La memoria rende liberi

La memoria rende liberi, libro di Liliana Segre e Enrico Mentana del 2015.

CitazioniModifica

  • Mi sistemarono a Obermarschacht, una località sul fiume Elba. Lì vissi mesi di Tregua, la mia importantissima Tregua. Quando ho letto La tregua mi son detta: «Nessuno a parte Primo Levi avrebbe potuto pensare a questo titolo». Solo lui poteva cogliere le sfumature nascoste in questa parola all'apparenza così rassicurante. Fu un periodo molto significativo per me, e credo che nessuno possa capire e condividere le sensazioni che provai in quei mesi, neanche chi ha vissuto le mie stesse esperienze: ognuno di noi, uscito dal campo, affrontò una storia completamente diversa. (p. 94)
  • Le ragioni dietro al mio silenzio erano abbastanza semplici: con certe persone non parli perché sai che non potranno mai capirti, con altri non parli perché sai che hanno già capito tutto (o perché hanno condiviso la tua stessa sorte), con altri ancora non parli perché il passato ti soffoca e vorresti pensare solo al futuro. A pensarci bene, è più semplice trovare ragioni per tacere piuttosto che per parlare. (pp. 122-123)
  • Il mondo era costretto a prendere consapevolezza, a convivere con l'idea che il male esisteva e che era un qualcosa di terreno, di concreto, di incredibilmente plausibile. (p. 124)
  • [Su La vita è bella] Non credo che sia un brutto film, ma per certi versi è orribile: la prima parte è anche carina, un filmetto senza pretese, ma nella seconda è tutto terribilmente falso. Innanzitutto era impossibile tenere nascosto un bambino nel lager: appena sceso dal treno le SS lo avrebbero giudicato inadatto al lavoro e l'avrebbero mandato direttamente al gas. Così come era impensabile che un uomo salutasse con il megafono la moglie rinchiusa nella sezione femminile. Il fatto che poi il protagonista mandasse il figlio a far merenda con i figli dei gerarchi nazisti... L'unica cosa verosimile è che il padre, alla fine, muore. Il film si chiude con il bambino che si salva e ritrova la madre: è un bel finale, un inno alla vita, ma è tutto falso. (p. 125)

BibliografiaModifica