Joumana Haddad

poetessa, giornalista e traduttrice libanese

Joumana Haddad (1970 – vivente), poetessa e giornalista libanese.

Joumana Haddad nel 2010

Citazioni di Joumana Haddad

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  • Non sono una femminista. Sono una funambola sul filo dell'arte. So che cadrò, ma so che mi risolleverò. Una persona che si arrende al proprio destino è una persona che mi ferisce. Io voglio realizzare i miei sogni.[1]
  • E' il desiderio che fa muovere le montagne. Non la fede.[1]
  • Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi | il desiderio sale e si spande | a volte marea insolente | onda che corre senza fine | nettare che cola goccia a goccia | nettare più ardente che un tormento | inizio che non si compie mai. (da Albero azzurro[2])
  • Quando viaggio in Europa tante donne mi dicono di riconoscersi nelle mie frustrazioni di donna dell'oriente. Questo mi stupisce, si crederebbe che per la donna europea alcune cose appartengano al passato, invece non è così per tutte.[3]
  • Veniamo da una lunga storia di maschilismo, di società patriarcali.[3]
  • [...] lei, per un istante tra le braccia | l'attimo dopo un'ombra lontana, | lei, luce dell'alba, | la cui nudità scorgono solo i ciechi | donna libera, donna in catene, | donna libera, persino dalla libertà, | punto dove l'inferno e il paradiso s'incontrano in pace | desiderio assoluto e voglia di desiderare, | Lilith, albero chinato dal peso dei suoi fiori | Lilith, fulmine all'orlo dell'abisso | Lilith, tenera nella vittoria, potente nella sconfitta, | Lilith, senza certezze, senza bisogni | che parla per tutte le donne, | che vede, senza mai scegliere | che sceglie, senza mai sprecare | Lilith, per tutti gli uomini | pronta a tradire il suo sesso, | pronta a tradire, | Lilith, i cui mille tagli sono più teneri di mille baci. | Lilith, la peccatrice devota, | poeta demone e demone poeta, | trovatela in me, trovatela nei sogni, | trovatela e prendete da lei | quello che desiderate, | prendete ogni cosa, prendete tutto: | Nulla sarà mai abbastanza. (da Seconda origine, in Il ritorno di Lilith, traduzione di Oriana Capezio, illustrazioni di Amine El Bacha, L'Asino d'oro, Roma, 2009, pp.15-16. ISBN ISBN:978-8-6443-035-5)

Non ho peccato abbastanza

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  • Io sono Lilith, la dea delle due notti che torna dall'esilio.
    Io sono Lilith, la donna-destino. Nessun maschio le è mai sfuggito e nessun maschio desidera sfuggirle.
    Io sono le due lune Lilith. Quella nera è completata dalla bianca, perché la mia purezza è la scintilla della depravazione, e la mia astinenza l'inizio del possibile. (da Il ritorno di Lilith)
  • Dal flauto delle due cosce si eleva il mio canto | e dalla mia lussuria sgorgano i fiumi. | Come non potrebbero esserci maree | ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso? (da Il ritorno di Lilith)
  • [...] lei, per un istante tra le braccia | l'attimo dopo un'ombra lontana, | lei, luce dell'alba, | la cui nudità scorgono solo i ciechi | donna libera, donna in catene, | donna libera, persino dalla libertà, | punto dove l'inferno e il paradiso s'incontrano in pace | desiderio assoluto e voglia di desiderare, | Lilith, albero chinato dal peso dei suoi fiori | Lilith, fulmine all'orlo dell'abisso | Lilith, tenera nella vittoria, potente nella sconfitta, | Lilith, senza certezze, senza bisogni | che parla per tutte le donne, | che vede, senza mai scegliere | che sceglie, senza mai sprecare | Lilith, per tutti gli uomini | pronta a tradire il suo sesso, | pronta a tradire, | Lilith, i cui mille tagli sono più teneri di mille baci. | Lilith, la peccatrice devota, | poeta demone e demone poeta, | trovatela in me, trovatela nei sogni, | trovatela e prendete da lei | quello che desiderate, | prendete ogni cosa, prendete tutto: | Nulla sarà mai abbastanza. (da Seconda origine, in Il ritorno di Lilith, traduzione di Oriana Capezio, illustrazioni di Amine El Bacha, L'Asino d'oro, Roma, 2009, p. 16. ISBN ISBN:978-8-6443-035-5)
  • Io sono la leonessa seduttrice e ritorno per coprire i sottomessi di vergogna e per regnare sulla terra. Ritorno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva. (Il ritorno di Lilith)
  • Chi sei, strano ricordo al tatto | e strane radici in fuga | rilassamento oscuro simile alla coltre delle nubi | ed estinzione simile all'essenza dell'essere? (da Il tuo paese, questa notte ardente)
  • Da quel momento sono in cammino. | Indosso una nuvola ogni notte e viaggio. | Solo io mi dico addio | e solo io mi accolgo. (da Quando diventai un frutto)
  • Il desiderio è il mio cammino e la tempesta la mia bussola | in amore non getto l'ancora in nessun posto. (da Quando diventai un frutto)
  • Sono una donna. | Credono che la mia libertà sia loro proprietà | e io glielo lascio credere | e avvengo. (da Sono una donna)

