Guardiacaccia: (irritato) Non ne voglio sentir parlare. | Mi ha fatto perdere la testa, quella bestiaccia! | Sono contento d’essermene liberato. | Meglio non pensarci più. | Era come una creatura umana. | Quando ci si innamora, | si diventa stupidi. | Guardate il maestro di scuola! | È forse un uomo saggio? | Ora ha passato un asso a me | invece che a voi! (atto secondo, quadro IV°)

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica