John Coltrane

sassofonista e compositore statunitense

John Coltrane (1926 – 1967), sassofonista e compositore jazz statunitense.

John Coltrane nel 1963

Citazioni attribuite a John Coltrane

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  • Ciò che mi attrae di Ravi Shankar è l' aspetto modale della sua musica. Per un certo periodo, all'epoca di Giant Steps, la mia preoccupazione maggiore erano gli accordi, mentre ora è cominciato per me il periodo modale. Se ne suona molta musica modale nel mondo. In Africa per esempio, essa ha un rilievo straordinario, ma verso qualunque altro paese si indirizzi lo sguardo –alla Spagna, alla Scozia, all'India o alla Cina – è sempre questo tipo di musica che si impone all'attenzione. Esiste dunque una base comune. Ed è questo aspetto universale della musica che li interessa e mi attira, fungendo da traguardo.[1]
  • Durante l'anno 1957 sperimentai, per grazia di dio, un risveglio spirituale che doveva condurmi ad una vita più ricca, più piena, più produttiva. A quel tempo, per gratitudine, chiesi umilmente che mi venissero concessi i mezzi ed il privilegio di rendere felici gli altri attraverso la musica. Sento che ciò mi è stato accordato per Sua grazia. Ogni lode a Dio.
During the year 1957, I experienced, by the grace of God, a spiritual awakening which was to lead me to a richer, fuller, more productive life. At that time, in gratitude, I humbly asked to be given the means and privilege to make others happy through music. I feel this has been granted through His grace. All praise to God.[2]
  • Il jazz, se si vuole chiamarlo così, è un'espressione musicale; e questa musica è per me espressione degli ideali più alti. C'è dunque bisogno di fratellanza, e credo che con la fratellanza non ci sarebbe povertà. E con la fratellanza non ci sarebbe nemmeno la guerra.
Jazz... if you want to call it that, to me, is an expression of higher ideals. So, therefore brotherhood is there and I believe with brotherhood there would be no poverty. And so, with brotherhood, there would be no war.[3]
  • Il lavoro con Monk mi portò vicino a un architetto musicale di primissimo ordine. Ogni giorno imparavo da lui qualche cosa per mezzo dei sensi oltre che teoricamente e tecnicamente. Parlavo con Monk di problemi musicali e lui si metteva al piano e mi mostrava le risposte suonando. Io lo guardavo suonare e scoprivo ciò che volevo sapere. E così imparavo anche un sacco di cose per me del tutto nuove.
Working with Monk brought me close to a musical architect of the highest order. I felt I learned from him in every way--through the senses, theoretically, technically. I would talk to Monk about musical problems, and he would sit at the piano and show me the answers just by playing them. I could watch him play and find out the things I wanted to know. Also, I could see a lot of things that I didn't know about at all. [4]
  • Il mio compito di musicista è trasformare gli schemi tradizionali del jazz, rinnovarli e soprattutto migliorarli. In questo senso la musica può essere un mezzo capace di cambiare le idee della gente.[5]
  • L'unica rabbia che posso provare è verso di me, quando non riesco a suonare quello che voglio.[6]
  • Mi piacerebbe dare alla gente qualcosa di simile alla felicità. Scoprire un sistema per far sì che quando voglio che piova, si metta a piovere all'istante. Quando uno dei miei amici è malato, suonargli una certa musica che lo guarisca; e quando è al verde, suonargliene un'altra che gli faccia trovare subito tutti i soldi che gli servono. Ma quali siano questi brani e quale la strada da percorrere per impararli, non lo so. I veri poteri della musica sono ancora ignoti. Essere in grado di controllarli dovrebbe essere, credo, lo scopo di ogni musicista.[7]
  • Non c'è mai fine. Ci sono sempre dei suoni nuovi da immaginare, nuovi sentimenti da sperimentare. E c'è la necessità di purificare sempre più questi sentimenti, questi suoni, per arrivare ad immaginare allo stato puro ciò che abbiamo scoperto. In modo da riuscire a vedere con maggior chiarezza ciò che siamo. Solo così riusciamo a dare a chi ci ascolta l'essenza, il meglio di ciò che siamo.
There is never any end. There are always new sounds to imagine; new feelings to get at. And always, there is the need to keep purifying these feelings and sounds so that we can really see what we've discovered in its pure state. So that we can see more and more clearly what we are. In that way, we can give to those who listen the essence, the best of what we are.[8]
  • Non so esattamente ciò che sto cercando, qualcosa che non è stato ancora suonato. Non so che cosa è. So che lo sentirò nel momento in cui me ne impossesserò, ma anche allora continuerò a cercare.[9]
  • Pharoah Sanders mi aiuta a rimanere in vita, a volte, perché il ritmo che sto sostenendo è fisicamente molto intenso. Sento che mi fa piacere avere questa forza nel gruppo e in qualsiasi altro luogo. Pharoah è molto forte nello spirito e nella volontà, mi capisce queste sono le cose che mi piace avere attorno a me. Nel vecchio gruppo Elvin aveva questa forza. Io devo sempre avere vicino a me qualcuno con questa forza.[10]
  • Prima dell'arrivo di Dolphy nel gruppo mi sentivo a mio agio con un quartetto. Ma quando Eric si è unito a noi, è stato come se la nostra famiglia si fosse arricchita di un nuovo membro. Egli aveva trovato un altro modo di esprimere quelle cose per le quali fino a quel momento noi eravamo riusciti a trovare solo una maniera per esprimerle. Dopo che entrò a far parte della formazione, Dolphy ha ampliato le nostre possibilità e le nostre ambizioni: ha avuto su di noi un effetto estremamente positivo.[11]
  • Quando suonavo con Dizzy non ero cosciente dei miei mezzi. Suonavo secondo dei cliché e cercavo di imparare i pezzi più famosi, così potevo suonare insieme ad altri musicisti.[12]
  • Sono molto felice di poter dedicare tutto il mio tempo alla musica, e sono contento di essere uno di coloro che si sforzano maggiormente di crescere come musicista. Considerando la grande tradizione musicale che abbiamo alle spalle, il lavoro di tanti giganti del passato, del presente, e le promesse di tanti altri che stanno maturando, sento che ci sono tutti i motivi per guardare al futuro con ottimismo.
I'm very happy devoting all my time to music, and I'm glad to be one of the many who are striving for fuller development as musicians. Considering the great heritage in music that we have, the work of giants of the past, the present, and the promise of those who are to come, I feel that we have every reason to face the future optimistically.[4]
  • Sono molto onorato di avere avuto l'opportunità di suonare con Duke Ellington. È stata un'esperienza meravigliosa. Lui aveva posto dei limiti che all'inizio io non avevo colto. Mi sarebbe piaciuto lavorare su altri pezzi, ma poi sono arrivato alla conclusione che difficilmente avremmo potuto suonare con la stessa spontaneità con cui avevamo suonato sino a quel momento.[11]
  • Sotto il profilo tecnico ci sono certe cose che mi piace inserire nei miei assolo. Per farlo devo avere a disposizione il materiale giusto. Funzionale allo swing, ad essere variato. Voglio riprendere vari tipi di musica e inserirli in un contesto jazzistico per suonarli con i miei strumenti. Mi piace la musica orientale e Yusef Lateef è uno che per qualche tempo l' ha utilizzata facendola confluire nel suo modo di suonare. Ornette Coleman suona a volte con un concetto spagnoleggiante, come pure con altri concetti musicali dai profumi esotici. In questi approcci musicali ci sono delle cose alle quali posso attingere per adattarle al modo in cui a me piace suonare.
From a technical viewpoint, I have certain things I'd like to present in my solos. To do this, I have to get the right material. It has to swing, and it has to be varied. (I'm inclined not to be too varied.) I want it to cover as many forms of music as I can put into a jazz context and play on my instruments. I like Eastern music; Yusef Lateef has been using this in his playing for some time. And Ornette Coleman sometimes plays music with a Spanish content as well as other exotic-flavored music. In these approaches there's something I can draw on and use in the way I like to play.[4]