Superman è arabo

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  • Questo mondo (e le donne in esso) non ha bisogno di "uomini d'acciaio" artificiali. Ha bisogno di uomini veri. Sì, uomini veri, con tutte le loro debolezze, insicurezze, passi falsi e punti deboli. Uomini veri senza identità segrete. Uomini veri che non pensano di vedere più lontano di te, sentire più distintamente di te, correre più veloce di te e, cosa più importante di tutte, pensare meglio di te.
  • Tutte le storie hanno un principio. Una storia in apparenza senza fine come questa, deve averne uno memorabile. Be', tutto è cominciato così: come prima cosa dalla confusione è nata la paura. Poi dalla paura è nato Dio. Poi da Dio è nato il concetto di peccato. Poi dal concetto di peccato è nato l'uomo macho. Poi dall'uomo macho è nata la donna docile. Poi dalla donna docile è nata la furtività. Poi dalla furtività sono nate le maschere di difesa. Poi dalle maschere di difesa è nata la guerra dei sessi, e un sacco di altre cose nel mezzo. Infine tutto è ritornato alla confusione.
  • Il miglior libro che potrò mai scrivere | è nascosto da qualche parte | sotto i libri che ho già scritto. | Lo so.
  • Il secondo castigo dei macho è essere macho. Mentre il loro primo castigo è che io e le altre donne (e uomini) come me esistiamo. E siamo destinati a incontrarci almeno una o due volte.
  • L'unica cosa che mi interessa è vivere e scrivere. È quella la mia vera battaglia. La mia vera causa. La mia vera lotta. Vivere e scrivere me stessa senza compromessi, senza lasciarmi comprare, senza accordi sottobanco. Vivere e scrivere me stessa senza veli: nuda come una poesia appena scaturita dal ventre.
  • L'amore è un pesce sfuggente | Ogni volta che pensi di averlo acciuffato | ti scivola via. | E quando finalmente rimane tranquillo nella tua mano, | non concederti un sospiro di sollievo: | vuol dire soltanto | che è morto.
  • Ho sempre creduto che essere messa al bando in una società ipocrita e dalla doppia faccia fosse la cosa migliore che mi potesse capitare. E devo ammettere che ne ho combinate di cose per farlo succedere: ho combattuto per vivere fedele a me stessa e alle mie idee, e non come gli altri avrebbero voluto che fossi.
  • Non credo in Dio perché preferisco essere ammanettata da un amante che da un'illusione.
  • Ne abbiamo abbastanza di questa assurdità. Abbastanza di negoziare noi stessi con gli altri e di imbrogliare il prossimo perché si innamori di noi. Non dovremmo essere contenti di venire trascinati via dal fiume. Dobbiamo nuotarci. Inoltre, io rappresento una sfida per come sono, non perché ho bisogno di essere "convinta" o di "convincere" in qualche stupido gioco. Sono una sfida perché ho bisogno di essere conquistata ogni giorno, non soltanto il primo. Sono una sfida perché, se è difficile acciuffarmi, è ancora più difficile trattenermi.
  • Vorrei creare per noi un mondo parallelo | senza aspettative, senza rimorsi, | senza fantasie inespresse, | senza dubbi nascosti, | e, tuttavia, senza certezze.
