Kenneth Macksey

scrittore e storico britannico

Kenneth John Macksey (1923 – 2005), scrittore e storico britannico.

Montgomery avanza verso il RenoModifica

  • È quasi inevitabile che quando grandi soldati con convinzioni ben radicate devono unire i loro sforzi per conseguire un comune obiettivo, si trovino prima o poi in contrasto – e quando intervengono interessi nazionali le probabilità di disaccordo diventano ancora maggiori. Non c'è dubbio che ogni possibile motivo di malumore interalleato era pronto a palesarsi nell'autunno del 1944 e si può quindi valutare quanto salda fosse questa alleanza dal fatto che la frattura interna non divenne di pubblico dominio sino dopo la battaglia delle Ardenne e non scoppiò che dopo la guerra, quando ogni singolo generale scrisse le proprie memorie. (p. 112)
  • Il feldmaresciallo Montgomery non fu mai disposto ad accettare il punto di vista del generale Eisenhower nella sua qualità di coordinatore dei gruppi d'armate, preferendo invece, anche se un po' ingenuamente, un comando centrale, militare e avulso dalla politica nazionalistica. Poiché Eisenhower giunse tardi al comando supremo e in fretta, la sua autorità su Montgomery e sul generale Bradley si fece sentire con lentezza: il comando a volte sembrava ispirato più da un comitato di persone che da una sola personalità. (p. 112)
  • Qui [sul fronte occidentale, all'inizio del 1945] stavano a sfidare il nemico [le armate anglo-americane] i miseri resti di quello che era stato una volta il grande esercito tedesco: battaglioni di malati cronici, formazioni corazzate male in arnese, paracadutisti fanatici destinati a non lanciarsi mai più: tutti, chi più, chi meno, pronti a morire sul suolo della patria per una causa di cui avevano ormai perso il senso e la chiarezza: tutti combattevano una pietosa battaglia di annientamento, senza speranza, contro un nemico alla cui forza nulla poteva opporsi, nemmeno il sogno di armi segrete la cui fabbricazione si stava esaurendo, man mano che la potenza aerea alleata ne distruggeva le fonti di rifornimento. Da quel momento ogni mattone infranto e ogni vita perduta avevano il valore di un brindisi assurdo alla megalomania di Hitler. (pp. 114-115)
  • Fedele al suo orientamento militare, il feldmaresciallo Montgomery considerava la decisione dei tedeschi di combattere sulla riva occidentale [del Reno] come uno dei loro più gravi errori, e dal punto di vista militare la perdita di 90.000 uomini subita dai tedeschi sul fronte del XXI gruppo d'armate sembra convalidare questa opinione. Tuttavia, lasciando da parte la verità lapalissiana che la Germania avrebbe dovuto chiedere la pace non più tardi del fallimento dell'offensiva delle Ardenne, non c'è dubbio che bisognava tenere la Ruhr fino alla fine – sarebbe stato un errore politico ed economico molto peggiore combattere dall'interno della Ruhr invece che davanti ad essa.
    La vittoria era costata in vite umane al XXI gruppo d'armate 22.934 uomini, di cui 7.300 erano americani, 5.304 canadesi e 10.330 britannici. Questa battaglia segnò l'ultimo scontro frontale fra gli alleati e i tedeschi, i quali erano stati sopraffatti dal numero, ma non superati in tenacia e disperato coraggio. (p. 117)

BibliografiaModifica

  • K. J. Macksey, Montgomery avanza verso il Reno, in Storia della seconda guerra mondiale, diretta da sir Basil Liddell Hart e Barrie Pitt, edizione italiana Rizzoli-Purnell, diretta da Angelo Solmi, Rizzoli editore, Milano, 1967, vol. VI, pp. 112-117.

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