  • Stavo provando a fare qualcosa... C'era qualcosa che volevo fare musicalmente e arrivai alla conclusione che potevo fare due cose: avere un gruppo che suonasse nel modo in cui eravamo soliti suonare, o un gruppo che seguisse la direzione che ora ha preso il mio gruppo. E io potrei unire questi due gruppi seguendo questi concetti.
I was trying to do something... There was a thing I wanted to do in music, see, and I figured I could do two things: I could have a band that played like the way we used to play, and a band that was going in the direction that this, the one I have now is going in – I could combine these two, with these, you know, with these two concepts going.[13]
  • Sul contralto ero stato totalmente influenzato da Bird e mi sentivo sempre inadeguato. Ma sul tenore non c'era nessuno le cui idee fossero così dominanti come quelle di Parker. Tuttavia ho preso qualcosa da tutti quelli che ho ascoltato in quell'epoca, a cominciare da Lester Young, ma tenendo conto anche di musicisti che non hanno mai registrato un disco.[14]
  • Vedete, io ho vissuto per molto tempo nell'oscurità perché mi accontentavo di suonare quello che ci si aspettava da me, senza cercare di aggiungerci qualcosa di mio... Credo che sia stato con Miles Davis, nel 1955, che ho cominciato a rendermi conto che avrei potuto fare qualcosa di più.[15]
  • Voglio essere una forza del bene. In altre parole so che esistono forze del male, forze che arrecano sofferenza agli altri e miseria al mondo, ma io voglio essere una forza opposta. Io voglio essere la forza con la quale fare veramente del bene.
[...] I want to be a force for real good. In other words. I know that there are bad forces, forces that bring suffering to others and misery to the world, but I want to be the opposite force. I want to be the force which is truly for good.[16]
  1. Citato in Frank Tenot, I giganti del jazz, Curcio Editore, fascicolo n. 10.
  2. (EN) Dalle note di copertina scritte da John Coltrane per l'album A Love Supreme (1964); riportate su Albumlinernotes.com.
  3. (EN) Dall'intervista di Frank Kofsky per Pacifica Radio, novembre 1966; citato in Frank Kofsky, Black nationalism and the revolution in music, Pathfinder press, 1970, p. 227.
  4. a b c (EN) Da Coltrane On Coltrane, DownBeat.com, 29 settembre 1960.
  5. Citato in Alberto Rodriguez, John Coltrane – Con il blues nell'anima, Musica Jazz, dicembre 1981.
  6. (EN) Dalle note di copertina dell'album Coltrane's Sound.    Manca la citazione in lingua originale
  7. Citato in Lewis Porter, Blue Trane. La vita e la musica di John Coltrane, traduzione di Adelaide Cioni, Minimum fax, Roma, 2006, pp. 317-18.
  8. (EN) Dalle note di Meditations; citato in John Coltrane and Black America's Quest for Freedom: Spirituality and the Music, a cura di Leonard Brown, Oxford University Press, 2010,p. 105. ISBN 0199779740
  9. (EN) Citato da Frank Kofsky nelle note di copertina scritte per l'album The John Coltrane Quartet Plays.    Manca la citazione in lingua originale
  10. (EN) Citato in Frank Kofsky, Black nationalism and the revolution in music, Pathfinder Press, 1970.    Manca la citazione in lingua originale
  11. a b (EN) Dalle note di copertina dell'album Duke Ellington & John Coltrane.    Manca la citazione in lingua originale
  12. Da Trane On The Track, intervista di Ira Gitler, 16 ottobre 1958; ripubblicata su Down Beat, luglio 1999.    Manca la citazione in lingua originale
  13. (EN) Dall'intervista di Frank Kofsky per Pacifica Radio, novembre 1966; citato in Frank Kofsky, Black nationalism and the revolution in music, Pathfinder Press, 1970, p. 232.
  14. Citato in John Coltrane – con il blues nell'anima di Alberto Rodriquez, Musica Jazz, novembre 1981.
  15. Citato in Francois Postif, John Coltrane: C'est chez Miles Davis, en 1955, que j'ai commencè à prendre conscience de ce que je pouvais faire d'autre, gennaio 1962; citato in Arrigo Polillo, Jazz – La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, Mondatori, 1975.
  16. (EN) Citato in Nicholas Louis Baham III, The Coltrane Church: Apostles of Sound, Agents of Social Justice, McFarland, 2015, p. 185. ISBN 1476619220

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