  • Un mondo impossibile, | infinito come una poesia mai scritta, | con solo io e te | nudi nelle braccia l'uno dell'altra | aperti alla fame reciproca | come due palme libere, | e il tempo sospeso intorno a noi, | immobile. | Immobile come una gioiosa fotografia in cornice | su una vecchia scrivania di legno.
  • Si dice che il bisogno sia la madre di tutte le invenzioni. Mi domando spesso quanto questa affermazione possa essere vera, pensando a invenzioni come i calzini per i gatti, la colonia al bacon... e il matrimonio.
  • Non voglio un uomo che si costringa a non andare a letto con le altre mentre sta con me. Se sceglie di non farlo, voglio che la cosa sia inevitabile e ineluttabile come un incendio che divora una foresta, non calcolato e razionale come l'acquisto di un'automobile. Voglio che lo scelga perché non potrebbe fare altrimenti, non perché ha paura di "ferirmi", o è terrorizzato all'idea di essere scoperto, e sicuramente non per un obbligo morale, i voti matrimoniali e la pressione dei sensi di colpa.
  • Essere umani significa mettere in discussione ogni cosa, in modo aperto. Significa sapere chi siamo e scegliere una strada non perché obbligati a intraprenderla ma perché siamo stati noi a lastricarla.
  • Ho toccato i quaranta. E allora? Dentro di me sta ancora giocando e ridendo una ragazzina di dodici anni. Non gliene frega un accidente delle rughe. Dei capelli bianchi. Di rompersi le ossa o di avere il cuore spezzato. Non gliene frega un accidente degli inganni, della paura, delle sberle, delle pugnalate e delle cicatrici. È leggera, spontanea come una poesia che deve ancora essere scritta...e non ha intenzione di invecchiare tanto presto.
  • All'inizio fu una parola; una parola che salvò una ragazzina dal soffocamento; una parola che la salvò completamente; la stessa parola che le insegnò a sognare a gridare, nella mente e sulla carta; la stessa parola che ora è tatuata in arabo sul braccio destro della donna che è diventata; la stessa parola che la aiuta a rialzarsi ogni volta che inciampa e cade in ginocchio; la stessa parola che l'attenderà alla fine del viaggio, luminosa come una scoperta infinita. Perché come Éluard, e molti altri nel suo mondo arabo e sulla faccia della Terra, quella ragazzina è soltanto un essere umano che è nato per conoscerti/e per chiamarti/Libertà.
  1. a b Citato in Martino Pillitteri, Joumana Haddad: quando la femminilità araba non è femminista, ilsole24ore.it, 30 giugno 2009.
  2. Riportata sul sito ufficiale JoumanaHaddad.org, traduzione dell'autrice.
  3. a b Dall'intervista di Linda Chiaramonte, Scrivere con le unghie, PaeceReporter.net, 5 giugno 2009.

Bibliografia

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  • AA.VV., Non ho peccato abbastanza: Antologia di poetesse arabe contemporanee, a cura di Valentina Colombo, Oscar Mondadori, Milano, 2007.
  • Joumana Haddad, Superman è arabo. Su Dio, il matrimonio, il machismo e altre invenzioni disastrose, traduzione di Denise Silvestri, Oscar Mondadori, Milano, 2013. ISBN 978-88-04-62607-7

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