Kálmán Mikszáth

scrittore, giornalista e politico ungherese

Kálmán Mikszáth (1847 – 1910), scrittore, giornalista e politico ungherese.

Citazioni di Kálmán MikszáthModifica

  • Il vetturino aveva per tutto un'osservazione pungente. In un altro piccolo villaggio, esclamò con disprezzo:
    – Anche qui regna solo il ginepro, non un blasone nobiliare!
    In un altro villaggio sospirò discretamente:
    – Oh, mio Dio, che famiglia è questa! Era tanto ricca! Ma la ricchezza se n'è andata così com'era venuta. Ciò che i re avevano donato, è stato ripreso dai re.
    – Come mai?
    – Se lo sono ripreso i re di picche e di fiori![1]

L'ombrello di San PietroModifica

  • [La critica] [...] una strega col muso arcigno e con gli occhi pungenti come un forcone.[2]
  • A Paolo Gregorics la natura diede un viso pieno di lentiggini, e capelli rossi steccoluti. I rossi hanno fama d'esser maligni, e perciò Paolo Gregorics si propose di dimostrare quanto invece egli fosse retto. I proverbi non sono spesso che vecchie pentole usate di generazione in generazione, per comodo o per ignavia; e una di queste pentole l'avrebbe rotta lui. Sarebbe stato buono come un pezzo di pane, docile come il burro che si lascia spalmare tanto sul pane bianco quanto sul bigio. Insomma, si propose d'essere amabile il più possibile, avendo per scopo della sua vita di farsi voler bene.[3]
  • Fare la corte alle sposine è un'unità di misura reale. Né le giovinette inesperte né le zitelle giudicano l'uomo con giusto criterio: le une e le altre cavalcano, per così dire, su bastoni ingannevoli; invece, le sposine lo guardano dall'alto dell'albero della scienza: il peso esatto dell'uomo è quello che risulta sulla bilancia delle donne maritate; le quali, a differenza delle altre due categorie, non sognano più né più s'impazientano.[4]

BibliografiaModifica

  • Kálmán Mikszáth, L'ombrello di San Pietro, traduzione di I. Balla e A. Jeri, Rizzoli (Bur), Milano, 1960, pp. 47-57; in Andrzej Zielinski, Antologia delle letterature polacca-ungherese ceca-slovacca, Fratelli Fabbri Editori, 1970.

NoteModifica

  1. Da Il castello dei Boróth, in Novellieri ungheresi, a cura di Ignazio Balla e Aldo Borgomaneri, Edizioni Alpes, Milano, 1931, p. 8.
  2. Antologia delle letterature polacca-ungherese ceca-slovacca, p. 198.
  3. Antologia delle letterature polacca-ungherese ceca-slovacca, p. 199.
  4. Antologia delle letterature polacca-ungherese ceca-slovacca, p. 201.

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